Tutte le riforme del PNRR

Pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione, concorrenza, settoriali. Non soltanto investimenti, le riforme costituiscono una parte importante del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
VITO VACCA
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Il Regolamento europeo RRF (Recovery and Resiliece Facility) richiede agli Stati membri di attivare una serie di riforme connesse agli interventi del Piano; pertanto, il PNRR italiano prevede quattro tipologie di riforme: orizzontali (2), abilitanti (2), settoriali (almeno 6), di accompagnamento (3).

Le riforme orizzontali riguardano la Pubblica Amministrazione e la Giustizia.

La Riforma della Pubblica Amministrazione prevista nel Piano insiste su quattro linee di intervento: 1) miglioramento dei meccanismi di selezione del personale; 2) semplificazione delle procedure e dei processi; 3) investimenti in capitale umano; 4) rafforzamento della digitalizzazione. 

Combinate assieme queste azioni delineano una strategia incentrata sul ricambio generazionale dei dipendenti pubblici, degli strumenti a loro disposizione e del modo di interfacciarsi all’interno della PA e con l’utenza (digitalizzazione). 

Queste azioni potranno avere un importante effetto sui rapporti che la PA avrà con i cittadini e le imprese e sui tempi e sulle condizioni in cui si svolgono le attività imprenditoriali e la vita quotidiana. 

Le evidenze empiriche sottolineano lo stretto legame che intercorre tra l’efficienza della PA e la produttività del sistema economico; in sintesi, tale legame fa sì che la qualità delle amministrazioni pubbliche sia correlata positivamente alle prestazioni delle imprese e alla crescita economica. 

Le ragioni di questa connessione sono molteplici. Ad esempio, il settore pubblico svolge un ruolo essenziale nella ricerca di base attraverso le università e i centri di ricerca. Una PA efficiente garantisce un miglioramento delle capacità professionali dei lavoratori attraverso il sistema di istruzione. 

La riforma avrà un immediato impatto diretto sui costi affrontati dalle imprese per l’avvio di nuove attività e, più in generale, su tutti i costi burocratici che vengono sostenuti dagli imprenditori nell’ambito della regolamentazione dei mercati. 

Pertanto, la riforma della PA è innestata nel modello di sviluppo previsto attraverso tre canali: a) un impatto diretto sulla produttività generale; b) una riduzione dei costi legati alla burocrazia per le imprese; c) un miglioramento del capitale umano, ovvero della produttività aggregata del lavoro. 

Maggiori informazioni sulla Riforma della PA sono disponibili in un precedente articolo.

Le misure che il Piano introduce per la Riforma della Giustizia sono rivolte ad accrescere l’efficienza del sistema nel suo complesso e a ridurre i tempi dei processi. A questo scopo le tre principali linee di intervento della riforma mirano a: 1) completare il progetto dell’Ufficio del processo, struttura a supporto del magistrato nella fase “conoscitiva” della causa; 2) rafforzare la capacità amministrativa attraverso investimenti sul capitale umano; 3) potenziare le infrastrutture digitali a supporto del sistema giudiziario. 

L’idea di fondo per l’innesto della riforma all’interno del modello di intervento è che la maggiore efficienza del sistema giudiziario abbia due effetti sull’economia: il primo è rendere i mercati maggiormente contendibili e quindi aumentare la facilità di entrata di altre imprese; il secondo è ridurre l’incertezza sui futuri rendimenti del capitale, migliorare le condizioni di finanziamento per famiglie e imprese, stimolare maggiori investimenti, interni e dall’estero. 

Sulla base di un recente studio della Banca d’Italia, basato su dati aggregati a livello delle imprese, l’insieme degli effetti di una Riforma della Giustizia può essere simulato attraverso la relazione che intercorre tra la durata dei processi e la produttività del sistema economico. 

Lo studio mostra come la riduzione nella durata dei processi pari a circa il 15 per cento, intercorsa tra il 2008 e il 2016 a seguito di una serie di innovazioni introdotte da diversi provvedimenti legislativi, abbia innescato un miglioramento della produttività totale dei fattori (TFP) pari allo 0,5 per cento. 

Alla luce di tale risultato si ipotizza che le nuove iniziative di riforma del settore giudiziario possano avere effetti addizionali della stessa portata di quelli sopra descritti, gradualmente e su un orizzonte di cinque anni dal momento della loro implementazione. 

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Il PNRR prevede anche due riforme abilitanti, che riguardano la Semplificazione e la Concorrenza.

La Riforma della Semplificazione: l’eccesso di leggi e la loro scarsa chiarezza ostacolano la vita dei cittadini e frenano le iniziative economiche; la semplificazione normativa è intervento riformatore essenziale per favorire la crescita del Paese e supporta trasversalmente tutte e sei le Missioni del PNRR. 

Negli ultimi decenni in Italia sono state sperimentate politiche di semplificazione normativa, che hanno avuto effetti solo parziali in termini di rimozione di vincoli e oneri, per due ordini di ragioni: a) il progressivo impoverimento di risorse finanziarie, umane e strumentali che ha indebolito la capacità amministrativa della PA; b) l’adozione di misure di semplificazione legislativa non accompagnate dai necessari interventi di carattere organizzativo.

Il Piano offre l’opportunità di superare i limiti fino a oggi incontrati nell’azione di semplificazione normativa, agendo contestualmente sul versante dell’organizzazione e della digitalizzazione della PA con il necessario sforzo di investimento. 

Le riforme di semplificazione e razionalizzazione della legislazione previste dal PNRR potranno contribuire alla realizzazione degli investimenti e delle riforme, entro i tempi e con le modalità previsti dal Piano, e a innovare l’ordinamento a regime.

La Riforma della Concorrenza, prevede che le misure considerate in quest’ambito siano rivolte ad accrescere il grado di concorrenza nei mercati al fine di favorire maggiori investimenti e maggiore competitività tra le imprese. Attrarre investimenti e rendere i mercati più concorrenziali significa innanzitutto mettere le imprese in condizione di competere in termini di qualità dei prodotti, ma anche in termini di costi, spesso motivo rilevante di delocalizzazione. 

Un secondo effetto è incentivare la creazione di nuove imprese grazie a un ambiente economico più attrattivo; il grado di concorrenza può essere sinteticamente misurato dall’Indice di Regolamentazione del Mercato dei Prodotti (PMR) sviluppato dall’OCSE. 

Sulla base di questo indicatore, l’Italia ha una qualità della regolamentazione in linea con la media dei Paesi OCSE, ma risulta meno competitiva se confrontata con Spagna e Germania, due dei principali concorrenti del Paese sui mercati. Miglioramenti del PMR, ossia maggiori livelli di concorrenza, sono correlati a una più efficiente allocazione delle risorse, minori margini di profitto (prezzi più bassi per i prodotti consumati dalle famiglie) e maggiori investimenti.

All’interno delle singole Missioni del Piano sono contenute le Riforme settoriali, ossia le misure consistenti in innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche, destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali. Ad esempio, e senza pretesa di esaustività: le procedure per l’approvazione di progetti su fonti rinnovabili, la normativa di sicurezza per l’utilizzo dell’idrogeno, la legge quadro sulla disabilità, la riforma della non autosufficienza, il piano strategico per la lotta al lavoro sommerso, i servizi sanitari di prossimità.

Il PNRR prevede anche le Riforme di Accompagnamento all’attuazione, con misure che concorrono a realizzare gli obiettivi di equità sociale e miglioramento della competitività del sistema produttivo già indicate nelle “Country Specific Recommendations” rivolte al nostro Paese dall’Unione Europea, riguardano la riforma fiscale, la riforma degli ammortizzatori sociali e del salario minimo. 

In Italia si parla di Riforma fiscale da molti anni ed è stata inserita nel PNRR come una “tra le azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare anche grazie alle risorse europee”. 

In questo ambito si inserisce la “possibile revisione dell’Irpef, con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo e di ridurre gradualmente il carico fiscale, preservando la progressività; sarebbe in tal modo incentivata la tax compliance e potrebbe essere sostenuta la partecipazione al lavoro delle donne e dei giovani”; un intervento corposo riguarda “l’introduzione dell’assegno unico universale per le famiglie con figli”.

Un altro intervento in sospeso da anni è la Riforma degli ammortizzatori sociali (già in precedenza era stato avviato un tavolo di consultazioni): il nuovo tentativo previsto nel Piano “punta ad allargare la platea delle aziende e dei lavoratori ammessi ai trattamenti di Cassa integrazione guadagni, in modo da costruire una rete di protezione più estesa, inclusiva e resistente alle crisi congiunturali”.

A completare la revisione degli ammortizzatori sociali è prevista “l’introduzione del salario minimo legale per i lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva nazionale”; il proposito è quello di garantire “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto ed idonea ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa”.

Tutte le riforme del PNRR ultima modifica: 2021-06-29T11:00:54+02:00 da VITO VACCA
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