Il G20 economia e finanza in una Venezia militarizzata

Governanti e banchieri discuteranno di finanza globale nel fortino dell’Arsenale, mentre un ”movimento di movimenti” porterà in città le ragioni della cura, dell’inclusione sociale, della lotta al cambiamento climatico.
MARIO SANTI
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La presidenza del G20 tocca quest’anno all’Italia. “Nel corso dell’anno di Presidenza italiana del G20, si terranno numerosi incontri istituzionali (appuntamenti ministeriali e Vertice Finale) ed eventi speciali dedicati ai grandi temi dell’agenda globale. Ad esempio, la tutela della salute e la sostenibilità ambientale, la ricerca e l’innovazione, il women’s empowerment, la lotta alla corruzione.” 

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Il nostro paese, che ha ormai nel turismo la sua prima industria, ha pensato di non concentrare tutte le sessioni di lavoro in un’unica sede, ma di portare i “grandi del mondo” in giro per molte città, in modo che possano riportare nei rispettivi paesi una cartolina più completa… Trieste, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Sorrento, Brindisi, Matera, Catania, Cagliari sono le sedi prescelte, uno spot sulla varietà delle occasioni che si possono trovare nel “bel paese”, che da fine maggio ai primi di ottobre sarà la sede (itinerante) di questo gran circo mediatico, con la sintesi finale nella tappa conclusiva di Roma. 

Ma che cos’è il G20? È un organismo che, a differenza dell’ONU, non ha uno statuto interno, né compiti istituzionali precisi ed è privo di “legittimità democratica”. Si tratta di un consesso informale che riunisce i 19 stati più industrializzati (Stati Uniti, Cina, India, Russia, Germania, Arabia Saudita, Brasile, Argentina, Messico, Turchia, Australia, Canada, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Gran Bretagna, Francia, Italia, Sudafrica) più l’Unione Europa. I governanti di questi paesi s’incontrano periodicamente per cercare di coordinare le sorti dell’economia mondiale 

Questi paesi rappresentano circa il 60 per cento della popolazione mondiale, oltre l’80 per cento del Pil del pianeta, i due terzi del commercio globale e sono responsabili dell’85 per cento delle emissioni di gas climalterante.

La sua presidenza è retta a turno dai paesi membri. 

Quest’anno tocca all’Italia ed è stato scelto l’enfatico titolo delle “3P”: “People, Planet, Prosperity” (con l’astuzia di sostituire – per l’ultima “P” – l’usuale “Profit” con un più accattivante “Prosperity”).

Dopo aver discusso di cultura e turismo (e poi di salute con il Global Health Summit tra i ministri della sanità) a Roma in maggio, poi in giugno di lavoro e istruzione a Catania, di esteri e sviluppo a Matera e di assistenza umanitaria a Brindisi, tra il 7 e l’11 luglio la ”fiera” si sposterà a Venezia, per parlare di economia e finanza. 

Le eventualità e le caratteristiche di una ripresa dell’economia dopo la pandemia e il ruolo che la finanza avrà nel guidarla sono fattori che segneranno profondamente la “ripartenza” (o meno) per ognuno di noi. 

Il G20 si svolgerà negli spazi dell’Arsenale, occupandone parte delle tese (i magazzini e le fabbriche della Serenissima) di proprietà comunale e delle aree della Marina militare. Saranno presenti circa trecento tra ministri, governatori delle banche e il loro seguito, per 63 delegazioni complessive.

Si prevedono eccezionali misure di scurezza, con l’arrivo di 1.500 agenti, mentre dal 7 ll’11 luglio tra rii e canali off limits saranno spostate 450 barche e deviate le linee dei vaporetti che transitano in zona. Si prevede una “zona gialla” nella quale i residenti, ma anche i turisti che soggiornano nelle strutture presenti in quelle calli, potranno muoversi solo previa esibizione di un pass del quale verranno dotati.

Immagine che contiene mappa

Descrizione generata automaticamente

Sulla stampa locale si trovano rifermenti agli argomenti che saranno discussi:

La riunione del G20 si concentrerà principalmente sulle strategie di uscita dalla crisi globale causata dalla pandemia, ma affronterà anche i temi del cambiamento climatico e di produzioni. Sul sito del vertice è già stato pubblicato il programma con il calendario degli incontri. Si apre con il ”Global forum on Productivity“ (il forum globale sulla produttività) promosso dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e che occuperà i primi due giorni di incontri, l’8 e il 9 luglio, quando però è in calendario anche il simposio sull’International Taxation (tassazione internazionale) chiamato tra l’altro a confrontarsi sulla proposta di introdurre, quale misura globale contro il generale impoverimento e indebitamento da Covid, imposta del 15 per cento sui profitti delle grandi multinazionali a livello globale sui cui la comunità internazionale è al momento ancora divisa. Sempre venerdì 9 inizierà l’evento principale del vertice e cioè l’incontro dei ministri dell’Economia e dei governatori delle Banche centrali. L’11 la chiusura del G20 con la conferenza sul clima.

Al di là di queste parole, impalpabili nella loro generalità, c’è chi ritiene i paesi del G20 responsabili di contraddizioni e violenze che le scelte finanziarie esercitano sulle nostre vite. 

Perché a Venezia si incontrano gli artefici delle politiche economiche che hanno portato non soltanto allo smantellamento del welfare e della sanità pubblica (le cui conseguenze sono drammaticamente venute alla luce nell’affrontare la pandemia), ma anche a un impoverimento della popolazione, alla precarizzazione di lavoratori e lavoratrici, allo sfruttamento del lavoro riproduttivo, all’estrazione di valore dalla natura, alla definizione di zone di sacrificio, alla discriminazione dei corpi razzializzati. 

A sostenerlo è un fronte molto largo e composito, che si è conosciuto e sta mettendosi insieme rispettando e valorizzando le differenze tra soggetti diversi. È stato avviato per tempo un lavoro comune in molte direzioni e si sta arrivando a una ricchezza e articolazione che costituiscono in sé un dato sociale e politico di grande rilevanza. 

Per darsi un primo momento di verifica e coordinamento e portare a sistema il lavoro, trecento rappresentanti (in gran parte giovani) di associazioni e movimenti si sono dati appuntamento per domenica 20 giugno in un luogo che sta a segnare in modo incontrovertibile la sua natura massimamente aperta, inclusiva, non violenta: i locali della parrocchia della CITA a Marghera. 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, persone sedute, persone in piedi e spazio al chiuso

C’erano i movimenti che si oppongono all’economia predatoria e sostengono i conflitti ambientali e sociali che vanno verso una società della cura e non del profitto e si battono perciò contro politiche economiche che hanno portato, tra l’altro, allo smantellamento del welfare e della sanità pubblica, con le evidenti conseguenze nell’anno appena trascorso. 

Venivano dal veneziano e dal Veneto, ma anche da altre situazioni, che c’erano in quanto si sentono coinvolte. Dai romani che stanno preparando un intervento sulle sessioni conclusive del G20 ai milanesi, ai valsusini che vivono sulla loro pelle le contraddizioni dello sviluppo estrattivista e sono stati capaci di bloccarne l’azione con un felice connubio tra conflitto e consenso (delle popolazioni). 

Ed è proprio questo “felice connubio” il dato che a mio avviso dovrà dare il segno anche alle giornate del G20 veneziano. Che puntano a costruire le più larghe convergenze necessarie a frenare le cattive politiche imposte dall’alto e rilanciare quelle buone costruite in modo partecipato, col protagonismo di tutte e tutti. 

Da questo punto di vista è significativo il nome che questo “movimento di movimenti” si è dato: “We are the tide. You are only G(20)” (sull’omonima piattaforma informatica i lettori troveranno le informazioni sulla crescita e lo sviluppo della mobilitazione).

Anche senza i mezzi (finanziari, organizzativi, politici e mediatici) dei governi e delle economie dominanti, chi subisce i danni della finanza e delle economie predatorie è in grado di vincere. Perché è “la marea” e i potenti sono pochi. E anche perché le economie predatorie ed estrattiviste non sono in grado di risolvere problemi che il “loro” modello di sviluppo ha provocato: la pandemia e l’accentuato innalzamento del livello dei mari (e gli altri problemi fuori controllo indotti dal cambiamento climatico) lo dimostrano. Siamo nella Venezia dell’aqua granda 2.0 e nel Veneto della tempesta Vaia. E non ci potrebbe essere sede migliore per dimostrare l’insostenibilità di lungo periodo del modello dominante.

 

La domanda – da porre non al vertice, che non ha né la capacità né la volontà di ascoltare, ma ai popoli, che sanno parlarsi e ascoltare e stanno imparando a farsi sentire – è come far sì che dal capitalismo, che mercifica ogni cosa, si passi a economie “umane”, solidali e trasformative, che permettono di prendersi cura di sé, degli altri, del pianeta.

Il programma delle “giornate di luglio” è in evoluzione (e la pagina Fb di We are the tide. You are only (g)20 consente di valutarne gli aggiornamenti in tempo reale). 

La “piattaforma” articola le proposte su tre macroaree: reddito, welfare, beni comuni.

Viene innanzitutto proposto un reddito universale incondizionato per tutte e tutti, per uscire dal ricatto del lavoro sfruttato e sottopagato, per una ripartenza che non sia strumento di arricchimento per pochi sulle spalle di tanti.

La rimessa al centro dei beni comuni e delle comunità si impone per evitare che vite e territori vengano sacrificati sull’altare del profitto. Serve rimettere in discussione cosa viene prodotto, come viene prodotto, dove viene prodotto e quanto viene prodotto; è necessario rivedere l’idea stessa di lavoro, come strumento utile a sé, agli altri e ai territori, in una logica di cura comune.

Bisogna arrestare la privatizzazione del welfare e dei servizi e ottenere invece il potenziamento del welfare e delle forme di cura, in forma pubblica e comunitaria

Ma un “mondo nuovo” non può nascere senza che si affrontino le principali contraddizioni che quello “vecchio” ci ha lasciato in eredità, in primo luogo su ambiente, clima, territorio.

Il cambiamento climatico impone e rende non più rinviabile un cambio di paradigma e di prospettive, con il superamento della logica delle grandi opere, dell’inquinamento legato a un sistema di produzione e consumo insostenibile ed estrattivista, della finanziarizzazione della crisi climatica. Oggi lo scontro tra capitale e lavoro è drammaticamente sostituito da quello tra capitale e vita e ambiente.

Fondamentale risulta anche far emergere l’elemento del debito, specialmente legato alle politiche come Recovery Fund e PNRR, come elemento che ricadrà su di noi, magari dopo aver sostenuto progetti che estraggono profitto dalle nostre vite e devastano i nostri territori.

La prospettiva opposta è quella che affronta la transizione ecologica nella prospettiva dell’“omnia sunt communia” e della gestione comunitaria dei beni comuni.

In primo luogo, con una lotta alla crisi climatica che sappia incidere sulle contraddizioni locali, agire localmente e pensare in modo sistemico e globale.

In secondo luogo, facendo i conti con la questione del transfemminismo: il nuovo mondo non può assumere come fondativa la norma eteropatriarcale su cui il vecchio si fonda e si riproduce.

Oggi la violenza maschile contro le donne e la violenza omolesbobitransofoba sono strutturali e pervasive. Durante la pandemia, donne e persone LGBTQIA+ si sono ritrovate costrette all’interno delle mura domestiche assieme a persone abusanti, mentre l’assurda vicenda della legge Zan dimostra come il Parlamento non riesca ad approvare una legge di tutela.

Non si possono prevedere, coma fai il PNRR, misure che si limitino a favorire l’imprenditoria femminile, incentivando un’uscita individuale e competitiva dalla crisi. Senza che nessuna tutela collettiva o socialmente orientata venga prevista per le oltre 90 mila lavoratrici che nel 2020 hanno perso il lavoro in Italia, anche a causa della necessità di conciliare la cura del nucleo familiare. E lo sblocco dei licenziamenti sicuramente non potrà che peggiorare la situazione…

In una conferenza stampa svoltasi a Rialto, in campo San Bortolo, venerdì 2 giugno sono state presentate le iniziative che verranno messe in campo dalla piattaforma We are the tide uno spazio politico non proprietario costituitosi ad aprile e di cui fanno parte movimenti, centri sociali, associazioni, strutture del cattolicesimo sociale e sindacati di base, uniti nella proposta di organizzare un appuntamento pubblico di contestazione del G20 veneziano e a cui hanno aderito numerose realtà da tutta Italia.

Lo scopo è isolare i 20 “potenti”, rappresentanti di un sistema che produce – e si riproduce su – diseguaglianze e discriminazioni, sommergendoli metaforicamente con la forza della “marea”. Quella costituita dalle comunità di cura solidali e resistenti, in modo che nessuna e nessuno sia lasciata o lasciato indietro. Che nessuna e nessuno si salvi da sola o da solo.

Per questo il 9 e il 10 luglio a Venezia si terranno alcune iniziative di contestazione. 

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Venerdì 9 luglio un dibattito (programmato alle ore 18:30, c/o S.a.L.E Docks, Dorsoduro 265, Venezia) si articolerà lungo gli assi di ragionamento affrontati dalla piattaforma, con il titolo “La vita a valore. Lotte sociali, ecologiche, transfemministe contro la finanziarizzazione della vita”. Partecipano: Andrea Fumagalli (Università di Pavia, Effimera); Federica Giardini (Università “Roma Tre”); Alioune Badara Diop (Fiom); Simone Ogno (ReCommon); Paola Canonico (Assemblea antispecista).

Sabato 10 luglio, in occasione della chiusura dei lavori del tavolo del G20, è stata lanciata una grande manifestazione pubblica sulla riva delle Zattere, luogo simbolo della resistenza della città, in cui provare a costruire anche una lunga catena umana fino a punta della dogana. La manifestazione accoglierà in modo plurale e inclusivo i temi, le performance e le pratiche di tutte le realtà che hanno aderito alla piattaforma We are the tide. You are only G (20).

Venezia da anni è vittima dell’estrattivismo finanziario legato alla distruzione di un’economia plurale in favore della monocultura turistica. Oggi, che questo modello è stato almeno in parte fermato da pandemia e conseguenze del cambiamento climatico, da Venezia è necessario saper dimostrare al mondo che un’alternativa è possibile. Nella città militarizzata si darà voce e forma a un’alternativa dal basso, che parta dalle rivendicazioni di chi da anni (in tutto il mondo) subisce queste scelte. La risposta deve essere all’altezza della violenza delle politiche finanziarie globali. L’appello è rivolto non a una manciata di ministri e governatori delle banche, ma ai “resistenti di tutto il mondo”.

Non a caso all’inizio gli organizzatori avevano ragionato anche su un altro titolo per la kermesse, cui poi è stato preferito quello in inglese, chiaro in tutto il mondo. Era il veneziano “NO G vinti”: “vinti” in veneziano significa venti, che stava a significare anche che non si voleva presentarsi come “sconfitti”. 

Vorrei concludere con un invito alla partecipazione, con un piccolo esempio che fa capire come l’alternativa, le economie trasformative, sono molto più vicine e praticabili di quanto pensiamo, e che non tutto è comunque deciso a livello globale dalla finanza tossica. Mi riferisco a un settore così fondamentale da essere chiamato, nella classificazione della attività economiche, “primario” (perché consente la vita).

Lo “sviluppo” ha portato a un’agricoltura intensiva meccanizzata i cui contributi chimici (in termini di diserbanti e concimi) stanno isterilendo il terreno e che, con allevamenti intensivi e azzeramento della biodiversità, è all’origine della pandemia. La pesca impoverisce mari e oceani con un prelievo abnorme che rischia di esaurire le riserve ittiche.

Ma stanno sempre più sviluppandosi le pratiche biologiche di produzione e distribuzione di cibo che attraverso l’azione di produttori consapevoli, gruppi di acquisto solidali (capaci di scegliere allevamenti e pescatori sostenibili), di comunità di sostegno all’agricoltura, di circuiti di distribuzione equi e solidali mettono in discussione l’agricoltura industrializzata e chimica in favore di un’altra agricoltura, attenta alla fertilità del terreno, al reddito dei produttori, alla salute degli utilizzatori. Chi partecipa a un gruppo di acquisto sostenibile sa che non ci vuole molto, sono solo indispensabili un ragionamento e un po’ di impegno… Se si vuole cambiare, bisogna metterci qualcosa di proprio.

Non dimentichiamo l’appello a non chiamarsi fuori che Fabrizio De André ci ha lasciato con la Canzone del maggio:

Verremo ancora alle vostre porte
E grideremo ancora più forte
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti.

Il G20 economia e finanza in una Venezia militarizzata ultima modifica: 2021-07-02T13:57:44+02:00 da MARIO SANTI
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