Calcio latino? Muscoli nordici?

Saranno due semifinali entusiasmanti, quelle che andranno in scena martedì (Italia-Spagna) e mercoledì sera (Imghilterra-Danimarca) a Wembley.
ROBERTO BERTONI
Condividi
PDF

Saranno due semifinali entusiasmanti, quelle che andranno in scena martedì e mercoledì sera a Wembley, in un’Inghilterra minata dalla variante Delta del Coronavirus ma mai così presente e protagonista nel contesto europeo. Il paradosso è che, almeno a livello calcistico, dopo la Brexit i sudditi di Sua Maestà hanno assunto una centralità insperata e quasi tirannica, trasformando la bellezza indiscussa del loro campionato in una sorta di egemonia continentale che conduce le loro squadre a dominare sia in Champions che in Europa League e adesso anche a livello di Nazionale. Incredibile ma vero, hanno un portiere, Pickford, che non sarà Banks o Shilton ma para, a differenza dei campioni di papere cui abbiamo assistito per decenni. E che dire dei vari Kane, Sterling, Maguire, Mount e di tutte le altre frecce presenti nella faretra di un commissario tecnico, Southgate, che è stato un discreto difensore e non pretende di essere un inventore di calcio: gli basta, pragmaticamente, essere un vincente.

D’accordo che l’Ucraina, all’Olimpico, ha alzato bandiera bianca fin da subito; fatto sta che i leoni inglesi hanno dominato dall’inizio alla fine, imponendosi con un rotondo 4 a 0 ed esibendo un gioco pratico, efficace e volto a esaltare la coesione di una squadra in cui le individualità non hanno problemi a porsi al servizio del collettivo, trasformando dei grandi solisti in un’orchestra che finora ha segnato il giusto e non ha subito nemmeno un gol.

Bisognerà vedere se hanno la grinta e l’esperienza necessarie per arrivare fino in fondo, ma di sicuro la spensieratezza con cui giocano può costituire un’arma in più. Occhio, tuttavia, a questa Danimarca. Non sarà la Danimarca dei Laudrup che vinse, a sorpresa, nel ’92, ma quando hai visto un tuo compagno di squadra a un passo dalla morte, lo hai soccorso, gli sei stato vicino e hai deciso di giocare per lui, con il suo cuore che batte per tutti, in quel momento ogni pronostico può essere sovvertito. Il calcio, infatti, non ha nulla di razionale: è emozione pura, si basa su episodi e, specie in un torneo così breve, programmare è impossibile. In campionato, di norma, vince la più forte o comunque la più coesa. In tornei del genere sbocciano spesso compagini che nessuno avrebbe previsto, giocatori che magari sono gli eroi di un’estate, protagonisti inaspettati che riempiono le nostre notti di meraviglia. La Danimarca è questo e, comunque vada, il suo Europeo lo ha già vinto, salvando la vita a Eriksen e onorandone la battaglia più importante dando tutto partita dopo partita.

L’Inghilterra è favorita e avrà dalla sua il pubblico di Wembley ma la Danimarca ha qualcosa che nessun altro possiede: un compagno per cui vincere, e questo significa molto.

Venendo all’altra semifinale, la Spagna non è più quella maramalda e invincibile del quadriennio magico 2008-2012, coinciso con gli anni d’oro del Barcellona di Guardiola e con la rivoluzione riuscita del Real Madrid di Mourinho, costretto a subire la momentanea dittatura degli arcirivali ma comunque abile nel rinnovarsi e nell’acquistare alcuni dei fuoriclasse che tuttora ne innervano la spina dorsale. È una squadra operaia, con giocatori che provengono per lo più da formazioni minori o, comunque, non abituati a stare sotto i riflettori. Non c’è nessun madridista e anche il Barcellona, a dire il vero, non è poi così rappresentato. Il che costituisce un’incognita e potrebbe pesare nei momenti cruciali, quando magari l’esperienza di un Sergio Ramos, sia pur a mezzo servizio, sarebbe potuta risultare decisiva.

Fatto sta che, senza squilli di tomba, i ragazzi di Luis Enrique sono arrivati in semifinale e non intendono fermarsi. E qui veniamo a noi, all’Italia che Mancini ha risollevato dalle macerie. Per assurdo, mentre tutti giocano all’italiana, con difesa, contropiede, pochi gol subiti e persino una discreta dose di catenaccio, noi ci siamo spagnolizzati, fra palleggio a centrocampo, azioni spettacolari, tiri a giro e una coralità di gioco che non si vedeva dai tempi del primo Lippi. Per tingere d’azzurro questi Europei ci vorranno molti fattori e la sorte dovrà essere dalla nostra fino alla fine. Ciò premesso, la vera stella dell’Italia è l’Italia stessa, un gruppo compatto come non mai, unito e determinato a vincere, consapevole di essere all’inizio di un ciclo e dotato di quella leggerezza calviniana che potrebbe regalarci grandi soddisfazioni, ora e, più che mai, in futuro. Sarà, dunque, un trionfo del calcio latino o dei muscoli nordici? Entro una settimana conosceremo il verdetto.

Nelle immagini gli azzurri si allenano Coverciano in vista della semifinale con la Spagna [da Twitter Nazionale Italiana @Vivo_Azzurro]

Calcio latino? Muscoli nordici? ultima modifica: 2021-07-05T17:13:08+02:00 da ROBERTO BERTONI

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento