Nidi e nodi

scritto da FRANCO MIRACCO
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Partiamo dalle parole pronunciate da Alberto Sonino nel corso di un’intervista di sicuro resasi necessaria a seguito dell’improvvida rimozione di nidi di rondini, avvenuta di recente in un capannone nell’isola della Certosa. Difficile capire se le rondini sappiano distinguere tra il rimuovere piuttosto che il distruggere oppure il disturbare il loro delicatissimo nidificare. Per fortuna, c’è una legge con un testo e uno spirito che sembrerebbero essere stati ignorati da chi dispone della Certosa, ma che le rondini dovrebbero imparare a urlare:

Le rondini, i loro nidi, le uova e i nidiacei sono protetti dalla legge n. 157/92 e dall’articolo 635 del codice penale, che ne vieta l’uccisione e la distruzione.

C’è chi sostiene che in casi del genere ben presto – una volta fatte controvoglia le prime scuse – la colpa non si sa più di chi sia. Gli operai al lavoro per i preparativi della sfilata di moda o di chissà che altro? Qualcuno che si è incazzato per essere stato lordato dallo “schitar” degli uccelli in va e vieni attorno ai nidi? Qualche sbrigativo incaricato della casa Saint Laurent? C’è chi sostiene invece che la responsabilità dell’accaduto sia innanzitutto di Alberto Sonino, al comando da anni della società Vento di Venezia (non c’è dubbio, un nome accattivante) e che “governa” in convenzione l’isola della Certosa. Altrimenti lo dica lo stesso Sonino: chi è stato? Sennò tra gli ornitologi chiamati dal Vento di Venezia, le indagini di questo e di quello e i giudici e gli avvocati, ignoti resteranno gli ostili ai nidiaci. Giovanni Pascoli: sembravano ninnare i loro nidiaci. Le rondini s’intende. 

Ma veniamo all’intervista di Sonino, presentato come “amministratore unico di Vento di Venezia”. Nulla da eccepire sul principio di “una convenzione di partenariato pubblico-privato”. In buona sostanza, la convenzione prevede interventi di risanamento ambientale e il consentire attività economiche a sostegno dei progetti portati avanti dal Vento di Venezia. Il caso della Certosa, da recuperare e rigenerare, è iniziato con una prima convenzione nel 2004, successivamente potenziata nel 2009 da una seconda convenzione. Di qui uno “strano” iter che Sonino in quell’intervista spiega così:

L’estensione della convenzione è avvenuta a fronte di un aumento di oneri che Vento di Venezia si accolla, tra cui le bonifiche ambientali. Una volta la Certosa era ben diversa da oggi, che è accessibile a tutti.

Vero, la Certosa era un’isola abbandonata e degradata. Da ragazzi la attraversavamo senza sostarvi più di tanto. Subito in barca verso Sant’Erasmo o le Vignole o Torcello, eccetera. Piuttosto: cosa significa quell’accessibile a tutti, quando la Certosa sembrerebbe invece puntare a un obiettivo simile, in un certo qual modo, a quei nidi extralusso ed esclusivi presenti lungo le coste di molti mari? E qui, a proposito di bonifiche ambientali, lasciamo ad altri le amare ironie sui nidi di rondini distrutti o rimossi… Comunque, ci sono altri due punti più che interessanti nell’intervista di Sonino.

Dice l’amministratore di Vento di Venezia:

Nel 2011 il Comune ha chiesto allo Stato la proprietà dell’isola in base al cosiddetto federalismo demaniale e ha sottoposto un programma di valorizzazione, ancora al vaglio del tavolo tecnico. Per questo non è ancora avvenuto il trasferimento al Comune. Ma se oggi Vento di Venezia opera per conto del Comune su un terreno dello Stato, nulla vieta che domani si operi su un terreno che potrebbe diventare del Comune.

Dunque, ma non c’è in tutto questo un’aria di pasticcio burocratico-tecnico-politico? Il Comune di Venezia fa delle convenzioni con Vento di Venezia fin dal 2004 e si attivano così progetti e attività su di una proprietà dello Stato destinata a diventare del Comune di Venezia, che però dal 2011 non sblocca “un programma di valorizzazione ancora al vaglio del tavolo tecnico”.

Ma da allora sono passati dieci anni? A chi conviene un ritardo omerico, ovvero lungo come la guerra di Troia? Ecco perché nidi e nodi, nodi che sembrerebbero assai difficili da sbrogliare. L’altro punto dell’intervista che, oimé, aiuta poco le buone intenzioni più volte dichiarate da Alberto Sonino. Un modello procedurale da seguire sarebbe forse quello avvenuto a Punta della Dogana con la Fondazione Pinault? Caro Sonino, lasci perdere quel caso vergognoso in cui uno straordinario patrimonio storico di Venezia da bene comune, che era, è stato trasformato in bene privatissimo. Forse ricorderà anche lei che il signor Pinault si era impegnato a realizzare in Punta della Dogana un grande museo d’arte moderna e contemporanea. Dov’è quel museo che fu proposto mediante una pubblica gara voluta e organizzata dal Comune di Venezia? Si tenga lontano il Vento di Venezia da Punta della Dogana, dove transitano opere e autori generalmente transitati o transitabili nella casa d’asta Christie’s, della holding Artemis. E il sottoscritto transitando per la popolarissima Wikipedia si è divertito abbastanza dopo aver letto che il signor Pinault

è il fondatore della holding Artemis e di PPR, oggi gruppo Kering, che comprende brand di lusso come Gucci, Balenciaga e Yves Saint Laurent.

In tal modo, dai nodi si ritorna ai nidi di Saint Laurent, o di Sonino? Meglio sarebbe dire i nidi di Cristina Romieri e Andrea Zanoni che hanno civilissimamente sollevato il caso nidi rimossi o distrutti o molestati, eccetera. Zanoni, consigliere Pd in Regione del Veneto, ha commentato con queste parole l’episodio:

Dalle immagini sembra si tratti di nidi di ballerine bianche, rondini balestrucci e piccioni torraioli. Trovo aberrante che ancora oggi ci sia gente che non si faccia alcuno scrupolo nell’agire così. Eppure è di dominio pubblico, lo sanno anche i bambini, che i nidi e il loro contenuto sono protetti dalla legge sulla tutela della fauna selvatica, considerata patrimonio indisponibile dello Stato.

Patrimonio indisponibile dello Stato, una nozione del tutto ignorata dai sindaci che hanno amministrato Venezia dagli anni novanta a oggi. 

E a dire che tra le sante leggende legate alle origini di Venezia va ricordata quella del vescovo Magno, in cui gli uccelli sono protagonisti e fondatori di chiese lì “dove era comenzata una città in aqua a fabricar chiamata Venetia”. Chiese tra le più importanti. Per esempio, stando alle visioni di San Magno, è l’Angelo Raffaele che dice “nel luogo dove troverai raunati uccelli cantanti ivi sarà aptissimo luoco al tempio mio”. Oppure, sono i dodici apostoli che indicano al santissimo vescovo il luogo per la chiesa dei Santi Apostoli: lì dove troverai dodici gru. Anche con uccelli e gru fu fondata Venezia, e lo diciamo per dimenticare ancora una volta la truffa sciocca dei 1600 anni.

D’altra parte, nella post-rinascimentale e barocca Piazza universale di tutte le professioni del mondo di Tomaso Garzoni, edita a Venezia nel 1626, si legge qualcosa che sicuramente piacerà a Romieri e Zanoni. Alla voce cacciatori Garzoni scrive:

Questa professione è da molte parti notata come di vana fatica, di studio inutile, di piacere infelice e tragico, di crudeltà iniqua, d’esercitio di uomini pessimi.

Una citazione che non riguarda affatto la svogliata noncuranza di quanto colpevolmente compiuto alla Certosa, ma che aiuta a conoscere il lato migliore e fantastico della storia di Venezia. 

Nidi e nodi ultima modifica: 2021-07-05T22:12:33+02:00 da FRANCO MIRACCO

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