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È “solo” un sondaggio, quello del “Sole” che piazza Brugnaro al secondo posto nella classifica di gradimento dei sindaci, con un aumento del quasi otto per cento rispetto al voto del 2020. È “solo” un sondaggio, ma conviene tenerne conto.
GIOVANNI LEONE
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Sondare deriva dal latino sub-undare che sta per “andare sotto le onde”. Si può sondare nel profondo con strumenti sofisticati come il sonar oppure restare appena sotto la superficie, come fanno i sondaggi, discutibili perché variabili ma comunque utili perché danno modo di riflettere e indagare, segnano la posizione e indicano la tendenza, accorpano nel presente l’esito del passato e il sentore di futuro. È bene tenerne conto, avendo cura di non sopravvallutarli, o sottovalutarli. I sondaggi danno modo di immergerci sotto la superficie, in un luogo sottile e senza corpo che separa e unisce, spazio instabile e in moto perpetuo anche quando appare immobile perché percorso da correnti di pensiero e increspato dal vento degli umori.

In quella superficie bifronte ci rispecchiamo comunque: sia che da sotto l’acqua guardiamo in alto sia che dall’alto si guardi verso l’acqua resa impenetrabile dal riflesso del cielo. Cosa c’è sotto alla superficie delle acque lagunari agitate dal moto ondoso? La crisi della politica e il permanere di una tendenza dominante pop, come dimostra il rilevamento pubblicato dal Sole 24 ore con la classifica degli amministratori più apprezzati. Unico, semplice e diretto il quesito proposto: “Le chiedo un giudizio complessivo sull’operato del presidente (o del sindaco). Se domani ci fossero le elezioni regionali (o comunali) lei voterebbe a favore o contro l’attuale sindaco/presidente?”

Al di là delle valutazioni in dettaglio su singoli casi, c’è un dato politico che non può essere liquidato per via dell’alea tipica del sondaggio e riguarda il Veneto e Venezia, con il presidente della Regione Zaia e il sindaco Brugnaro al vertice della classifica: veneti e veneziani sono evidentemente soddisfatti di loro. La valutazione sui decimali (con la leggera flessione di Zaia rispetto alla percentuale elettorale del 20-21 settembre del 76,79 per cento) è insignificante: il presidente della Regione è passato indenne dalla bufera Covid-19 la cui sovraesposizione sembra avergli giovato al punto da mettere in secondo piano i dubbi sulla seconda ondata e gli errori strategici di percorso. Zaia mantiene infatti la posizione più alta sul podio con il 74 per cento, a oltre dieci punti di distanza dal presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini (sessanta per cento). 

Brugnaro sta al secondo posto dietro al sindaco di Bari Antonio Decaro (che mantiene la prima posizione con un gradimento del 66,3 per cento) ma è tuttavia al primo posto in quanto a incremento del gradimento rispetto al momento della sua rielezione meno di un anno fa: con il 7,9 per cento ha abbondantemente recuperato quei punti che aveva perso in campagna elettorale. I veneziani manifestano una soddisfazione crescente per il sindaco rieletto meno di un anno fa, è un risultato che va riconosciuto senza se e senza ma.

È semplicistico affermare che Venezia e il Veneto siano del centrodestra: sono pop! Zaia respinge paragoni con il Veneto democristiano della balena bianca ma di fatto è riuscito a intercettare quell’elettorato veneto tipicamente moderato, correndo sul doppio binario del radicamento nel territorio e della rivendicazione di autonomia, eredità della Liga Veneta in abito istituzionale. Zaia è vincente anche perché appare moderato abbassando i toni rispetto alle roboanti dichiarazioni di guerra della Lega di Salvini, che preferisce spendersi sulla ribalta nazionale.

Di contro, il rilancio sul tavolo da gioco della politica dal piano locale a quello nazionale sembra invece avere giovato a Brugnaro, sostenuto ancora dai sondaggi. Con questo salto di qualità si cerca di raggiungere un doppio risultato: valorizzare la rendita di posizione personale e promuovere un “squadra” costretta fino a7 oggi non in secondo piano ma sullo sfondo, a meno del delfino sindaco Simone Venturini, portato in palmo di mano, con l’intenzione di costruire un nuovo protagonismo.

Sul piano del metodo sembra avergli giovato la riduzione degli spazi di democrazia in una città dove non si muove foglia che il sindaco non voglia e dove le municipalità sono ridotte a simulacro di amministrazione decentrata private come sono delle deleghe, dove il dibattito in consiglio comunale è svilito dai ridottissimi tempi concessi agli interventi dei consiglieri a fronte del diritto di replica per gli amministratori senza limiti di tempo, pagano la gestione clientelare e i rapporti diretti, che tagliano fuori chiunque non sia allineato. 

Marco Marin, Luigi Brugnaro, Giovanni Toti, Gaetano Quaglieriello all’ingresso del Quirinale, 21 giugno 2021

Tutto ciò ha messo all’angolo della protesta l’opposizione, a cui non resta altro che contestare singoli provvedimenti dell’amministrazione comunale senza riuscire a toccare palla e elaborare una proposta valida per il medio e lungo termine. Manca una visione unitaria e coerente della prospettiva della città-laguna, agguerrito l’impegno dei militanti ma con scarsi risultati, a denotare distanza e smarrito radicamento. Inadeguata la forza della rappresentanza parlamentare, indebolita dalle divisioni e dalla competizione tra soggetti politici (persone e partiti) che antepone l’affermazione personale al bene comune. Nonostante gli sforzi di coordinamento, la politica è annichilita dalla divisione in rivoli che si affannano a farsi fiume in piena e accogliere nel proprio alveo tutta l’acqua.

Le scandalose vicende messe in evidenza da Report, la presa di posizione dell’Unesco, le dure critiche piovute dalla stampa internazionale non riescono ad aprire nella popolazione veneziana quella breccia che si è aperta nell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Fa eccezione la questione grandi navi con il successo del comitato “NO Grandi Navi” che ha il merito di aver dato risonanza a una battaglia sacrosanta e che per questo ha successo in città e all’estero. Il comitato ha avuto l’abilità di tenere salda la barra del timone sulla questione delle navi e di lavorare sui fattori unificanti più che sulle posizioni divisive. Nell’insieme del panorama veneziano la pletora di comitati e associazioni (nati su temi specifici ma che finiscono per occuparsi di opposizione tout court) non ha saputo proporre un’alternativa capace di risultare credibile alla maggioranza della popolazione, ed è questa la città reale con cui bisogna fare i conti più che la comunità ideale di riferimento. 

L’attivismo del sindaco paga. Rivendica il risanamento del bilancio, si è speso per rilanciare l’economia ripristinando lo status quo ante-crisi riaprendo la stagione turistica con il salone nautico e poi con la mostra della Biennale Architettura. Per sostenere l’attività crocieristica vuole allontanare le grandi navi dal bacino di San Marco per rimuoverle dalla vista: per evitare un danno d’immagine internazionale che penalizzerebbe l’attività turistica, non perché le grandi navi portino danni ambientali irreversibili alla laguna. Infine, ha dato grande importanza al vertice del G20 che fa risaltare la destinazione d’uso scenografica di Venezia e difficilmente porterà investimenti, vantaggi e aiuti concreti per la città. 

Il problema (politico) sta nel perpetuarsi di una concezione autoritaria della politica come pensiero unico che ratifica la sconfitta della politica come ascolto, confronto, pluralità, dialogo di maggioranza e minoranza, ricerca di sintesi. Il concetto di efficacia è subordinato alla conquista del consenso, non ad avviare un’inversione di tendenza la cui necessità è ormai universalmente riconosciuta.

La politica dovrebbe essere capace di alzare lo sguardo e guidarci nel cammino, passo dopo passo, invece si ostina a guardare indietro nonostante i fastidiosi effetti di un torcicollo che si sta facendo cronico. Qualcuno si affida al fatalismo confidando nella nuova stagione che verrà, ma in politica le stagioni non arrivano da sé né hanno i requisiti di alternanza tipici delle stagioni naturali: le stagioni politiche vanno costruite.

Popstar ultima modifica: 2021-07-06T14:23:52+02:00 da GIOVANNI LEONE

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1 commento

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Giampietro Pizzo 6 Luglio 2021 a 15:39

Concordo, Giovanni: l’alternativa a Brugnaro va costruita, giorno dopo giorno. Ma quello che manca tra le forze di opposizione a Brugnaro è un progetto credibile, reale e praticabile. Troppa frammentazione, troppa auto-referenzialità. Le forze di opposizione che siedono in consiglio comunale soffrono di due concomitanti caratteristiche: singole personalità senza radicamento e senza più veri partiti popolari a sostenerle; vecchi esponenti che vivono di rendita di passate stagioni. Occorrerebbe un grande bagno di umiltà da parte di tutti; occorrerebbe il coraggio di rinnovare nel profondo pratiche e metodi nel fare politica. Brugnaro, da buon parvenu, non ha passato né blasoni a cui rendere conto: risponde pragmaticamente ai diversi interessi e così costruisce consenso. Un consenso senza progetto, certo, perché senza visione né sostenibilità, ma nel presente la sua offerta politica paga. Dall’altra parte, nulla. Il civismo, che poteva e potrebbe essere una risposta forte e seria, continua a essere ostacolato dal narcisismo di pochi e dalle posizioni di rendita di chi si è mestamente asserragliato dentro le poche e malridotte casematte di quelli che un tempo erano grandi e radicati partiti popolari. Se questo è il punto più basso – quasi il grado zero della politica -, non resta che ripartire, ma avendo in testa che bisogna saper dare risposte vere ai bisogni delle persone, con una capacità di proporre e praticare seriamente un nuovo modello di sviluppo locale. Le questioni di un’economia alternativa al turismo, il futuro del porto mercantile, gli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali strategiche, il sostegno alle imprese, sono alcuni dei banchi di prova su cui misurarsi. Tutti temi purtroppo assenti dall’agenda di chi interpreta oggi il ruolo di opposizione all’attuale sindaco.

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