Ddl Zan. I numeri

La coalizione che ha votato il testo alla Camera non ha chiaramente i voti per farlo passare al Senato. Ecco perché alcuni invocano un compromesso.
MATTEO ANGELI
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Dopo mesi di ostruzionismo, il 13 luglio comincerà in Senato la discussione sul ddl Zan. È quanto deciso martedì dai capigruppo di maggioranza. Seguirà il voto, che promette fin da ora di essere al cardiopalma. Non solo perché la coalizione che approvò il testo alla Camera è sfilacciata. I principali sostenitori del “sì” – M5S, Partito democratico, Italia Viva e Leu – non hanno i numeri per spuntarla da soli in Senato e potranno farcela solo grazie a un apporto esterno. 

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Partiamo proprio dai numeri: i Cinque Stelle contano su 75 senatori, il Pd su 38, Italia Viva su 17 e Leu su 6, per un totale di 136 voti a favore. A essere contro: La Lega con 64 senatori, Forza Italia che ne conta 51 e Fratelli d’Italia che ne ha 20. Il tutto fa: 135 senatori. Ma ci sono ancora 50 senatori in gioco e per ottenere la maggioranza assoluta – necessaria per l’approvazione della legge – ci vogliono 161 voti.

Dei 50 senatori restanti, 8 siedono nel gruppo per le Autonomie (dove convivono ad esempio la presidente Julia Unterberger – Svp, che dovrebbe votare a favore, e Pier Ferdinando Casini, probabile contrario), 46 nel gruppo misto (dove siedono i sei senatori di Leu, Emma Bonino – unica senatrice di +Europa, ma anche i 7 senatori di Idea-Cambiamo, formazione politica di Giovanni Toti e Gaetano Quagliariello, schierata per il “no”) e due senatori a vita non appartenenti a gruppi. 

Secondo i pronostici, nel gruppo misto – dove si trovano molti ex Cinque stelle – una trentina di senatori dovrebbe optare per il “sì”. Nel gruppo per le Autonomie, almeno tre dovrebbero invece essere i contrari. 

Certo, potrebbero esserci delle defezioni nei ranghi di Forza Italia. La senatrice azzurra Barbara Masini ha ad esempio già annunciato che sosterrà il provvedimento in arrivo a Palazzo Madama, in opposizione alla linea del partito. Ma lo stesso potrebbe succedere all’interno della coalizione del “sì”. Nel Pd, dopo il tentativo d’ingerenza della Santa Sede di due settimane fa, l’ala cattolica ribolle. Per i Cinque stelle, Conte è notoriamente refrattario e i contiani in questo senso sono l’osservato speciale. Soprattutto se si ci sarà uno scrutinio segreto, cosa molto probabile, dato che basta la richiesta di venti senatori per adottare questo tipo di votazione. 

Fonte: senato.it

La questione non è quindi se ci saranno dei “franchi tiratori”, ma quanti essi saranno. È quello che il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, sostiene da giorni e, numeri alla mano, sembra avere ragione. Leggi di questo tipo si adottano anche “facendo di conto” in aula, ha sostenuto l’ex premier. Per questo nelle ultime settimane la formazione renziana ha cercato un compromesso, improvvisandosi pontiere con il centrodestra. 

Tre sono le principali proposte di emendamento di Italia Viva. La prima: modificare l’articolo 1, sostituendo il tanto contestato concetto d’“identità di genere” con discriminazioni “fondate sull’omofobia e la transfobia”. Due termini che, a detta di chi sostiene il testo così com’è, non sono in grado di coprire completamente l’ampio spettro della diversità Lgbtiq. 

Viene poi chiesto di eliminare l’articolo 4, secondo il quale “sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. “La libertà di pensiero e di espressione sono già tutelate dalla nostra costituzione, non può essere degradata in una legge ordinaria”, è la tesi d’Italia Viva.

Infine, all’articolo 7 – quello che quello che istituisce una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­sfobia, Italia Viva propone di aggiungere la dicitura “nel rispetto della piena autonomia scolastica”, al fine di tranquillizzare chi a destra teme che quella che chiamano erroneamente “ideologia del gender” venga insegnata nelle scuole. 

Pd e Cinque stelle tirano dritto, dicendo che Renzi con i suoi emendamenti vuole affossare il testo, e il 13 luglio cercheranno di fare approvare la versione attuale della proposta, così com’è passata a Montecitorio. Il leader d’Italia Viva risponde muovendo la stessa accusa ai due alleati di governo, in uno scarica barile preventivo che non annuncia nulla di buono.

In ogni caso, i renziani promettono che non chiederanno un voto segreto e che sosterranno il testo anche se questo non sarà modificato. Ma sono impegni difficili da verificare: in uno scrutino segreto è impossibile definire con esattezza chi ha votato come. 

Un compromesso è meglio che nessuna legge, sostiene Renzi. Questo è vero soprattutto quando dall’altra parte c’è effettivamente la volontà di venire a patti. Purtroppo, in Italia come altrove, la questione dei diritti Lgbtiq è preda di una pericolosa polarizzazione, che vede strumentalizzazioni da entrambi i lati della politica. Un tema che dovrebbe poter contare su un consenso trasversale è diventato così la bandierina di una certa parte e il bersaglio preferito dell’altra. Scardinare questa logica è fondamentale, per questa battaglia e soprattutto per quelle a venire.

Ddl Zan. I numeri ultima modifica: 2021-07-08T09:16:37+02:00 da MATTEO ANGELI

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