Il fattore Wembley

L’unico stadio in cui i Leoni inglesi abbiano vinto un titolo, la Coppa Rimet del ’66 contro la Germania Ovest. Ma conterà pure il grande cuore degli italiani, determinati a riscattarsi dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018 e a dedicare l’eventuale vittoria a Leonardo Spinazzola.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Quindici anni fa il vascello corsaro di Lippi, partito fra lo scetticismo di tutti, con le tossine di Calciopoli disseminate ovunque, vinse a Berlino contro ogni pronostico. Ventiquattro anni dopo la Nazionale di Bearzot, anch’essa partita fra mille dubbi e con critiche atroci, in particolare alla scelta di puntare su Paolo Rossi, reduce da due anni di squalifica a causa del Calcioscommesse, tornammo sul tetto del mondo. Adesso, nove anni dopo la drammatica finale di Kiev, persa per 0 a 4 con la Spagna più forte di sempre, torniamo a disputare una finale degli Europei, con la speranza di poter sconfiggere i sedicenti maestri inglesi, inventori del calcio e parecchio spocchiosi nella rivendicazione dei propri meriti.

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Sarà una finale importante. Non sappiamo ancora se sarà anche bella, ma probabilmente sì: per la qualità degli interpreti e per il percorso compiuto da entrambe le squadre, benché gli Azzurri abbiano impressionato maggiormente, vinto meglio il loro girone e mostrato, a tratti, un calcio spettacolare. Due compagini solide, senza dubbio, due formazioni imprevedibili e con difese d’acciaio, al punto che l’unica rete incassata da Pickford è stata quella segnata mercoledì sera dal danese Damsgaard grazie a un magistrale calcio di punizione. L’Italia ha subito qualche gol in più, ma va anche detto che ha affrontato rivali ben più ostiche, a cominciare dal Belgio e dalla Spagna, essendo approdata nella parte peggiore del tabellone.

Molto domenica conterà il fattore Wembley, l’unico stadio in cui i Leoni inglesi abbiano vinto un titolo, la Coppa Rimet del ’66 contro la Germania Ovest, ma conterà pure il grande cuore degli italiani, determinati a riscattarsi dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018 e a dedicare l’eventuale vittoria a Leonardo Spinazzola, infortunatosi in maniera grave contro il Belgio, ma anche a un paese provato da un anno e mezzo di sofferenze. Un paese che ha voglia di vita, di gioia, di abbracciarsi, di scendere in piazza, di gridare e di essere felici.

Poi svanirà tutto, torneremo a litigare, a dividerci, a soffrire, forse persino a piangere, ma se siamo qui a ricordare quella notte di luglio di quindici anni fa, se abbiamo seguito i ragazzi di Mancini in quasi venti milioni, se siamo qui a trepidare tutti insieme, al di là di ogni divisione che a breve, come detto, tornerà a materializzarsi, è perché vogliamo sentire nuovamente quell’effimera ebbrezza. Facciamoli azzurri questi Europei, così come quella notte di quindici anni fa a Berlino tingemmo dei nostri colori i Mondiali. Prendiamoci per mano, crediamo in noi stessi e ricordiamoci che accanto a Mancini, sulla panchina italiana, c’è un signore che si chiama Vialli, in lotta contro un tumore piuttosto violento e invasivo ma fortemente intenzionato a sconfiggerlo e a far trionfare la vita. L’Italia è anche questo e, con tutto il rispetto per la rosa, per gli ingaggi e per il valore degli inglesi, vale più di ogni merito sportivo. 

P.S. I veri simboli di questi Europei non saranno in finale perché sono stati sconfitti un centimetro prima. Fatto sta che Luis Enrique che, dopo aver perso ai rigori, per giunta giocando assai meglio di noi, si dice innamorato dell’Italia e nostro primo tifoso domenica, e Simon Kjaer, il capitano che ha salvato la vita a Eriksen e crudelmente ha condannato i suoi con un autogol del tutto fortuito a favore degli inglesi, rimarranno nella memoria collettiva come i giganti che sono. Luis Enrique ha perso la figlioletta a soli nove anni, sconfitta da un tumore alle ossa, e nonostante questo ha trovato la forza di rialzarsi, tornare in panchina e condurre la Spagna verso il futuro. Kjaer ha dimostrato al mondo cosa voglia dire essere capitani, dentro e fuori dal campo. Il resto, chiunque vinca in finale, viene dopo.

Il fattore Wembley ultima modifica: 2021-07-09T18:02:57+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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