Voglia di leggerezza

ANTON EMILIO KROGH
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Penso che del Covid non se ne può più! Credo che a ognuno di noi, al di là delle singole posizioni e linea di pensiero venga letteralmente il vomito solo a parlarne. La pessima comunicazione della politica e quella ancora peggiore della scienza non hanno aiutato e ci hanno gettato tutti in una sorta di sconforto oltre che repulsione generale per l’argomento. Io se vedo in televisione un virologo cambio immediatamente canale nauseato dal loro parlarsi addosso, dall’assoluta banalità dei loro consigli e frammentarietà delle loro informazioni.

Per non parlare dei libri sfornati come pagnotte calde, che fanno ritenere le giornate dei virologhi composte da almeno 50 ore e non dalle classiche 24 di noi poveri comuni mortali. E i politici, Dio ce ne scampi: vaccini sì vaccini no, variante sì variante no, mascherina sì mascherina no, terza dose sì terza dose no, nuove restrizioni sì nuove restrizioni no. Tutti in eterna campagna elettorale e bieca propaganda. Nessuno escluso. L’importante è non capire come stanno realmente le cose. Perché diciamocela tutta: nessuno ha capito nulla e più passa il tempo più ci si sente parte di un gregge senza cane pastore, e quel che è peggio senza neanche il pastore. Sul mondo incombe una cappa di pesantezza che mai come prima si era percepita così forte.

Orietta Berti. Nell’immagine d’apertura Raffaella Carrà

E riflettevo seduto in treno, luogo dove i pensieri “montano” come la panna delle migliori pasticcerie siciliane, che su questo disastro tutto Italiano che poi è lo specchio del disastro del mondo due donne, entrambe di 78 anni, si sono prese la scena assoluta anche se per motivi molto diversi. Da un mese nessuno di noi è indenne dal motivetto-tormentone della Oriettona nazionale, icona indiscussa da sempre della leggerezza italica e nazionalpopolare, mentre la fine di Raffaella Carrà ha risvegliato in tutto il paese un affetto e un amore incondizionati che forse non sapevamo neanche di avere per un’artista che ha donato tantissimo, soprattutto in termini di “arte” straripante, leggerezza e allegria.

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Abbiamo bisogno di leggerezza e la “leggerezza” sembra avere abbandonato il mondo. Forse non è un caso che una canzone gioiosa e un doloroso addio siano legati da un filo neanche troppo sottile.

Sono pensieri di un viaggiatore, panna montata, prendeteli con leggerezza.

P. S. Leggo in queste ore sui social commenti sarcastici o di disappunto per il troppo parlare e omaggiare Raffaella Carrà. Credo si debba fare un’analisi più approfondita. La Carrà non è stata solo una famosa donna di spettacolo. Raffaella Carrà è stata la Televisione, quella del boom economico, del bianco e nero diventato colore, ha sdoganato stereotipi e sfondato muri di ipocrisia. Ha rappresentato moltissimo per l’Italia e il suo costume, tutto sempre con un velo di leggerezza e un sorriso che hanno conquistato tutti, trasversalmente, al di là di gusti musicali o televisivi, di idee politiche o linee di pensiero. Difficilissimo trovare qualcuno che non l’amasse. Cosa invece molto comune per tutti i personaggi famosi: troverete gente che non ama Mina e la Vanoni e la Cuccarini e non tollera Pippo Baudo, ma la Carrà sotto sotto era amata da tutti. Avete mai sentito nella vostra vita qualcuno che dicesse: “Che palle la Carrà, quanto non la sopporto! Se la vedo cambio sempre canale”. Siate sinceri. E invece quante volte l’abbiamo sentito o ce lo diciamo di altri personaggi o icone televisive e musicali che hanno venduto milioni di dischi e che magari avevano o hanno un talento molto più grande della Raffa nazionale.
Ho citato Mina e Baudo solo per fare dei nomi ma se ne potrebbero fare tantissimi: tutti bravissimi, famosissimi, talentuosissimi, ma come tutti gli “umani“ soggetti alla simpatia o antipatia del pubblico, ad amore o a odio e ad altre mille emozioni. Lei era come fosse al di sopra di tutto, la sua dolce evanescenza non poteva non fartela amare. Al massimo indifferente per i più freddi e un tantino snob. Ma non sopportarla, MAI! La leggerezza delle sue canzoni è stata e continuerà a essere terapia di vita per milioni di persone. Quel “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù” con la mossa a scatto con la testa continueremo a cantarla e a ballarla fin quando la Terra girerà su se stessa. E se parte il Tuca Tuca anche un’ameba darà un segno di vita. E allora se pensiamo davvero a chi è stata Raffaella Carrà, forse tutto questo tributo non risulterà esagerato.
E ringraziamola per esserci stata e averci donato tanto.

Voglia di leggerezza ultima modifica: 2021-07-09T18:30:26+02:00 da ANTON EMILIO KROGH

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