Cuba. Biden e i “falchi”

In campagna elettorale aveva promesso che avrebbe cambiato politica verso l’Avana rispetto all'epoca di Trump. L’embargo invece prosegue, mentre i leader del fronte anticubano incitano la Casa Bianca a sferrare il colpo di grazia.
JOHN JAY DEER
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La domenica della rivolta cubana coglie impreparata l’amministrazione Biden. Il processo di revisione della politica statunitense nei confronti di Cuba, che aveva caratterizzato l’amministrazione Obama e che era stata bloccata e poi rovesciata dall’amministrazione Trump, non è ripreso da Joe Biden, come ci si sarebbe potuti aspettare, anche ricordando quanto aveva sostenuto da candidato in campagna elettorale nella sfida contro Trump. Perché? “Abbiamo il mondo intero in subbuglio, una regione [latinoamericana] in subbuglio”, spiegava un mese fa un alto esponente della nuova amministrazione, rispondendo a Karen DeYoung del Washington Post.

Stiamo combattendo una pandemia – proseguiva il funzionario – e abbiamo a che fare con un collasso della democrazia in tutta una serie di paesi. Questo è lo scenario in cui ci troviamo. Quando ci troveremo ad avere a che fare con Cuba, faremo quello che è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti.

Il momento è dunque arrivato. La Casa bianca è costretta a prendere posizione. Il giorno dopo le manifestazioni e la dura repressione delle forze di polizia  e militari, il presidente Biden parla di una richiesta, da parte del popolo cubano, di libertà e di aiuto, dopo “decenni di repressione e sofferenza economica a cui è stato soggetto dal regime autoritario di Cuba”. E avverte la dirigenza dell’Avana a non cercare di “mettere a tacere la voce del popolo cubano“.

Che fare, adesso? La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki fa sapere che l’amministrazione ”sta valutando come essere d’aiuto direttamente al popolo di Cuba”.

“Tutto fa ritenere che le proteste [di domenica] erano espressione spontanea di un popolo che non ne può più della cattiva gestione economica e della repressione del governo cubano”, aggiunge la portavoce alludendo alla “lettura” degli eventi proposta dal governo cubano, secondo la quale la rivolta è stata manovrata da agenti statunitensi. “Sono proteste – aggiunge – ispirate dalla dura realtà della vita quotidiana a Cuba, non da persone di un altro paese”. 

Americani d’origine cubana nelle strade di Miami-Dade County nelle ore in cui all’Avana e nelle città cubane sono in corso le proteste antigovernative.

L’inerzia del presidente Biden nei confronti di Cuba, dopo la politica attiva dell’amministrazione di cui era numero due, lascia spazio alle forze oltranziste sostenitrici del colpo finale da assestare alla dirigenza cubana. Il senatore Robert Bob Menendez, che presiede la potente commissione esteri del senato, ne è l’esponente più in vista e con grande potere politico. Per il “falco” della politica estera americana i fatti di domenica “ci offrono l’opportunità per cambiare il corso degli eventi a Cuba”, cosa che potrebbe andare a beneficio dell’amministrazione, aggiunge.

Folle idea – al netto dell’ossessione anticastrista – quella del senatore del New Jersey, che porterebbe dritti a una guerra civile che sarebbe ingestibile per l’amministrazione Biden, specie se va preso sul serio quanto detto dalla succitata fonte interpellata dal Washington Post.

Sulla scia di Bob Menendez, sul versante repubblicano, si muovono gli avversari di Biden che fiutano il momento buono per dare conferma a quella che definiscono un’amministrazione debole, passiva. La stampa di destra è scatenata contro il partito del presidente che descrivono come sostenitore di un regime socialista totalitario che soffoca il popolo che gli si rivolta contro.

In fermento i latinos di origine cubana, specie in Florida, con il loro paladino, il senatore repubblicano Marco Rubio che invita, con  una lettera all’amministrazione Biden, a intraprendere una seria di iniziative “a sostegno del popolo cubano nella sua lotta per la libertà”. Tra i passi suggeriti, l’accesso libero per i cubani  a internet via satellite, l’imposizione di sanzioni mirate ai dirigenti cubani responsabili degli ordini di repressione delle proteste, il tutto preceduto da “una chiara e netta affermazione di conferma delle politiche attuate nei confronti del regime dall’amministrazione Trump“.

Lo scorso marzo ottanta parlamentari democratici avevano sottoscritto una lettera a Biden nella quale si chiedeva la cancellazione di almeno alcune delle più “crudeli” sanzioni imposte dell’amministrazione Trump, specie in materia di libertà di viaggio e di pagamento delle rimesse dei cubani dall’estero ai loro cari. 

Lo stesso Biden, d’altra parte, nella campagna presidenziale che l’avrebbe condotto alla Casa Bianca, aveva criticato la politica di Trump verso l’isola, il cui solo risultato è quello “di aver inflitto sofferenza al popolo cubano senza aver ottenuto nulla per far avanzare la democrazia e i diritti umani”.

In vista delle elezioni di medio termine, il prossimo anno, è difficile che l’amministrazione Biden possa collegarsi a quanto affermato nella campagna presidenziale, tanto meno riprendere il filo della politica obamiana verso l’isola. Nell’elettorato latino la componente cubana ha peso, specie in Florida. Metterselo contro, non è nei calcoli degli strateghi di Biden. Improbabile pertanto che si possa assistere a un cambio significativo di approccio verso la questione cubana. Più probabile la prosecuzione di un embargo, eredità di una guerra fredda finita ormai da un trentennio, che continuerà a soffocare il popolo cubano, e le sue aspirazioni.

Parlando con il Washington Post, William LeoGrande, esperto di Cuba all’America University dice che

i cubani sono ovviamente delusi, ricordando quanto andava dicendo Biden in campagna elettorale: s’aspettavano, come tanti altri, un’azione piuttosto rapida almeno su alcune cose base. E non c’è stato niente.

D’altra parte la stessa Casa bianca non fa mistero di non voler cambiare rotta e ricollegarsi a quella intrapresa da Obama. “Joe Biden non è  Barack Obama nella politica verso Cuba,” ha detto lo scorso aprile alla CNN in spagnolo Juan Gonzalez, del consiglio per la sicurezza nazionale.

Cuba. Biden e i “falchi” ultima modifica: 2021-07-14T20:09:27+02:00 da JOHN JAY DEER

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