La corsa verso La Moneda

Domenica primarie presidenziali in Cile, in vista del primo turno elettorale fissato per il 21 novembre. Dal voto usciranno rispettivamente due candidati, uno espressione della coalizione di destra Vamos Chile, l’altro dallo schieramento di sinistra Apruebo Dignidad che raggruppa il Partido Comunista e la nuova sinistra del Frente Amplio.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO
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Domenica prossima il Cile va alle primarie presidenziali il cui primo turno elettorale è fissato per il 21 novembre. Dal voto usciranno rispettivamente due candidati, uno espressione della coalizione di destra Vamos Chile, l’altro dallo schieramento di sinistra Apruebo Dignidad che raggruppa il Partido Comunista e la nuova sinistra del Frente Amplio, erede del movimento studentesco, già al governo di importanti città e regioni del Paese. 

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Le primarie vengono dopo le recenti elezioni della Costituente dalle quali la destra è uscita con le ossa rotte, la sinistra ha registrato un successo di tutto rispetto, e la vera sorpresa è stata l’incredibile affermazione degli indipendenti, in buona parte espressione delle lotte sociali, nonché sicura derivata del rifiuto della politica tradizionale, vista come causa del mancato cambiamento e della conseguente rivolta dell’ottobre 2019. 

Quanto alle forze che in passato si sono alternate alla destra nei governi del dopo Pinochet, composte da socialisti, dai quasi scomparsi democristiani e dai radicali, pure esse penalizzate dal voto per la Costituente, per il momento stanno alla finestra, e sono probabilmente in attesa di capire chi dei due contendenti a sinistra, il comunista Daniel Jadue [al centro nell’immagine d’apertura, in giacca blu, tra i suoi sostenitori] e il frenteamplista Gabriel Boric, avrà la meglio. 

Gabriel Boric, al centro, in maglione nero

Dopo il risultato negativo ottenuto e con sondaggi che condannano inesorabilmente l’attuale presidente Sebastián Piñera, la destra tenta il riscatto presentando ben quattro candidati: Ignacio Briones, Mario Desbordes, Sebastián Sichel e Joaquín Lavín

Stando a un recente sondaggio di cadem.cl, sarebbe proprio Lavín, ex sindaco della municipalità di Las Condes, militante dell’Unión Demócrata Independiente (UDI), una delle quattro forze che compongono Chile Vamos, ad avere più chance in un duello con un’esponente della sinistra. 

Anche se per le destre la strada sembra alquanto in salita, soprattutto se a contendergli la poltrona a La Moneda sarà un candidato più moderato, e non quel Daniel Jadue, assai popolare, ma con alle spalle un partito comunista che in Cile non ha cessato di suscitare preoccupazione. Ma che su temi importanti, ultimo la crisi cubana, sconta posizioni ideologiche che difficilmente potranno spingere i moderati a dargli il voto.

Poste al momento in secondo piano le aspettative delle destre cilene per la situazione di oggettivo fallimento della loro azione di governo, per la rivolta sociale che le ha messe con le spalle al muro, e per l’avvio di un processo costituente che porterà profondi cambiamenti nel Paese disegnando uno Stato più presente in campi fondamentali quali l’istruzione, la sanità e l’ambiente, rispettoso della parità di genere e plurinazionale, la palla sembra passare al campo avversario, dove il confronto dei due rivali-alleati di Apruebo Dignidad ha nei giorni scorsi perso lo smalto del fair play a favore dello scontro duro. 

Uno scontro che, per quanto non preveda al momento risparmio di colpi bassi reciproci, è destinato a rientrare e a ricomporsi all’indomani delle primarie, quando si aprirà la lunga campagna che porterà alle elezioni di novembre, che eleggerà un presidente che dovrà gestire una fase difficilissima per il Paese, abbattuto dalla crisi economica conseguente al Covid, quanto mai polarizzato, e sulla strada di cambiare pelle. 

Yasna Provoste

Un presidente che sarà chiamato a gestire il passaggio dallo Stato neoliberale com’era stato imposto dalla Costituzione pinochettista, a un nuovo modello di Paese, auspicabilmente incarnando, per quanto possibile, doti di dialogo, di mediazione e di ascolto, senza rinunciare a esprimere in prima persona il “nuovo Cile” emerso col voto popolare per la Costituente. 

Domenica sera l’esito delle primarie ci dirà se il candidato sarà il comunista Jadue o il giovane Boric, che tra i suoi punti programmatici ha anche la smilitarizzazione del Corpo dei Carabineros, sovente accusati di violenze e soprusi, in tutto il Paese e nelle terre dei mapuche. 

E con tutta probabilità spingerà quelle forze che al momento stanno alla finestra a decidere se appoggiare il candidato uscito vincitore, con ciò salvaguardando l’unità dello schieramento di centro sinistra, oppure presentarne uno proprio. Se così fosse, la scelta potrebbe cadere sull’attuale presidente del Senato Yasna Provoste. Fiera antagonista del governo Piñera, democristiana di sinistra, indigena diaguita e donna. La stessa cadem.cl nel suo sondaggio la mette alla pari per popolarità con Jadue e Lavín, che sopravanza quanto ad autorevolezza. Lei si è già resa disponibile, e lo stesso Gabriel Boric auspica un ballottaggio che li veda confrontarsi. 

Forse, come ricorda oggi in un’intervista su Cambio 21 il comico Juan Carlos “Palta” Meléndez, molto seguito nel Paese e non lontano dalla politica, “è la persona che potrebbe arrivare a mediare e ad equilibrare un poco”. 

La corsa verso La Moneda ultima modifica: 2021-07-15T16:06:12+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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