Piccola GRANDE vittoria

#BlackLivesMatter - La vicenda di Edward Cagney Mathews, persecutore seriale ripreso mentre aggrediva un vicino in un video diventato virale, è il segnale che qualcosa di profondo sta cambiando nella società statunitense.
MATTEO ANGELI
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Dopo più di un anno di proteste contro il razzismo sistemico, negli Stati Uniti comincia a svanire quel clima d’impunità di cui per troppo tempo ha goduto chi discrimina i membri della comunità africano americana. Lo si è visto in questi giorni a Mount Laurel, nella contea di Burlington, in New Jersey. Qui, a inizio luglio, Edward Cagney Mathews, uomo bianco di quarantacinque anni, ha aggredito un vicino, pronunciando una serie di insulti razzisti, tra cui “negro” e “scimmia”.

In un video divenuto virale, si vede Mathews minacciare ripetutamente, arrivando a spingere al petto, un vicino africano americano. “Non siamo in Africa”, avrebbe detto l’uomo, aggredendo il vicino, il quale ha risposto: “Sono nato in America”. Edward Mathews avrebbe dato poi il suo indirizzo a una persona che stava riprendendo l’alterco, aggiungendo in tono di sfida: “Porta chi vuoi”. 

Pochi giorni dopo, almeno centocinquanta persone protestavano di fronte a casa sua, gridando “Vogliamo Edward!”. La polizia ha in un primo tempo circondato l’edificio, per evitare che lo scontro diventasse violento. Mathews è uscito per un istante, per scusarsi, ma questo non è servito a far partire i manifestanti. Più tardi, la polizia lo ha portato via, con le mani dietro la schiena, mentre la folla gridava di gioia e alcuni gli tiravano addosso bottiglie e cibo.

Mathews si sarebbe giustificato dicendo di essere stato ubriaco e parlando di una vecchia disputa tra vicini. Ma a sentire loro, non è certo la prima volta. Anzi, sarebbero anni che l’uomo li tormenta con i suoi modi di fare intimidatori. 

In occasione dello scontro ripreso dal video, la polizia non ha tardato ad arrivare e, in un primo tempo, si è limitata a chiedere a Mathews di tornare a casa. “Dacci un taglio”, gli avrebbe detto un poliziotto. Un trattamento non abbastanza duro, secondo alcune delle persone che protestavano fuori da casa sua. In maniera simile, la polizia di Mount Laurel è stata criticata per non essere intervenuta in passato, in seguito a episodi analoghi di cui Mathews era stato protagonista. 

Ora però Mathews rischia di pagare caro la sua ultima sfuriata. Dovrà rispondere di ben quattordici capi d’accusa, tra cui molestie, intimidazione a sfondo razziale e aggressione. Questo mercoledì un giudice ha sancito che dovrà restare in prigione fino al processo, perché egli rappresenta “un grande pericolo per la comunità”. Il 25 agosto è atteso di nuovo in tribunale. 

Il video dell’aggressione razzista:

Nella foto di copertina, i manifestanti raggruppati fuori la casa di Mathews esultano quando la polizia lo porta via.

Piccola GRANDE vittoria ultima modifica: 2021-07-16T10:45:01+02:00 da MATTEO ANGELI

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