Archivio di Firenze. La parola agli utenti

Dopo gli interventi, ospitati dalla nostra rivista, sulla situazione che vive l’Archivio di Stato di Venezia in tempi di Covid, abbiamo il piacere di dar voce a un’associazione di utenti che intende dar conto di una situazione analoga nell’istituto fiorentino.
scritto da DIRETTIVO AUASFi
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La polemica sull’Archivio di Stato di Venezia ha infiammato queste pagine: le ragioni del direttore Gianni Penzo Doria hanno qui trovato una controreplica ponderata.  Firenze, che pure si è lanciata per prima nel torneo, arriva soltanto ora a dire la sua, grazie all’opportunità concessa da ytali a noi, Associazione Utenti dell’Archivio di Stato di Firenze (AUASFi), fondata nel luglio 2020 per dar voce a duecento soci desiderosi di una riapertura dell’istituto adeguata alle esigenze del pubblico. Prendendo spunto dall’autodifesa di Sabina Magrini, direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze (ASF), ospitata da altro quotidiano online, vorremmo dare ai lettori un saggio della situazione che sta investendo l’istituto fiorentino. 

Considerato che la dottoressa Magrini traccia una panoramica incompleta delle condizioni di accesso all’archivio, quasi preferendo lamentare i segnali di protesta che ogni mese ammette di ricevere, cerchiamo di fissare alcuni punti obiettivi. 

Archivio di Stato di Firenze, Sala studio

È obiettivo, in primo luogo, che chiunque voglia svolgere una ricerca in ASF debba provare a prenotarsi online due volte al mese, il lunedì all’8.30, nella speranza di ottenere una sola seduta per la quindicina di giorni successiva e consultare quattro misere unità archivistiche (composte da uno o mille fogli, nulla cambia). Si può condurre una ricerca seria con otto documenti al mese, nella migliore delle ipotesi? No, non si può.

L’anno scorso, dopo il primo lockdown, le cose andavano leggermente meglio: con un po’ di fortuna si entrava una volta a settimana.  

Chi ha patito in questa congiuntura? Facile! Gli studiosi che in ASF trovano il loro pane quotidiano: storici puri, dell’economia, dell’arte ecc. Gente che della ricerca fa il proprio mestiere, spesso precario: ricercatori a progetto, dottorandi, genealogisti… Molti hanno subito perdite economiche, tutti la pazienza. A tanto son valsi l’ansia della corsa al posto in sala di studio, i ritmi dilatati, l’impossibilità di lavorare e, da ultimo, la burbanza di chi vuole l’applauso per continuare a prestar servizio in un ambiente di relativa sicurezza, mentre altre categorie di lavoratori hanno seriamente esposto sé e le proprie famiglie a un alto e quotidiano rischio d’infezione (si pensi agli operatori sanitari…). Noi stessi studiosi, pur vaccinati e attenti, ci rechiamo con mezzi pubblici nei luoghi di ricerca: è lavoro, non eroismo. E allora davvero non ci stiamo a farci pigliare per la collottola, invitati a un dialogo privo di premesse, come vi mostrerà quanto segue. 

Archvio di Stato di Firenze

In ASF si è parlato per oltre un anno di lavori all’impianto di aerazione necessari all’agognato ritorno al regime pre-Covid. Addirittura a gennaio la stessa Direzione annunciava alla stampa che sarebbero finiti a primavera. Peccato che il cantiere sia stato inaugurato pochi giorni fa, e durerà fino a metà novembre almeno (perché “i lavori”, vaticinò Zarathustra, “si sa quando iniziano” ecc.). Ecco, in questi ultimi sette mesi un’ombra di ragguaglio sul sito ufficiale ci avrebbe confortati. Invece si è dovuto sollecitare risposte dalla Direzione Generale Archivi. Le promesse avventate feriscono, anche questo è obiettivo.  

Ancora: si è avuta per calli obliqui notizia di due recenti circolari della Direzione Generale Archivi, invitanti i singoli Archivi di Stato ad allentare le misure contenitive. L’effetto in ASF s’intravvede – anche di ciò nulla mentio sui canali di comunicazione ufficiale – nell’aggiunta di due postazioni, destinate però a consultare esclusivamente gli inventari non ancora digitalizzati.  Pareva sconveniente destinare quei due tavoli in più a chi per sventura dovesse disdire un appuntamento acquistato al prezzo dei propri nervi? 

Guardando agli Archivi di Stato, si dirà che l’Italia si è volta nel regno del “c’è carenza di personale!”. A noi di Firenze risulta però che rispetto al 2019 poco o nulla è mutato su quel fronte: i custodi nel frattempo giubilati erano già tutti inabili a prelevare il materiale. Già, prelevare, andare a prendere i pezzi che servono agli studiosi. È un esercizio dei più nobili, poiché da esso dipende una delle ragioni d’essere di un Archivio di Stato: la fruizione del patrimonio (non lo si dice noi, ma il Legislatore). Al momento il 99 per cento del materiale custodito in ASF deve essere consultato sul posto. Ciò malgrado, dal 2019 in ASF si è iniziato a prelevare nei soli giorni dispari. Così, da venti volumi settimanali pro capite, ci si dovette accontentare di dodici. Nutriamo molte speranze nell’arrivo, promesso da gran tempo, di quattro nuove unità abili alla movimentazione. Intanto la portineria dell’ASF – unica superstite della pestilenza – è sempre presidiata da due o tre custodi, a fronte di quattordici utenti ammessi ogni giorno.  

Archivio di Stato di Firenze, Laboratorio di restauro

Fin da quel remoto 2019, l’Utenza si destò, e rivolse una petizione al Ministro della Cultura. Non certo alla Direzione ASF. Tale è restata la politica dell’Associazione: interessare le autorità superiori e sensibilizzarle ai nostri bisogni; non già per egocentrismo, ma perché li conosciamo meglio di quelli interni dell’istituto. Di contro, sappiamo che, migliorando le condizioni del personale – e la razionalità del suo impiego – tanto vi sarà di guadagno per noi utenti. Purtroppo le autorità superiori rimbalzano i nostri reclami al dirigente locale. Si spera che gli organi ministeriali siano informati da chi di dovere dei problemi inerenti agli organici: a noi spetta rappresentargli le nostre necessità. 

Nel mentre, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, in debito anch’essa di personale, offre 156 postazioni quotidiane. Se solo l’ASF ne elargisse un quarto, in quest’emergenza eterna, sarebbe un gran sollievo.

Fuor d’ogni utopia, l’AUASFi intende proseguire nella sua opera di sollecitazione, affinché lo Stato riprenda coscienza dei suoi doveri verso il Cittadino. Intende rivendicare i diritti costituzionali al lavoro e allo studio, e un altro, morale: l’accesso alla memoria della collettività.
Lo fa oggi nel timore che domani, a ciel sereno, questi stessi diritti finiscano fra i documenti giuridicamente inattivi della Storia.

Archivio di Firenze. La parola agli utenti ultima modifica: 2021-07-19T16:26:15+02:00 da DIRETTIVO AUASFi

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