Soprattutto un uomo buono

Grande giornalista e impareggiabile, appassionato conoscitore della sua città, Leopoldo Pietragnoli era soprattutto un uomo buono, un cristiano profondamente laico che rispettava la Chiesa senza tacere i suoi limiti ma sentendosene parte viva, un uomo del popolo che amava la gente.
SANDRO VIGANI
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Veneziano, giornalista per professione e passione, studioso di storia, curioso un po’ di tutto… [così si presentava Leopoldo Pietragnoli sul suo account Twitter, @leoppve]

Posso dire che conoscevo Leopoldo Pietragnoli “da sempre”, ma la conoscenza è diventata amicizia quando il Patriarca Angelo Scola mi volle direttore del suo Ufficio stampa e del settimanale diocesano Gente Veneta, del quale suo padre, Pio, fu a sua volta direttore per quasi dieci anni mezzo secolo prima, quando ancora il giornale si chiamava La voce di San Marco. Il padre deve aver avuto un grande peso nella formazione del figlio Leopoldo. Maestro elementare, dirigente di Azione Cattolica, più volte consigliere e assessore comunale, Pio Pietragnoli lasciò un segno indelebile nella vita della Chiesa e della città di Venezia di quegli anni, come testimonia un libro che il figlio gli dedicò, A Dio e agli uomini, raccogliendo testimonianze e scritti del padre.

“Io c’ero sulla Vittorio Veneto a Venezia, facevo il cronista del Gazzettino e ricordo molto bene il calore dell’accoglienza, la commozione dei saluti tra profughi ed equipaggio… Nella foto sono quello a destra, quarant’anni più giovane…“ [dall’account Twitter di Leopoldo Pietragnoli, @leoppve, 4 settembre 2019, ricordando l’arrivo a Venezia dell’incrociatore Vittorio Veneto con a bordo profughi vietnamiti, 1979]

Leopoldo, classe 1939, veneziano doc, amava Venezia, la sua straordinaria storia e le sue mille storie. Fu l’addetto stampa di varie realtà della città lagunare, come la Biennale, il Comune, il Centro Maree. Fu anche direttore del settimanale diocesano che per un decennio aveva diretto il padre e della radio diocesana GVRadio. Lavorò dal 1966 al 1995 al quotidiano locale Il Gazzettino, alla cronaca di Venezia ma anche come inviato negli Stati Uniti, in Francia, in Inghilterra, in Austria, in Estonia, in Israele, in Danimarca, in Norvegia, in Svezia, in Svizzera, in Germania, in Ungheria, in Cecoslovacchia, in Jugoslavia, a Malta, in Norvegia, in Svezia e in una occasione al seguito di Papa Wojtyla in Polonia e, soprattutto in occasione delle visite del Papa, è stato in molte località italiane. Ricoprì molte cariche nell’Ordine dei giornalisti, collaborò con molte testate che raccontavano Venezia. Dal 1996 al 2000 è stato addetto stampa della Commissione per la ricostruzione del Teatro La Fenice, per anni direttore responsabile di Appunti di Teologia, Notiziario del Centro di studi teologici Germano Pattaro di Venezia. Ha studiato a fondo la storia di Venezia, pubblicando una quindicina tra libri e saggi, e ha collaborato con la Storia di Venezia dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.

Quando giunsi alla direzione del settimanale diocesano sostanzialmente digiuno di esperienze nei media, a Leopoldo, giornalista di vecchio stampo, cercavo consigli e critiche. Lui me li dava, con autorevolezza ma anche con umiltà e discrezione. Mettendosi in ascolto, senza mai farmi pesare la sua preparazione e le sue capacità, facendomi sentire importante. Hanno scritto di lui in questi giorni alcuni amici giornalisti, molti formati sotto la sua supervisione:

Non si poteva che volere bene a una persona come Leo, sempre una parola detta per aiutare, un commento quando serviva, un’analisi sempre dettata da dati, studi, esperienze e sempre con il sorriso e spessissimo con grande ironia.

Era un’ironia buona la sua, mai volta a ferire l’interlocutore, bensì ad alleggerire il peso di una critica, un commento che nella penna di altri avrebbe potuto essere sprezzante.

Era un collega che si spendeva per gli altri. Una qualità che nel nostro mestiere è assai rara. Ricordarlo vuol dire celebrare una tradizione di giornalismo che antepone l’uomo alla chiacchiera; che sottolinea il rispetto contro la discordia; che punta all’incontro e non allo scontro. Vuol dire un giornalismo che non ossequia il potere; che non lo lusinga, ma che lo incalza con la forza dell’intelligenza.

Giornalista e saggista di vasta cultura, Leopoldo Pietragnoli era molto apprezzato per le sue partecipazioni a dibattiti e conferenze.

Dicevo che era un giornalista di vecchio stampo: ma non un giornalista sorpassato, vecchio. Tutt’altro! Leopoldo ha insegnato come dovrebbe essere il giornalista di oggi e di domani, in un mondo mediatico che rassomiglia ormai ad una giungla, dove i giornalisti faticano a mantenere la schiena diritta, sono troppo spesso asserviti al potere, cercano lo scoop e la notizia pruriginosa più che raccontare i fatti, lavorano alla scrivania più che sulla strada.

Leopoldo Pietragnoli è stato un maestro, che ha saputo insegnare un mestiere tenendo sempre a mente il rispetto degli altri; contro il pressappochismo. È stato grande conoscitore di una città che amava follemente e che ha voluto sempre difendere. È stato un amico, un collega, un capo che apprezzato per la sua sobrietà, per le sue intuizioni; per la sua generosità e per il suo impegno sociale. Per il suo aiuto. Un giornalista che mancherà a tutti. Lui era Venezia; lui era un saggio come pochi.

Ma Leopoldo era soprattutto un uomo buono, un cristiano profondamente laico che rispettava la Chiesa senza tacere i suoi limiti ma sentendosene parte viva, un uomo del popolo che amava la gente.

I funerali di Leopoldo Pietragnoli
si terranno mercoledì 21 luglio, alle ore 11,
nella basilica di San Giovanni e Paolo.

Soprattutto un uomo buono ultima modifica: 2021-07-19T17:35:45+02:00 da SANDRO VIGANI

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