Oltre la cosmologia dominazionista

La cosmologia di Francesco riguarda la fratellanza cosmica, che archivia la cultura dello scarto, l’economia che uccide, la sottomissione della donna, lo sfruttamento della natura come fosse una schiava dell’uomo e ovviamente la stigmatizzazione degli LGBT.
RICCARDO CRISTIANO
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Al numero 250 dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, relativa alla famiglia, papa Francesco ha scritto:

Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ‘ogni marchio di ingiusta discriminazione’ e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza…

Forse si può dire che non ci si è fermati qui da quel 19 marzo 2016. C’è un bel libro della Pontificia Commissione Biblica, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana nel 2019 e intitolato Che cos’è l’uomo. Tra tantissime cose, la stampa a suo tempo sottolineò un passaggio importante e relativo all’episodio di Sodoma. Cosa veniva rimproverato da Dio ai cittadini di Sodoma? Il racconto biblico rende evidente che il peccato mortale di cui si erano macchiati era la negazione dell’ospitalità allo straniero. Basta leggere il brano biblico per rendersi conto che è proprio così e nelle parrocchie cattoliche questa evidenza risulta a molti già da anni. Ma che oggi sia scritta dalla Pontificia Commissione Biblica ha un senso che va al di là dei racconti parrocchiali, ovviamente importanti. È un piccolo esempio per aiutare a capire come una diversa lettura della Bibbia possa aiutare i credenti a leggere diversamente la realtà.

Perché è innegabile che, nonostante un’evidente contrarietà di altri passi biblici ai rapporti sessuali tra persone dello stesso, questa evidente contrarietà ha fatto e fa da velo alla presa d’atto di un peccato tale da scatenare l’ira di Dio: negare ospitalità allo straniero. Si può essere fedeli alla contrarietà e non all’indicazione di una colpa “mortale”? Questo discorso si potrà dire che riguarda i credenti, ma rende evidente lo scarto enorme tra tradizionalismo, assetato di confermare il proprio passato, e rilettura del proprio messaggio, anche alla luce dell’oggi.

Per capirci occorre restare nel campo delle discriminazioni sessuali e poi cercare di allargare il discorso. In questi giorni infatti si ricorda molto di frequente, riferendosi agli omosessuali, che nella Bibbia si dice “uomo e donna li creò”. Verissimo, ma se li creò uomo e donna – termini che in ebraico hanno la medesima radice – perché la donna sarebbe stata sottomessa all’uomo? Le fedi, quindi anche il cristianesimo, fanno i conti con lunghe tradizioni che spesso hanno interpretato secondo i costumi del tempo. Non è un caso che il pregiudizio preceda la Bibbia e trascenda le fedi, fino a trovare in Victor Hugo il pregiudizio antifemminista della donna demone tentatore, quando disse “Dio si è fatto uomo: il diavolo si è fatto donna”. Gli esempi sono infiniti: in un bel saggio di anni fa il teologo Gianni Gennari ne mise in fila, con questa, centinaia di altre espressioni, opera di credenti e non credenti. Cosa può esserci alla base di questo? A mio avviso il dominazionismo.

È molto interessante allora che un papa, Francesco, stia faticosamente tentando di portare la sua Chiesa a superare la cosmologia dominazionista. E in questo credo sarebbe utile per tutti una cooperazione tra le culture. Questo discorso sembra prescindere l’ateismo per quanto riguarda l’omosessualità semplicemente perché ci si dimentica della loro persecuzione nell’Unione Sovietica ai tempi di Stalin. Francesco avversa il dominazionismo? Sì, perché la sua cosmologia riguarda la fratellanza cosmica. Questa cosmologia archivia la cultura dello scarto, l’economia che uccide, la sottomissione della donna, lo sfruttamento della natura come fosse una schiava dell’uomo e ovviamente la stigmatizzazione degli LGBT. Se non fosse così non avrebbe ricevuto coppie omosessuali né avrebbe fatto donazioni a favore di comunità di transessuali durante il Covid, la più nota tramite don Andrea Canocchia. Chi l’avversa lo fa perché si sente parte di una “società perfetta”, immodificabile, eterna e quindi fa della sua Chiesa un giudice eterno “al di fuori e al di là della storia”. È interessante notare che costoro accusano Francesco di modernismo, mentre i modernisti sembrano loro. Se davvero alla base del modernismo infatti c’è l’antropocentrismo, l’uomo al centro di tutto, l’uomo diventa il dominus. Qui il domininazionismo di alcuni ambienti cristiani nei confronti della natura si incontra curiosamente con quello di Cartesio, che come loro vedeva l’uomo quale “maître et possesseur”. 

I cambiamenti introdotti con Laudato si’ e Fratelli tutti sono stati impressionanti: sulla natura, sull’economia recentemente piegata al liberismo dalla teologia teocon, ma anche sulla donna e, se ci si pensa bene, sull’omosessualità. Dell’economia si sa. Pure della natura non più da sfruttare come una schiava, la condanna del dominio, evidente con la lettera enciclica Laudato si’ è nota e notoriamente contrastata, come le aperture senza precedenti dei vertici curiali alle donne e anche dei ministeri istituiti (sono quei ministeri ecclesiali che sono affidati dal vescovo quindi affidati alla persona alla quale nessuno potrà più toglierli, non tappano un buco o una necessità dell’oggi). Il dominio diventa cancellazione, o stigma, per quanto riguarda gli omosessuali. Ecco la frase che da quel giorno gli viene rimproverata ma non ha mai smentito: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?” 

Questo riformismo di Francesco in un certo senso modifica l’oggi guardando indietro e avanti allo stesso tempo, cioè recuperando il senso delle verità di fede come nella storia le si arriva a capire e quindi, con il discernimento, calandole nel presente. Dunque Francesco accantona non solo il letteralismo, quello che costò caro a Galileo Galilei per la pretesa di sostenere che “eppur si muove”, ma anche l’immobilismo tanto caro a chi sentendosi sballottolato in un presente che lo spaventa, pensa alla sua identità come un’ancora, immobile, da sempre e per sempre.

Il 24 ottobre del 2016 nell’omelia mattutina di Santa Marta, Francesco spiegò anche a loro che “i tempi cambiano, e i cristiani debbono cambiare continuamente”, esortandoli ad agire “senza paura” e “con libertà”, tenendosi alla larga dai conformismi tranquillizzanti e restando “saldi nella fede in Gesù” e “nella verità del Vangelo”, ma muovendosi “continuamente secondo i segni dei tempi”. Solo gli altri devono muoversi? No, lui stesso ha ammesso che tanti anni fa l’ambientalismo non lo capiva. Ma anni dopo è arrivata la cosiddetta “enciclica verde”. E oggi come il papa capisce gli ambientalisti così mi sembra che loro capiscano lui.

Nell’evoluzione della sua cosmologia non più dominazionista le donne cattoliche gli chiedono altri passi avanti, necessari per superare altri ritardi ecclesiali. Non so dire per il mondo LGBT. Stigmatizzati da secoli da quella che è chiamata “antropologia cattolica”, la Chiesa ancora oggi definisce l’omosessualità un disordine: c’è voluto Francesco perché si sollecitassero i vescovi spagnoli a non assecondare i corsi di cura degli omosessuali di Verdad y Libertad. Per questo il Gay Pride più che a Stalin e alle sue persecuzioni guarda alla Chiesa (qui; ad altre fedi soprattutto altrove) come baluardo di una cultura che li stigmatizza.

Dunque la domanda che oggi si pone è se la politica cosiddetta liberal abbia una cosmologia, se condivida quella della fratellanza universale che Francesco propone con Fratelli tutti , senza pretese di esclusività o primazia confessionale. E’ una prospettiva che oggi sembra trovare un banco di prova davanti ai diritti civili. Nel mondo cattolico, dove Francesco è biasimato proprio per questo, molti capiscono ma molti temono che la legge che dovrebbe aggravare le pene per odio e violenza verso gli LGBT sia in realtà un modo per prefigurare nuovi diritti, soprattutto all’adozione e alla genitorialità. Il loro timore, un interlocutore cattolico lo ha spiegato così: “Domani vorrà dire discriminare gli omosessuali, ad esempio, avversarne il diritto alla genitorialità? Esiste la maternità? Comporta diritti?” Come procedere insieme? 

Quando era arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio propose alla Conferenza episcopale argentina, prima che fosse presentato il disegno di legge sui matrimoni omosessuali, di promuovere le unioni civili omosessuali. I suoi confratelli vescovi lo misero in minoranza, favorendo così l’approvazione della legge sui matrimoni omosessuali che né Bergoglio né loro volevano. Parlando di aggressione o violenza per via dell’identità di qualsiasi persona è questa che va necessariamente indicata e difesa per la sua intrinseca dignità. Quale sarebbe la conseguenza? Non significherebbe rendere socialmente leciti i comportamenti? Di qui forse partirebbe un cammino. La materia è molto ampia e complessa, ma la polarizzazione dei conflitti rende impossibile incontrarsi, trovare un terreno comune. È il modello che viene dagli Stati Uniti, dove polarizzando si è arrivati alla caccia ai neri e quindi agli eccessi sulla demolizione delle statue. Questo porterebbe a un discorso più ampio: è preferibile un interlocutore intransigente (oggi molti preferiscono dire “oscurantista”) per accusarlo di essere tale? O è preferibile essere coautori di una cosmologia fraterna, “in cammino”? 

Oltre la cosmologia dominazionista ultima modifica: 2021-07-23T19:42:02+02:00 da RICCARDO CRISTIANO

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