Paola Egonu e la festa del mondo

Sarà un'edizione bellissima, proprio perché tutto il mondo ha qualcosa in più per cui lottare, un sogno da realizzare, un destino al quale non arrendersi, una vita da riconquistare dopo tanto dolore.
ROBERTO BERTONI
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Paola Egonu portabandiera del mondo, con il vessillo a cinque cerchi all’inaugurazione delle Olimpiadi più difficili dell’era moderna, funestata dalla pandemia, dai contagi all’interno del villaggio olimpico, dalla paura e dall’incertezza: chapeau! Eppure, me lo sento, sarà un’edizione bellissima, proprio perché tutto il mondo ha qualcosa in più per cui lottare, un sogno da realizzare, un destino al quale non arrendersi, una vita da riconquistare dopo tanto dolore. Paola Egonu, dicevamo, è il simbolo dell’Italia migliore: colta, perbene, multiculturale, multietnica e attenta ai diritti sociali e civili. È l’emblema della società come dovrebbe essere e troppe volte, purtroppo, non è.

La guardiamo, da anni, con ammirazione. Ne apprezziamo la grandezza in campo e la maturità nella vita di tutti i giorni. Comprendiamo di essere davvero al cospetto di un mito, di un personaggio destinato a egemonizzare il nostro immaginario per almeno un decennio. È il bello di Paola ed è il bello delle Olimpiadi, assai più democratiche rispetto alle competizioni pallonare, basate sul merito e sulla potenza, in cui di rado si compiono miracoli sportivi.

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L’aspetto incredibile dei Giochi olimpici, infatti, è che costituiscono davvero la festa del mondo perché vi si ritrovano paesi di cui neanche conosciamo l’esistenza, dai nomi impronunciabili, con atleti assolutamente sconosciuti ma tutti con la stessa dignità. Che si tratti degli opulenti Stati Uniti o di qualche staterello sperduto chissà dove, in quella festa, ogni quattro anni, assistiamo a un trionfo di gioia e di colori, e la meraviglia ci riempie gli occhi anche nei momenti più difficili, persino di fronte al virus che ha sconvolto le nostre vite e costretto gli organizzatori a chiudere gli impianti.

Nella festa del mondo c’è spazio per tutti: forti, deboli, potenti, disperati, paesi africani con un reddito pro capite che non consente neanche la sopravvivenza e paesi opulenti, magari membri del G7, in cui due dollari ci servono al massimo per consumare al bar cappuccino e cornetto. Per questo non avrebbe potuto esserci scelta migliore di Paola Egonu per portare la bandiera simbolo dei Giochi, lei con una storia bellissima alle spalle, dichiaratamente lesbica, proiettata verso il futuro e ricchissima di umanità. Seguiamo questo momento unico nel suo genere con profonda commozione. La pandemia ci ha cambiato, sì, probabilmente ci ha reso peggiori, ma qualcosa di bello è rimasto, dunque godiamocelo. 

Paola Egonu e la festa del mondo ultima modifica: 2021-07-23T19:57:08+02:00 da ROBERTO BERTONI

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