Grandi navi, la scelta peggiore

Un decreto estemporaneo, in piena stagione turistica e senza nessun ombrello di sicurezza. Non è frutto di un destino cinico baro, ma il risultato di una catena di responsabilità e di colpe che solo una città allo stremo, anche nelle sue capacità di giudizio, può ignorare.
ROBERTO D’AGOSTINO
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Davvero sconcertanti la maggior parte delle dichiarazioni sul decreto per le grandi navi che azzera il porto passeggeri di Venezia. Dopo otto anni in cui nessuno è stato capace di scegliere la soluzione che era davanti agli occhi di tutti, un decreto governativo taglia il nodo nel peggiore dei modi possibili.

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Vogliamo provare a dare qualche elemento di verità sulla questione?

Prima verità. Il decreto chiude di fatto il porto passeggeri con catastrofiche conseguenze sulla struttura economica e sociale della città, che non potranno in alcun modo essere compensate da ristori e casse integrazione: e lo chiude per sempre! In primo luogo perché i tempi di chiusura obbligheranno le compagnie a scelte strutturali lontane da Venezia che difficilmente saranno reversibili in futuro. In secondo luogo perché la soluzione di due navi a Marghera, sbandierata come soluzione alternativa, ancorché provvisoria, quando verrà, sarà del tutto insoddisfacente, rispondendo a meno della metà del traffico attuale (pre-Covid). In quanto alle soluzioni offshore si misureranno nell’ordine dei decenni.

Seconda verità: il decreto estemporaneo in piena stagione turistica e senza nessun ombrello di sicurezza non è frutto di un destino cinico baro, ma è il risultato di una catena di responsabilità e di colpe che solo una città allo stremo, anche nelle sue capacità di giudizio, può ignorare.

Per otto anni si sono inseguite soluzioni assurde e prive di qualsiasi possibilità attuativa (Contorta, Trezze, Vittorio Emanuele e, purtroppo, altro) allo scopo di rinviare ogni decisione o di non scontentare piccoli gruppi di opinione e/o di potere, ignorando l’unica soluzione che nel breve periodo e per un tempo adeguatamente transitorio avrebbe tolto le grandi navi dal bacino di San Marco. 

Il progetto di una nuova stazione marittima a Portomarghera e della riconversione per navi compatibili dell’attuale stazione è sul tavolo dei ministri competenti, dell’autorità portuale, della VTP, delle amministrazioni interessate, della Confindustria, di Veneto Sviluppo e quant’altro dal 2013. Dal 2017 è anche protocollato come progetto di finanza, vale a dire come progetto cofinanziato dai privati e da sottoporre a gara pubblica.

I ministri Del Rio e De Micheli e i loro funzionari non sono stati evidentemente capaci di leggerlo; per non parlare del ministro Toninelli che era addirittura incapace di vedere, dal momento che continuava a dire che un progetto per Portomarghera non esisteva avendo sul proprio tavolo il metro cubo di disegni e relazioni che lo illustravano.

Il presidente dell’Autorità portuale Musolino, di cui fortunatamente la città si è liberata, non ha mai dato risposta, come avrebbe dovuto per legge, alla proposta di project che pure rispondeva al Piano delle opere portuali dove era esplicitamente prevista la soluzione Portomarghera. 

Il Venezia Terminal Passeggeri, i cui dipendenti oggi giustamente lamentano i pericoli di cassa integrazione e che dovrebbero rivolgersi ai propri dirigenti, ha accuratamente evitato di sposare quella soluzione, forse temendo che una gara di project avrebbe potuto privarli di una concessione detenuta senza gara. 

Poi c’era una parte di opinione pubblica, rappresentata plasticamente dal movimento “No grandi navi”, che aveva almeno il coraggio di opporsi pubblicamente alla soluzione Portomarghera, ma non avendo la dimensione culturale e anche etica di trarne le conseguenze, vale a dire: no canale dei petroli, no Portomarghera. E di proporre alternative strategiche, tempi adeguati per realizzarle, e soluzioni intermedie per conseguire quelle alternative.

Infine oggi uno pseudo concorso ha assegnato la progettazione di un progetto identico a quello che esiste già depositato da anni e che si è voluto colpevolmente ignorare: meglio che niente.

Il frutto d tutto ciò non è stata una proposta alternativa più o meno condivisibile, ma responsabile, bensì la chiusura del porto passeggeri. E una vagonata di milioni di euro dati ad alcuni dei maggiori responsabili di questa situazione.

In quanto all’Unesco che sembra il motore immobile di questa decisione va detto che evidentemente quell’insieme di funzionari non ha la più pallida idea di cosa significhi salvare Venezia. Venezia è una delle città al mondo che ha da sempre più saputo come tutelare il proprio patrimonio. La crisi mortale per la città è la crisi economico demografica che la sta uccidendo e che le spinte dell’Unesco contribuiranno ad aggravare.

Se l’Unesco vuole spendersi per il salvataggio della città cominci ad autocriticarsi sulla liquidazione dei peraltro esili uffici che aveva a Venezia e si reinsedi in modo significativo facendo diventare Venezia una delle sue sedi principali in termini di addetti e di attività. E si ricordino i suddetti funzionari che l’Unesco ha più bisogno di Venezia e della sua storia illuminante dal punto di vista “dell’educazione, della scienza e della cultura” di quanto Venezia abbia bisogno dell’Unesco.

Oggi alcuni festeggiano e molti piangono, ma nessuno si assume le colossali responsabilità di cui ho appena delineato la superficie. La lettura dei giornali e delle dichiarazioni in corso non fanno ben sperare.

Grandi navi, la scelta peggiore ultima modifica: 2021-07-24T19:57:36+02:00 da ROBERTO D’AGOSTINO

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