Il grande salvatore

L’ex-presidente democratico Barack Obama è il protagonista di “A Black Hole is Everything a Star Longs to Be”, la grande mostra di Kara Walker, in corso al Kunstmuseum di Basilea.
PIERGIORGIO PESCALI
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[BASILEA]

Il Kunstmuseum di Basilea ospita, sino al 26 settembre 2021, una mostra di Kara Walker, “A Black Hole is Everything a Star Longs to Be” che, per la prima volta, espone al pubblico circa 600 disegni, dipinti, ritagli di giornale, scritte politiche prodotti tra il 1993 e il 2020 provenienti dalla collezione privata.

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Artista impegnata, Kara Walker ha fatto della sua negritudine il fulcro della sua arte. Del resto è stato proprio un suo lavoro nel 1994 che, riprendendo la tecnica del ritaglio di cartone nero per creare delle silhouette, mostrava una propria interpretazione della storia americana prendendo spunto da Via col vento (Gone, An Historical Romance of Civil War As it Occurred Between the Dusky Thighs of Young Negress and Her Heart, 1994). Il libro, definito dalla stessa Walker

coinvolgente ma al tempo stesso grottesco [include] una visione del razzismo ammorbidita al fine di evitare la confluenza di disgusto e il desiderio di voluttuosità che viene a costruirsi in questa bizzarra forma di razzismo.

La rappresentazione di “schiavi felici” contrapposta a “schiavi ignoranti” è fatta apposta per deliziare il gusto dei bianchi. Questo ha fatto dire a Kara Waljer che

La storia dell’America (Stati Uniti, ndr) è costruita sulla sua stessa ineguaglianza, sull’ineguaglianza razziale e sociale.

Barack Obama Tormented Saint Anthony Putting Up With the Whole “Birther” Conspiracy

Proprio da questa consapevolezza è partita la storia artistica di Kara Walker che, non per nulla, ama definire sé stessa “negra” (negress), una parola offensiva e proibita nell’edulcorato linguaggio corrente di una società, come quella statunitense, che in realtà è ancora pesantemente razzista e settaria.

L’idea di questo primo lavoro, pilastro portante di tutta la successiva opera di Kara Walker, è chiaramente rintracciabile nella mostra in corso al Kunstmuseum di Basilea.

Una mostra che non segue un ordine temporale: le stesse opere sono deliberatamente accoppiate in ordine sparso, senza alcun collegamento artistico o cronologico le une alle altre, mettendo così il visitatore di fronte alla completezza dell’opera di Kara Walker, piuttosto che al suo percorso di formazione artistica.

Del resto è la stessa Walker a definire l’esibizione un’opera di “scavo” che aiuta lei stessa a rivedere il suo passato e la sua vita, non solo artistica. “A Black Hole is Everything a Star Longs to Be” è quindi una mostra introspettiva voluta dalla stessa artista dopo aver raccolto l’invito della curatrice Anita Haldermann.

A Kara è piaciuta l’idea di mostrare i suoi lavori in un museo che ha una delle più vecchie collezioni di stampe e disegni al mondo,

ha specificato Haldermann. 

I disegni esposti esprimono la parte più intima e segreta di Kara Walker, tanto che lei stessa li ha definiti “troppo intimi e dolorosi” per poterli rendere pubblici. In questi disegni e stampe i genere uomo e donna, così come il colore della pelle, si dissolvono in una metamorfosi di nuova umanità, con disegni di uomini incinti e donne con genitali. Ma l’idea che la Walker vuole trasmettere è, in certi versi, paradossale: la condizione di genere è meno rigida e più permeabile del colore della pelle, cioè del razzismo. Mentre la catalogazione di uomo-donna può risultare oggi meno separata di quanto fosse nel passato, il “bianco” continua a essere bianco e il “nero” rimane nero senza possibilità di dialogo.

In questo senso si inserisce la serie di dipinti di Barack Obama visto come “il grande Salvatore di questo gioco di razze infinito”. Parlare di simpatia della Walker verso Obama è decisamente un eufemismo. È fin troppo evidente dai suoi dipinti quanto il primo presidente afroamericano rappresenti per l’artista la speranza di una nuova società e di una redenzione. La Walker arriva persino a temere per la vita del presidente, troppo innovativo per gli statunitensi. Se Obama è riuscito a “sopravvivere” a ben due mandati, è stato ucciso per procura: le uccisioni di cittadini neri sono l’olocausto per la sua salvezza.

Qui la volontà della curatrice di non seguire un percorso cronologico in chiave politica nell’esposizione dei dipinti dedicati a Barack Obama avrebbe potuto essere violata: lo spettatore si trova infatti di fronte al famoso Barack Obama as Othello “The Moor” With the Severed Head of Iago in a New and Revised Ending by Kara E. Walker, dipinto nel 2019. In una rivisitazione dell’Otello di Shakespeare, l’ex presidente è ritratto con la testa di Donald Trump tra le mani posate sul grembo. Il nero Otello riprende quindi la sua rivincita contro il bianco Iago, una metamorfosi letteraria che prelude a un auspicato stravolgimento sociale. Il violento impatto è certamente voluto, ma nega allo spettatore la graduale catarsi che avrebbe potuto seguire l’evoluzione politica e sociale di una raffigurazione cronologica più attenta.

Accanto, il disegno Barack Obama as “An African” with a Fat Pig (by Kara Walker) [nell’immagine di copertina]. È un Obama africano, come il padre kenyota, secondo l’immagine di chi negava la legittimità della sua elezione in quanto non nato in terra americana, secondo il refrain dell’intensa, incessante campagna dei cosiddetti birther, orchestrata e sovvenzionata da Donald Trump. L’ex presidente democratico, hawaiano, è quindi ritratto in veste tribale, con una lancia, seduto elegantemente su un maiale (facile il rimando al suo successore).

Il Barack Obama Tormented Saint Anthony Putting Up With the Whole “Birther” Conspiracy è forse il manifesto più politico della tetralogia dedicata al presidente nero da Kara Walker. Un Obama nudo e sofferente, tormentato – come lo fu Sant’Antonio d’Egitto – da una schiera di diavoli, ricorda il disegno di Martin Schongauer, vissuto nel XV secolo, che a sua volta ispirò Il tormento di Sant’Antonio di Michelangelo. La ridda di falsità a cui è stato sottoposto Obama dai suoi detrattori serve a Walker per ricondurre l’idea di Obama a un Messia Salvatore. Non è certamente un caso che, tra i diavoli, quello che si accanisce contro la ferita sul costato brandendo una clava abbia la capigliatura trumpiana.

Barack Obama as Othello “The Moor” With the Severed Head of Iago in a New and Revised Ending

La serie obamiana termina con Allegory of the Obama Years by Kara E. Walker, 2019. Un dipinto che in fatto stilistico si collega al primo (Barak Obama as Othello). Il volto di Obama si affaccia da un cielo plumbeo e tempestoso come un Dio-Sole da cui si sprigionano raggi di speranza. Una donna nera, nuda, lo implora.

Una deificazione di Obama che ha fatto storcere il naso a molti (non solo conservatori, non solo repubblicani) ma che Kara Walker ha saputo maneggiare con sapiente maestria e, come suo stile, senza scendere a compromessi.

servizio fotografico di Piergiorgio Pescali

Il grande salvatore ultima modifica: 2021-07-25T16:15:06+02:00 da PIERGIORGIO PESCALI

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