La sostenibilità non è il prezzemolo

Non è una parola ma una nozione, come lo sono anche termini come ecosistema, biodiversità, ecc. Se la si sparge qua e là come prezzemolo, è attività estetica e decorativa che non è solo inutile ma può rivelarsi dannosa, perché lo priva di senso, è di cattivo gusto e talvolta rende il piatto indigesto.
GIOVANNI LEONE
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In commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato si è tenuta ieri un’interessante audizione del ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani su “l’impatto dei cambiamenti climatici sui beni culturali e sul paesaggio”. L’esposizione ha spaziato sulla crisi climatica e la transizione ecologica, restituendo in modo ampio e dettagliato la complessità della materia e le difficoltà sul piano internazionale sia all’esito del recente G20 sia alla luce degli interventi del PNRR. Consigliamo a tutti coloro che sono interessati di guardarla. Il quadro che ne esce è disarmante in quanto a urgenza, e preoccupante in quanto alla complessità di definire e concordare strategie condivise, che devono essere globali e al tempo stesso non possono essere declinate senza tenere conto delle specificità delle condizioni locali.

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Quello della transizione ecologica è tema determinante del nostro tempo per la vita del pianeta ma non può essere applicato in modo universale e indifferenziato, da ogni parte allo stesso tempo e allo stesso modo. Occorre quindi declinarlo, nel rispetto delle priorità di urgenza nella definizione di strategie condivise e nell’immediato avviamento di opportune misure di contenimento dell’ulteriore danno provocato.

Il ministro Cingolani ha ben chiarito come il risultato che ci si può aspettare da misure importanti come quelle che sono state concordate con gli accordi di Parigi, di Tokyo e con altri che speriamo seguano, non sia attenuare gli effetti immediati, ma arginare le cause per potere invertire una tendenza che comunque si prolungherà per secoli. Non si vedranno miglioramenti immediati ma almeno la situazione smetterà di peggiorare con la rapidità che tutti abbiamo davanti e che i grafici del ministro documentano impietosamente, solo così si potrà restituire un orizzonte altrimenti sottratto e negato alle prossime generazioni. La salvaguardia del paesaggio e dei beni culturali appare marginale rispetto al rischio di sopravvivenza che l’umanità si trova a fronteggiare, ma non per questo si deve abbassare la guardia, occorre solo collocarla nel corretto scenario e alternare la concentrazione sul dettaglio (località) e la vista dell’insieme (globalità). 

L’esposizione si è sviluppata in termini generali più che focalizzarsi sul tema specifico dell’impatto sui beni culturali e il paesaggio; ed è anche giusto, perché tutti percepiamo come rilevante ciò che è tangibile ed evidente a differenza delle dinamiche a grande scala. Tuttavia insieme alla vigilanza sull’impatto nel presente dobbiamo affinare la capacità di guardare oltre, alle conseguenze a livello globale che sembrano smisurate. La scienza ci ha insegnato che si possono misurare e, dello scenario che ne deriva, si deve tener conto perché è talmente impattante da mettere a rischio non singole componenti del patrimonio storico ma il paesaggio nella sua accezione più vasta, inteso come sedimentazione della storia di una comunità in termini non solo estetici, di veduta, ma anche ecologici, economici, ambientali, sociali ecc.

Dopo l’intervento del ministro, i parlamentari hanno potuto porre domande sollevando questioni specifiche ed è stata l’occasione per parlare di Venezia, grazie all’intervento della senatrice Orietta Vanin del M5S (vedi video allegato) che ha posto l’accento sul Decreto-Legge n. 103 del 20 luglio 2021 “Misure urgenti per la tutela delle vie d’acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia, nonché disposizioni urgenti per la tutela del lavoro” che, alla luce del tragico scenario restituito dal ministro, fa impallidire per una miopia confermata dal dibattito degli esponenti politici di questi giorni, di corto respiro e privo di una visione in prospettiva. La Vanin ha sollevato due questioni sulle quali anche noi avevamo posto l’accento

La prima è significativa e di grande rilevanza politica. Riguarda la trave nell’occhio di una proposta avanzata da una vasta compagine governativa che vedeva promotore il presidente del Consiglio e i ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, della cultura, del lavoro e delle politiche sociali di concerto con i ministri del turismo e dell’economia e finanza… con l’assenza ingiustificabile del Ministero della transizione ecologica, tornando a considerare la laguna come infrastruttura e non nella componente ambientale ed ecologica che dovrebbe essere prevalente, cancellando i passi avanti compiuti nell’iter parlamentare di approvazione dell’Autorità della laguna (vedi anche l’intervista con Andrea Martella).

“Non ci hanno invitato” risponde laconicamente il ministro (vedi video allegato), aggiungendo che il paesaggio non è di competenza del Ministero della transizione ecologica e in effetti è di competenza del Ministero della cultura ed è giusto che sia così, ma a condizione che non si riduca la nozione di paesaggio alla sua componente estetica: si dovrebbe piuttosto riconoscere la sua complessità come componente culturale in senso alto, pluridisciplinare e interdisciplinare. La “cultura” dovrebbe essere la polarità attorno a cui s’imperniano i contributi e i punti di vista diversi, mentre vediamo che nelle Soprintendenze e nel ministero prevale una visione riduttiva (al tema del paesaggio dedicheremo apposito approfondimento, a partire dall’art. 9 della Costituzione). La stessa carenza riscontriamo nella relazione tenuta in inglese dalla Soprintendente di Venezia arch. Emanuela Carpani (vedi video allegato) nel quadro del secondo appuntamento dell’interessante webinar organizzato in aprile dal Ministero della cultura in vista del G20 sulla tutela del patrimonio storico, con interessanti contributi di respiro internazionale e un programma a largo spettro così articolato per priorità:

  • Priority 1 – PROTECTION OF CULTURAL HERITAGE AND ILLICIT TRAFFICKING. The future will give us back our past
  • Priority 2 – ADDRESSING THE CLIMATE CRISIS THROUGH CULTURE. Preserving cultural heritage, supporting green transition.
  • Priority 3 – BUILDING CAPACITY THROUGH TRAINING AND EDUCATION. Human capital the driver of culture-led regeneration.

Anche tenendo conto che il ristretto tempo a disposizione non consentiva dissertazioni approfondite, l’esposizione del caso veneziano è apparsa troppo incentrata sui problemi di restauro e conservazione a causa dei danni provocati dall’ambiente salino e umido. La mitigazione degli effetti è uno degli aspetti della tutela, l’altro sono le cause a proposito delle quali si citano giustamente i cambiamenti climatici e l’innalzamento del livello dei mari, la cui importanza si cerca spesso di ridurre a mera previsione priva di certezze.

Quello naturale è uno degli aspetti ma non il solo, pesano gli interventi antropici sulla laguna che la soprintendente sottolinea esserci sempre stati. Cita in proposito – del passato – la deviazione dei fiumi per portare la foce fuori della laguna (attribuita alla volontà di evitare l’interramento e non anche a ragioni di salubrità garantite dall’acqua marina che nutre l’ambiente e disinfetta le acque grazie al sale) e – nel presente – il Mo.S.E. Ma nulla si dice dell’attività portuale commerciale mercantile e crocieristica, dei danni provocati dallo scavo delle bocche di porto e dei canali (tra cui quello devastante dei petroli), ecc. L’esposizione appare incentrata sullo specifico disciplinare senza allargare la visione alla complessità del tema al cui centro deve stare l’ambiente. Lo stesso è accaduto nel caso del parere favorevole concesso all’apertura del lido Aquarius nella zona protetta degli Alberoni, dove la Sovrintendenza ha valutato positivamente l’assenza di fondazioni ma non le modifiche portare all’ambiente dunale. Ministro Franceschini, restituisca alla Cultura la centralità a cui ha diritto accogliendo i contributi delle altre discipline e della scienza, per costruire una nuova alleanza tra universo umanistico e scientifico.

La seconda questione riguarda la VIA e la necessità di accelerare i procedimenti autorizzativi per scongiurare il rischio di ritardi nella realizzazione di interventi urgenti e rilevanti come quelli in laguna relativi alla portualità e, in generale, tutti quelli finanziati con il PNRR. C’è infatti il rischio che la “semplificazione” comporti riduzione nell’approfondimento delle istruttorie e della valutazione del rischio oltre che dell’efficacia dell’azione di controllo sia nelle fasi di progettazione che di realizzazione. Il ministro Cingolani ha garantito che si tenderà a rafforzare modalità più agili come le conferenze di servizi ma non a scapito dell’azione di vigilanza, comunque garantita. Ministro, contiamo su di lei.

Ci rivolgiamo ora al presidente Draghi, perché tenga presente che la sostenibilità non è una parola ma una nozione, come lo sono anche termini come ecosistema, biodiversità, ecc. Se la si sparge qua e là come prezzemolo, è attività estetica e decorativa che non è solo inutile ma può rivelarsi dannosa, perché lo priva di senso, è di cattivo gusto e talvolta rende il piatto indigesto. Bene vederla associata alle infrastrutture, all’economia, al turismo, ecc. ma solo come introduzione complementare, significativa e significante, occasione di ibridazione e utile travaso tra un campo e l’altro del sapere. Torniamo all’art. 9 della carta costituzionale che accorpa tutela e sviluppo. Di entrambi abbiamo bisogno e devono essere conciliati grazie al concetto di sostenibilità, trait d’union che deve collegarli e legittimarli entrambi.

La sostenibilità non è il prezzemolo ultima modifica: 2021-07-29T17:50:36+02:00 da GIOVANNI LEONE

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