Onu e Ue condannano. L’Italia fa l’equilibrista

Erdoğan fa il bullo a Cipro. Ma la condanna internazionale che peso ha, se il ministro Guerini fa l’equidistante con Atene e Ankara?
DIMITRI DELIOLANES
Condividi
PDF

[ATENE]

Appena tre giorni dopo l’avanzata delle truppe turche sull’area di Cipro sotto il controllo delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza ha approvato una dichiarazione della Presidenza di durissima condanna per Ankara. Ha riconfermato la validità delle due precedenti risoluzioni (550 del 1984 e 789 del 1992), che intimano alle truppe di occupazione turche di non avanzare nella città deserta e trincerata di Famagosta e di permettere il ritorno degli abitanti. Inoltre la dichiarazione individua e cita esplicitamente il governo di Ankara e la leadership della comunità turco-cipriota come responsabili della “grave violazione unilaterale”, intimando loro di fare marcia indietro.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

L’approvazione di questo testo non è stata opera facile. Subito dopo il giro trionfale di Erdoğan nella città deserta, in cui è stato inquadrato mentre dava istruzioni ai soldati che cancellavano la scritta “Liceo Ellenico” dalla facciata di un edificio di epoca ottomana, Londra aveva preso l’incarico di preparare il testo di condanna. La Gran Bretagna, come ex potenza coloniale di Cipro, continua ad avere il privilegio di redigere i relativi rapporti al Consiglio di sicurezza. Il testo presentato da Londra era però scandalosamente vago: conteneva un appello a “tutte le parti” a “contenersi”, evitando di nominare chi non si era “contenuto”. Con grande dispiacere, quindi, del governo di sua maestà, la bozza inglese è stata respinta ad amplissima maggioranza e ne è stata preparata un’altra.

Una settimana dopo, quindi, lo stesso Consiglio di sicurezza ha approvato la risoluzione 2587, che conferma le risoluzioni precedenti su Cipro, compresa la dichiarazione della settimana precedente e, soprattutto, prolunga la missione di pace (UNFICYP) sull’isola, con particolare insistenza sulla competenza dei caschi blu per quel che riguarda la parte di Famagosta che Erdoğan vuole annettere. 

Recep Tayyip Erdoğan all’Ercan Airport di Nicosia

Questo insolito attivismo delle Nazione Unite è collegato al durissimo atteggiamento che ha assunto il governo americano verso Erdoğan. È noto che il Segretario generale Antonio Guterres è particolarmente sensibile ai segnali che vengono da Washington.

Mentre, pur tra difficoltà e contrasti, le Nazioni Unite hanno fatto il loro dovere, l’Unione Europea si è dimostrata ancora una volta riluttante a far pesare la sua influenza. Infatti, solo in seguito alle insistenze dei ministri degli esteri di Nicosia e di Atene Josep Borrell ha emesso una severa dichiarazione di condanna. L’Alto rappresentante ha definito “inaccettabile” l’annessione e ha compreso nella sua condanna anche la leadership turco-cipriota, guidata dall’estremista di destra Ersin Tatar, un truffatore internazionale a lungo ricercato dall’Europol. Ha inoltre ribadito il suo “pieno sostegno” alle risoluzioni delle Nazioni Unite su Cipro e ricordato che l’Unione Europea aveva già deciso nei mesi precedenti di “usare i mezzi e le scelte a sua disposizione per difendere gli interessi dei paesi membri e la stabilità della regione”. Si tratterebbe, in pratica, di esaminare la possibilità di imporre al governo di Ankara quelle sanzioni che da tempo sono chieste da Nicosia e Atene, ma sono fortemente ostacolate da Berlino e anche da Roma, le cui economie sono esposte verso la Turchia. La relativa riunione è stata infatti rinviata all’autunno.

Per quel che riguarda l’atteggiamento di Roma c’è un episodio che lo illustra forse nel modo migliore. Il 12 e 13 luglio, pochi giorni prima dello scorrazzare di Erdoğan tra i ruderi di Famagosta, il ministro italiano della difesa Lorenzo Guerini (Pd) ha pensato bene di visitare Atene e subito dopo Ankara. Già il fatto di includere ambedue le capitali è significativo della volontà del ministro di dimostrare l’”assoluta neutralità” su quelle che il suo governo considera mere “controversie” tra i due stati “amici e alleati nella Nato”. La tappa ateniese e l’incontro con l’omologo greco, Nikolaos Panagiotopoulos, sono passati del tutto inosservati dai media locali. Il ministro Guerini ha prima rivelato che “il legame di amicizia tra Italia e Grecia ha radici profonde” e in seguito ha parlato di “dialogo aperto e costruttivo sulla sicurezza nel Mediterraneo e la piena cooperazione in campo tecnologico e industriale”. In altre parole, si è parlato di vendita di armi.   

Sullo stesso tono l’incontro con l’omologo turco, l’”amico Hulusi Akar”, con cui Guerini si era già incontrato due volte in Italia. Anche con la Turchia si è parlato di “cooperazione tecnologica e industriale”, mentre il ministro italiano ha ribadito che l’Italia è “in favore del dialogo”, aggiungendo anche un rilievo sulla “libertà di navigazione” nei mari della regione, intendendo l’Egeo. 

Sembrano dichiarazioni di circostanza, invece sono gaffe vere e proprie. Il “dialogo” che tanto sollecita l’esponente del governo italiano non è la soluzione bensì parte delle rivendicazioni turche. Da più di mezzo secolo Atene esorta Ankara a fare ricorso congiuntamente al Tribunale dell’Aja, in modo da risolvere il problema della definizione della piattaforma continentale e quindi della zona economica esclusiva nell’Egeo. La risposta di Ankara è che l’arbitraggio deve riguardare le sue non poche rivendicazioni verso la Grecia, dal trattamento della minoranza musulmana (non turca) in Grecia, fino a quelle più assurde, come per esempio le decine di isole “illegalmente occupate da Atene”. Nessun governo di nessuno stato al mondo accetterebbe di sottoporre ad arbitraggio parte della sua sovranità e le sue frontiere, garantite da secolari trattati internazionali. Credo che anche lo stato maggiore italiano sia d’accordo su questo.

Riguardo poi alla “libera navigazione” nell’Egeo, è evidente che il ministro italiano abbia preso troppo sul serio la sfilza di assurdità che gli ha sfornato l’”amico Akar”: a cominciare dal rischio che la Grecia trasformi l’Egeo in un “mare chiuso” alla navigazione, estendendo le sue acque territoriali dalle attuali sei a nove miglia, cosa che Ankara considera casus belli. Si tratta di un’argomentazione senza senso, che i turchi di solito piazzano a qualche giornalista inesperto. La Convenzione dell’Onu sul mare UNCLOS, sottoscritta dalla Grecia ma non dalla Turchia, conferma il divieto assoluto di porre qualsiasi vincolo alla libera navigazione.

Ma già il fatto che le due visite siano avvenute poco prima dei festeggiamenti turchi per l’anniversario dell’invasione a Cipro nel 1974, quando la stampa internazionale dava ampio risalto alla preannunciata intrusione di Erdoğan a Famagosta, dimostra la superficialità e la scarsa preparazione con cui il ministro italiano ha voluto affrontare il problema, rappresentato non da generiche “controversie” in cui non si sa chi abbia ragione e chi no, ma dall’atteggiamento aggressivo turco in tutti i fronti aperti del Mediterraneo orientale. Atteggiamento che l’Italia ha sperimentato in Libia.

A che cosa è dovuta questa magra figura del ministro Guerini? Escluderei che il suo staff sia così mal informato da non aver preparato adeguatamente il ministro. Certo, potrebbe anche essere che Guerini non abbia letto con attenzione le informative. Berlusconi, per esempio, non le leggeva mai e, come si sa, faceva una gaffe dietro l’altra. Ma ci sarebbe anche un’altra spiegazione: al centro della visita, come abbiamo visto, vi era il piazzamento di armi italiane. Da questo punto di vista, la diplomazia conta poco: la Grecia non acquista armi italiane, mentre la Turchia sì. Quindi tutti i discorsi sul “dialogo” e la “stabilità” erano esattamente quello che volevano essere: parole vuote per coprire un interesse economico. E nulla più. 

Onu e Ue condannano. L’Italia fa l’equilibrista ultima modifica: 2021-07-30T18:53:16+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento