Una Scuola del Legno in Laguna

SANDRO CASTAGNA
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Nel 2017, su questa rivista, in un articolo dal titolo “L’età del Legno, Guido Moltedo, scriveva:

Può significare [il legno] ripresa dei consumi dentro una crescita, si spera sempre più sostenibile grazie proprio a una materia naturale – di questa correlazione l’impiego del legno è un indicatore affidabile; può significare nuovi equilibri geopolitici e geoeconomici – seguendo il commercio del legno si capisce molto bene in che direzione vada lo sviluppo oltre il perimetro euro-americano.

E aggiungeva:

E in un’epoca di crescente attenzione all’ambiente, il legno “è” l’ambiente stesso. Più del petrolio, più dell’oro, più di tante materie prime preziose, il legno è dunque alla ribalta.

Ora quella ribalta diventa più che mai illuminata anche grazie a un progetto che parte dal basso, da associazioni cittadine (per intenderci quelle che il Comune di Venezia ha classificato ma anche snobbato come proponenti di sole idee forse mai realizzabili e non di reali progetti applicabili da sostenere) per trarne quel plusvalore aggiunto di un’intera comunità, quella veneziana.

Lo sa bene Alberto Madricardo, dell’associazione “PER Venezia Consapevole”, come sia possibile partire dal basso, dal coinvolgimento della gente comune per far emergere le proprie idee anche contro corrente. In città ci sono anche altri che sulla partecipazione hanno incardinato la loro dignitosa pretesa politica.

Non si vive di sola Reyer, nemmeno di solo turismo selvaggio mordi e fuggi, ancor meno del Coraggio di costruire vecchi/nuovi partiti. Se si facesse tesoro di quanto produce il terreno anfibio, i suoi concittadini, è lì che si potrebbe attingere, magari, partendo da qualche reminiscenza della Res-pubblica Serenissima, tanto a cuore alle bandiere di parte agitate, a vanvera, a ogni pie’ sospinto. È il caso di alcuni volonterosi esperti, di docenti in pensione ma anche di esponenti di altri settori produttivi, attivi nel turismo di qualità, come Luca Del Maschio, della Locanda ai Bareteri. Ebbene, questa riserva indiana lagunare non smette di stupire per la creatività che la contraddistingue grazie all’amore per la propria Laguna. 

È un gruppo eterogeneo che racchiude tante esperienze di vita, e che ora vuole mettere la sua energia vitale a disposizione della comunità lagunare e oltre. E con questo spirito intende proiettarsi oltre il ponte. Non solo in chiave metafisica ma propriamente fisica. Con il coinvolgimento del professor Franco Laner, con la sua capacità di contaminazione (ha contaminato anche il sottoscritto: a cavallo tra la fine seconda metà degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta l’ha avuto come professore di tecnologia all’Istituto di Architettura di Venezia). Soprattutto, Laner è un sincero e profondo amante del legno, per il quale non smette di affermare il suo amore, dopo avervi dedicato tutto l’arco della sua vita professionale. Esprimendosi anche sulla necessità della manutenzione, totalmente congelata, da troppo tempo, quella manutenzione tanto cara ai X Savi del governo della Laguna. La loro saggezza era sperimentale e graduale, sempre disposta a mettersi in causa. Oggi il tema della manutenzione è più che mai attuale, per riprendere le fila della nostra stessa sopravvivenza.

Se Venezia oggi si propone a furor di popolo come simbolo planetario della sostenibilità, la sua Laguna pone il peso della scienza del Legno al suo centro. Il suo essere più che mai viva è sinonimo della sua stessa fondazione e ne mette in evidenza l’importanza nella ricorrenza del suo 1600mo compleanno proprio quest’anno, da celebrare sotto questo segno. Chi si ricorda ancora dei fondatori che battevano i pali per creare il terreno di questa meraviglia architettonica che il tanto compianto professore di storia dell’architettura Manfredo Tafuri potrebbe ancora definire l’utopia della città sull’acqua?

Battipali

Il tema che introduce il progetto di Scuola del Legno sono i ponti in legno a Venezia, quelli che collegano e legano le insulae che la compongono. È, questo, il primo messaggio che, senza false pretese, si dipana attraverso quel Filo di legno diventato il suo simbolo. Questo filo tira ciascuno di noi e ci lega a partecipare per toccare quella filiera di mestieri artigiani che Richiard Sennet ha ben colto nel suo libro L’uomo artigiano.

Per esser più precisi su cosa intendiamo come Scuola, va detto che l’etimo, in questo caso, andrebbe declinato come portatore di una visione olistica nella sua più complessa accezione del termine. E la complessità fa parte dell’organismo vivente lagunare che avvolge anche questo progetto. In un viaggio che ci accompagna sotto il segno del Legno, come potrebbe ben illustrare lo storico veneziano del legno Franco Bastianon.

Avremo modo di inquadrare gli obiettivi di questo programma ma fin da subito va sottolineata la chiave che ne preannuncia l’epifania. La pretesa di andare oltre quel ponte che delinea la Laguna. Un caro poeta veneziano, Mario Stefani, scriveva che “se Venezia non avesse il ponte l’Europa sarebbe un’isola”. Parole più attuali più che mai.

Se questo sforzo prenderà una struttura solida, il primo passo della Scuola del legno potrebbe aver luogo alla Fiera e Festival delle Foreste di Longarone, che peraltro vede proprio un veneziano, Gian Angelo Bellati, presidente sensibile e, soprattutto, disponibile.

C’è materia da metter in acqua per poter dar vita a una filiera industriale per la protezione del legno per l’uso in ambiente acquatico, una green technology che si affida a un brevetto sperimentato ed efficace di livello internazionale e di utilità pubblica. Oggi serve a togliere qualche castagna dal fuoco alla programmazione economica dell’amministrazione dello Stato che oggi governa la Laguna. Si attende solo di passare dal livello manuale a quello meccanico, forse robotico. Ma c’è bisogno inesorabile di fondi per riprendere le fila di una trascurata e abbandonata manutenzione del legno in Laguna di Venezia come anche l’Unesco ci raccomanda.

Dall’acqua lo spirito rimanda al bosco a alla foresta. Il coro invisibile di suoni ben percettibili, basta saperli ascoltare, la loro voce silenziosa attende forse di esser spiegata musicalmente, speriamo da Marco Giommoni, per dare a tutti noi quel sussulto d’orgoglio degno e pieno della sensibilità di un’onda sonora che fa parte della nostra psiche, lasciata forse per troppo tempo sotto la spada di Damocle di un’economia arida e priva di qualsiasi sentimento. Catturare sul campo i suoni per capire l’evoluzione di un ambiente naturale, la loro sparizione fino all’estinzione, come fa David Monacchi con il suo progetto Fragments of Extinction, dove registra in natura il progressivo evolversi del tempo delle foreste che perdono via via i loro suoni, di animali o di piante che si estinguono a causa del nostro invasivo, a volte criminale, modo di concepire la natura. Lo potrebbe ben testimoniare la scrittrice – e Forestale – Paola Favaro che si occupa anche lei in sito non solo di parlare agli alberi ma di proteggerli davvero.

Gli zatteri del Piave

Certo quel ponte metafisico che lega questa idea ci spinge anche oltre, ribadendo il ruolo di Venezia città aperta e cosmopolita per eccellenza iniziando dal suo entroterra di montagna. Vogliamo qui citare l’ambasciatore Luigi Maccotta coinvolto dall’irrefrenabile energia di Franco Avicolli e Roberto Carlon col progetto Micromega, centro poli-culturale non solo di scambio di saperi che fluttuano ricchi in Laguna di Venezia.

Un tempo si usava prelevare gli alberi dalle proprietà boschive per il legno necessario per la costruzione di pontili, banchine, ponti – infrastrutture, diremo oggi – per i cantieri navali in Arsenale. Allora gli Zatteri della valle di Zoldo ne erano il veicolo, erano gli ambasciatori del legno, uomini che spingevano i tronchi via fiume fino in Laguna di Venezia senza sprecare un solo filo di legno sulle loro zattere composte di tavole tagliate dei tronchi di varia specie. La Piave, che ne era la via principale,sfociava in Laguna arrivando davanti alle Fondamente Nove, con la zona retrostante, la famosa Barbarie delle Tolle come battezzarono l’area proprio a fianco all’Arsenale nel sestiere di Castello

…Siore e siori, ecco a voi l’equipaggio
di base: caporal manamaestro,a sinistradella prua;
caporal de manafant, a destra della prua; 
e doi dodagni,a poppa

I X Savi ne erano consapevoli, erano consapevoli dell’importanza ineludibile dello scambio e della convisione di idee, esperienze, culture, tecnologie. Il commercio non ne era la premessa ma l’esito.

Dare nuova forma a tutto questo, sarà possibile solo a condizione che vi sia una chiara e aperta visione condivisa e partecipata tra tutti coloro che vogliono condividere la propria esperienza. Una condivisione, uno scambio ininterrotto e vitale di storie, conoscenze, esperienze. Un flusso cognitivo ed esperenziale che dal bosco, dalla foresta, scende verso la Laguna, e viceversa.

Che i boschi abbiano alberi,
che cosa c’e di più naturale?
Che gli alberi abbiano foglie,
che cosa c’e di più evidente?
Ma che le fogli abbiamo le ali.
Ecco che questo è, per lo meno, sorprendente.
Volate, volate, begli alberi verdi.
Il cielo si apre su di voi.
Ma attenti all’autunno, fatale
stagione, quando le vostre migliaia
e migliaia d’ali,
tornate foglie,
cadranno.
[Edmond Jabès]

La bussola di questo gruppo eterogeneo di volonterose anime si dirige oltrepassando ogni nebbia lagunare, navigando magari dalle valli di Fiemme o di Zoldo fino all’Arsenale di Venezia ma oltrepassando la Laguna, fino all’Europa. Anche con l’aiuto della musica proprio grazie all’uso dell’abete rosso, quella risonanza che ha dato all’arte della costruzione degli strumenti musicali gli Stradivari, i Guarnieri di ieri e oggi dei Fazioli, in continuità col gesto iniziato agli albori dell’uomo.

Dall’eterea onda musicale all’onda d’acqua che fa scivolare i remi nelle forcole di Saverio Pastor. Con la sua mano incide sul legno la forma esatta ed essenziale di uno strumento per navigare che rappresenta forse l’equilibrio perfetto tra forma e funzione dell’opera dell’ingegno del maestro e dei maestri prima di lui, a partire da Giuseppe Carli chiamato da noi Bepi.

Forcole

Un mondo da raccontare. Con l’entusiasmo poetico di Paolo Bianchini, regista ottantottenne e amante come non mai amante della vita, che ai boschi e alle valli dedicherà un film.

Fiera e Festival delle Foreste

Una Scuola del Legno in Laguna ultima modifica: 2021-08-07T20:57:50+02:00 da SANDRO CASTAGNA

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