La Sicilia che arde

GIOVANNI LEONE
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[CATANIA]

Mi trovo in Sicilia da un paio di settimane: un soggiorno di fuoco. Infuocata è l’aria, da temperature costantemente assestate tra 39 a 44 gradi. Infuocata è l’Etna, che da mesi fa sentire la forza della natura illuminando la notte con fontane di lava e sommergendo di sabbia nera il territorio. Infuocata è la terra, accesa da allevatori banditi che bruciano boschi o da semplici da fumatori distratti e incoscienti, alimentata dalla temperatura e agevolata dall’incuria. Il fuoco parte ormai anche per autocombustione, uccide gli animali, assedia fattorie insediamenti rurali, corre lungo strade ricche di sterpaglie secche per la scarsa manutenzione e s’insinua in città, entra dentro le case, come qualche giorno fa in via fossa della creta a Catania.

Il capo del dipartimento della protezione civile, Fabrizio Curcio, ha chiarito che è di competenza regionale il contrasto attivo al rischio d’incendio, che non vuol dire spegnimento ma azione regolare e sistematica sul piano della prevenzione prima e poi anche su quello della protezione, con sorveglianza e vigilanza, mentre allo Stato spetta il coordinamento del soccorso aereo quando le regioni non riescono a far fronte alle emergenze con le proprie forze. Insoddisfacente la risposta indiretta del presidente Nello Musumeci che lamenta l’annullamento di ben due gare per acquistare mezzi per il servizio antincendi: se sono state annullate vuol dire che non si è stati capaci di espletarle correttamente queste gare, dobbiamo smetterla di evocare difficoltà procedurali e di giocare a scarica barile.

Un jet da combattimento F-35 ci costa come 4 Canadair per gli interventi sugli incendi. Un’ora di volo di un F-35 ci costa 40.000€, quella di un Canadair 6000€. [da Twitter: @GassmanGassmann]

Vanno individuate le responsabilità e bisogna trarne le conseguenze, sia sul piano tecnico che politico: i funzionari non idonei alle funzioni affidate loro devono essere messi a far altro; i dirigenti incapaci di far funzionare i loro uffici devono essere spostati ad altro incarico; gli amministratori incapaci di amministrare? A casa. Inutile evocare poteri speciali, commissari e procedure straordinarie. La seconda ragione portata dal presidente Musumeci è la stessa di tutti i suoi predecessori, ma non convince: con decine d’incendi appiccati non c’è prevenzione che tenga. Affermazione lapalissiana, ma si ferma agli effetti e non indaga le cause: se appicco il fuoco vuol dire che posso trarne vantaggi, e sono quegli interessi che vanno colpiti, se non è remunerativo smetto di accendere roghi, se invece posso averne vantaggi con maggiori superfici per l’allevamento o il pascolo, per colpire aree protette o per ottenere cambi di destinazione d’uso, continuerò ad appiccare il fuoco.

Al di là di questo qui, comunque, l’emergenza c’era e a tutto campo Lo Stato è venuto in soccorso con il riconoscimento dello stato di mobilitazione e l’invio di 33 squadre di soccorso composte da vigili del fuoco e volontari della Protezione Civile, giunti da Emilia-Romagna, Friuli, Veneto, Trento, Bolzano, Piemonte e Lombardia.

La prima ad arrivare nell’isola è stata la colonna di Trento, pompieri, uomini della forestale e della protezione civile: “quando un bosco brucia ci riguarda tutti, è la nostra casa a bruciare” ha detto uno di loro appena sbarcato. Chapeau.

Questa è l’unità d’Italia, unità di coscienze, peccato vada inquadrata in una questione meridionale che non si è mai voluto risolvere e anzi si è fatto di tutto per aggravare, un tema che andrà prima o poi affrontato e non può essere liquidato facendo ricorso all’endemico disordine del meridionale indisciplinato. Tanti meridionali hanno fatto l’Italia, sia nel periodo del boom industriale che ancora oggi, molti sono sparsi per il mondo dove dimostrano con profitto di possedere abilità, capacità e qualità, sono costretti però a lasciare la loro terra perché mancano le condizioni per crescere riduttivo pensare che possa essere una questione di mera mentalità, c’è dietro una volontà precisa. Ma questa è un’altra storia tutta da scrivere senza sminuirla con una generica evocazione dei poteri forti né ricorrendo alla macchietta del terrone bifolco.

La Sicilia che arde ultima modifica: 2021-08-08T11:11:56+02:00 da GIOVANNI LEONE
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