Far finta de’ pomi

È ora di lasciare da parte gli ideologismi da "anime belle". La questione è semplice e la strada una soltanto: la salvaguardia ambientale.
GIOVANNI LEONE
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Far finta de’ pomi è espressione d’uso comune nel veneziano parlato. Denota il distacco e il disinteresse di chi, non volendo affrontare i problemi, allontana la loro risoluzione… o dice di volere una cosa e ne fa un’altra. Sembra questo il caso di Venezia-laguna. Il dibattito del 5 agosto in Senato per la conversione in legge con modificazioni del decreto-legge 20 luglio 2021, n. 103, recante “Misure urgenti per la tutela delle vie d’acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia, nonché disposizioni urgenti per la tutela del lavoro” è stato disarmante. Luoghi comuni (“com’è bella Venezia”) e semplificazioni da manuale tascabile (“la laguna trasformata dall’uomo, con deviazione di fiumi e scavo di canali per consentire la navigazione”, come se gli attuali giganti del mare fossero paragonabili alle galee o ai brigantini). L’ambiente? Termine pericoloso. Meglio la sostenibilità-prezzemolo, aroma profuso in abbondanza, per appianare peculiarità e sfumature.

S’ode a destra uno squillo di tromba (ed ecco la sen. Toffanin affermare che “Per Forza Italia la tutela e la sostenibilità ambientale vanno a braccetto con la sostenibilità economica e sociale”) a sinistra risponde uno squillo (ed ecco il sen. Ferrazzi dire “…il tempo delle parole è esaurito e il nostro compito dev’essere quello di tenere insieme la sostenibilità di Venezia e della laguna che, come diciamo sempre, è sostenibilità ambientale, lavorativa, economica e sociale. Nelle chiacchiere siamo sempre d’accordo, nei progetti operativi dobbiamo avere la capacità di farlo.”).

Foto di Sandra Stocchetto

Il fantasma dell’ambientalismo come ideologia e come ostacolo al progresso è stato sventolato a destra e a manca, gettando una luce sinistra sulla politica tutta, sempre più distante dalla realtà: sull’ambiente si gioca la partita più importante che non è di destra o sinistra, ma ci riguarda tutti. Che il “progresso economico” non sia sinonimo di “progresso tout-court” è assodato. Nessuno può negare che il sogno di un porto industriale, a servizio di un polo chimico, dentro a un ambiente delicato come quello lagunare, si sia rivelato un incubo. Ora occorre pensare nuovamente alla riconversione di quell’area in modo organico e nuovo e la ZLS è una buona occasione per farlo, a condizione di non confondere capra e cavoli, vendendo la pelle dell’orso prima di averlo catturato, come nel caso dell’idrogeno, fonte di energia pulita di cui va ancora risolta la modalità di estrazione e lo stoccaggio in condizioni di sicurezza. L’UNESCO ha stigmatizzato la scelta di localizzare un deposito di GPL a Chioggia, chissà cosa direbbe di un deposito d’idrogeno. Il profitto prioritario a cui puntare è oggi quello ambientale, per la sopravvivenza. Affermazione non ideologica, ma ormai lapalissiana ed è inutile invocare la “complessità”. Questa è una questione semplice e comprensibile anche alle scuole elementari.

“Siamo intervenuti nel tentativo di superare ogni ideologismo, ogni settarismo, ogni visione di parte, ogni bandierina ideologica, cercando di fare quello che hanno fatto i nostri antenati, e cioè tenere insieme la complessità, che è esattamente il compito di chi si dice e si pensa dirigente politico” dice il sen. Ferrazzi, a cui si aggiunge il sen. De Carlo “…lo si fa potenziandone il porto, non con visioni fantascientifiche mascherate da tutela dell’ambiente”, il sen. Mallegni “Perdonate questa digressione ironica, ma dobbiamo essere estremamente attenti a ciò che facciamo. Dobbiamo agire con senso di responsabilità e non con l’ideologia che ogni tanto viene agitata e spesso iniettata anche in queste Aule”. Si arriva addirittura a far passare di sottecchi un emendamento milionario a favore dell’ILVA di Taranto, mentre si boccia l’emendamento che assicuri la realizzazione degli interventi nel rispetto dei piani di gestione delle acque e dei piani di gestione del rischio alluvioni. Convergenza sull’approvazione dei superpoteri al commissario, autorizzato ora a operare in variante del Piano Regolatore Portuale, con potere di revisione, estensione e integrazione delle concessioni… tutto ciò nel quadro di un progetto temporaneo. 

ILVA, Porto Marghera, il tempo sembra andare alla rovescia, verso una concezione del lavoro come unica priorità sociale, sull’altare del quale sacrificare impunemente sicurezza, salute, e ambiente, tutte priorità sociali di pari rango. L’interesse prevalente degli “eletti” sembra essere quello di intercettare consensi nei loro territori di provenienza, con misure tangibili e finanziamenti, quando avremmo invece bisogno di strategie a breve, medio e lungo termine, inquadrate in una visione in prospettiva, coerente e flessibile al tempo stesso, capace di adattarsi all’evoluzione delle circostanze.

Far finta de’ pomi ultima modifica: 2021-08-11T17:02:25+02:00 da GIOVANNI LEONE

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