Afghanistan e Iran. La questione hazara

Teheran si trova di fronte alla necessità di bilanciare i forti legami con la locale comunità sciita e mantenere un rapporto diplomatico con i talebani, nuovi padroni a Kabul.
TOMMASO BRAIT
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Nel caos della ritirata del personale delle ambasciate occidentali a Kabul, con l’arrivo dei Talebani nella capitale afghana, sono rimaste operative solo cinque rappresentanze diplomatiche: quelle di Russia, Cina, Pakistan, Turchia e Iran. È chiaro come queste nazioni, non afferenti alla sfera occidentale delle forze occupanti, siano già da tempo in contatto con i talebani, e per il momento non abbiano alcunché da temere per il loro personale diplomatico.

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L’Iran però, a differenza delle altre nazioni rimaste a Kabul, ha la necessità di elaborare velocemente una strategia sul suo futuro approccio nei confronti dei talebani. 

Questo a causa delle immediate conseguenze che la caduta di Kabul ha sulla situazione interna in Iran.

Inoltre, questa strategia non può prescindere dalla necessità di bilanciare i forti legami dell’Iran con la comunità sciita minoritaria hazara, originaria dell’Afghanistan centrale, e di mantenere un rapporto diplomatico con i talebani, nuovi padroni dell’Afghanistan. 

Gli hazara hanno partecipato, all’interno della divisione Fatemiyoun, all’intervento militare iraniano in Siria, a protezione della popolazione sciita e a sostegno del governo di Assad. Grazie a questo loro attivismo sul fronte siriano, e anche alle precedenti lotte contro i talebani, si sono guadagnati un posto d’onore fra gli alleati di Teheran.

A bordo di quest’auto c’erano civili in viaggio da Daykundi a Kabul. “Ieri quando stavamo passando dal distretto di Nirkh nella provincia di Maidan i talebani dopo aver visto che eravamo #Hazara, hanno lanciato un missile RPG sulla nostra auto uccidendo 5 persone e ferendone 7”, ha detto un sopravvissuto. [da Twitter, 7 agosto 2021:@basirahang]

La politica iraniana in Afghanistan dovrà continuare a sostenere gli hazara senza però compromettere le attualissime questioni interne che saranno oggetto di discussione con i talebani: l’afflusso di profughi afghani in fuga e l’approvvigionamento idrico che, dai fiumi dell’Hindu Kush, alimenta gli acquedotti dell’Iran centro-meridionale.

Per Ebrahim Raisi, neoeletto presidente dell’Iran, che ha promesso in campagna elettorale come la rinascita economica dell’Iran sarà la priorità della sua agenda politica, governare gli ultimi sviluppi in Afghanistan, che è uno dei maggiori partner commerciali dell’Iran, è una parte cruciale e difficile della sua politica estera.

Ci sono crescenti preoccupazioni all’interno del governo iraniano che i talebani possano attuare una dura e sanguinosa repressione degli hazara afghani, che potrebbe innescare un’instabilità regionale e avere effetti pronunciati sull’economia dell’Iran, compromettendo una crescita economica sempre più necessaria dopo la ripresa unilaterale delle sanzioni statunitensi e delle conseguenze economiche e sociali della pandemia.

I segnali contrastanti provenienti da Teheran sul loro disegno strategico in Afghanistan possono essere un segno del pragmatismo iraniano oppure un segnale di una divisione profonda all’interno del governo, tra i sostenitori della linea dura, allineati con il leader supremo, e gli iraniani riformisti critici di Ali Khamenei. 

Più probabile, però, che l’Iran sia in prudente attesa – in modo da non esporre i loro fedeli alleati hazara – per sviluppare, insieme a Cina e Russia, una strategia comune per i prossimi anni.

Afghanistan e Iran. La questione hazara ultima modifica: 2021-08-17T11:46:30+02:00 da TOMMASO BRAIT

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