Ma quanti prodotti, e tutti di Marca

Quella di Treviso - la Marca Trevigiana - è la prima provincia in Italia per la “Dop-economy”. Un ricco paniere di eccellenze agricole e agroalimentari che deliziano i palati di tutto il mondo.
ALFREDO BAGGIO
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[TREVISO]

Da un rapporto Ismea-Qualivita del 2019 – l’ultimo che contempli una classifica di questo tipo – la Marca Trevigiana “gioiosa et amorosa” è la prima provincia in Italia per la “Dop-economy”, con un impatto economico su Food e Wine di 1,8 miliardi di euro, seguita da Parma e da Verona. Un ricco paniere, insomma, di eccellenze agricole e agroalimentari che deliziano i palati di tutto il mondo. Il Veneto stesso è tra le regioni più virtuose in questo frangente, in particolare nel settore vitivinicolo con il nostro amatissimo prosecco, le cui bolle sono apprezzate in ogni angolo del globo. E nella nostra regione ci sono due Distretti del cibo, il secondo inaugurato proprio a Treviso meno di un anno fa.

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Cosa sono i “Distretti del cibo”, intanto? La definizione è recuperata direttamente dal sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali:

I Distretti del cibo, costituiscono un nuovo modello di sviluppo per l’agroalimentare italiano. Nascono infatti per fornire a livello nazionale ulteriori opportunità e risorse per la crescita e il rilancio sia delle filiere che dei territori nel loro complesso. Si tratta di uno strumento strategico mirato a favorire lo sviluppo territoriale, la coesione e l’inclusione sociale, favorendo l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale. I Distretti hanno come obiettivo anche la sicurezza alimentare, la diminuzione dell’impatto ambientale delle produzioni e la riduzione dello spreco alimentare. Altro scopo fondamentale è la salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari.

Istituiti con la legge 205 del 27 dicembre 2017, i Distretti sono una conseguenza degli orientamenti dell’Unione Europea per gli aiuti di stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali. Omologhi, ma su scala nazionale, ai finanziamenti messi a disposizione con il Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e ottenuti con il Psr (Piano di sviluppo rurale) delle singole regioni che ne facciano richiesta, i Distretti nascono da un accordo diretto tra il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il soggetto proponente, che, nel caso di quello trevigiano, si tratta del Gal (Gruppo azione locale) Altamarca. Una differenza sostanziale tra i fondi europei e quelli statali garantiti dai Distretti è che, per i primi, la richiesta può essere avanzata dal singolo agricoltore che rispetti le direttive del Psr, mentre i secondi saranno concessi a seguito di una richiesta collettiva dei soci, la cui somma totale deve contenersi tra i quattro e i cinquanta milioni di euro, “ed è qui che sta la vera sfida“, dichiara Giuseppe Carlet, presidente Gal Altamarca e del nuovo distretto.

La costituzione di quello trevigiano è avvenuta il 16 dicembre 2020, ma la promozione del progetto è potuta concretarsi solamente quest’estate a causa delle complicazioni legate alla pandemia. Accanto a Gal Altamarca, hanno aderito, sulla base delle direttive regionali, anche altre associazioni di categoria, quali Coldiretti, Confagricoltura e Confederazione Italiana Agricoltura e la Confcooperative. Insieme a loro oltre cento aziende agricole, tredici consorzi di tutela e società cooperative, diciassette soggetti dell’indotto agroalimentare compresi due enti di ricerca e ben ventotto comuni. L’ambito operativo del Distretto infatti è l’intero territorio regionale, nell’ottica di un interrelazione e interdipendenza produttiva delle varie imprese e associazioni implicate. Il progetto rappresenta un’azione aggregante più ampia rispetto a quella già prevista e riconosciuta dalle normative di settore e dal diritto nazionale, è quindi auspicabile che il numero di soci continui ad aumentare sempre di più, fino a creare una fitta rete di collaborazione tra realtà grandi, medie e piccole.

Uno degli obiettivi preminenti, in accordo con il sentimento globale, è quello di avviare progetti di ricerca e innovazione, sui temi della sostenibilità e della biodiversità, di nutrizione, salute e nutraceutica. È sentito fortemente il bisogno di un modello di gestione sostenibile delle risorse, nella tutela del verde e del paesaggio, per la sicurezza alimentare, per la responsabilità sociale e d’impresa e infatti molte degli enti soci avevano seguito una strada green prima ancora di aderire agli accordi di distretto. “Stiamo lavorando in maniera innovativa, per le aziende che devono capire che c’è una necessità di adeguarsi a un codice etico che sia più che mai attento alla questione ambientale”, scandisce Carlet.

Giuseppe Carlet

Considerato l’elevato numero di prodotti a marchio di riconoscimento comunitario, il trevigiano si caratterizza per la numerosa presenza di consorzi di tutela dei relativi prodotti (Radicchio rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco, asparago di Cimadolmo Igp, asparago di Badoere Igp, Casatella Dop e della Mozzarella Stg, del Marrone di Combai Igp, del Marrone di Monfenera Igp oltre che dai vini dei colli di Conegliano Doc e Docg e del Prosecco Superiore Asolo Montello Docg, il raboso e i vini del Piave) e da una grande quantità prodotti tradizionali e tipici quali i formaggi del Grappa (Morlacco e Bastardo), del Monte Cesen e del Cansiglio, il miele e la sopressa di Altamarca, la mela di Monfumo, il biso de Borso, ecc., oltre alle piccole produzioni locali e alle specificità della cucina come lo spiedo d’Altamarca e altre ricette tipiche.

Già prima che l’epidemia imperversasse in tutta la sua violenza, il settore era in costante ascesa. Lo sarà ancora di più nei mesi a venire durante i quali , da un lato probabilmente crescerà l’attenzione per i prodotti alimentari a km zero e, dall’altro, il venir meno della possibilità di fare vacanze e viaggi lontani dalla propria residenza, nonché la crisi del settore alberghiero, spingerà sempre più persone a visitare e conoscere i territori locali o limitrofi. Ecco quindi che l’ottimo binomio “territorio-prodotti tipici” definisce un circolo virtuoso in base al quale, mediante la promozione dei prodotti a riconoscimento comunitario, si promuove il territorio stesso ed è in questo scenario che il mondo rurale e, con esso, quello agricolo, acquistano nuove funzioni e sono chiamati a instaurare un nuovo florido rapporto con la società urbana.

Ma quanti prodotti, e tutti di Marca ultima modifica: 2021-08-20T01:10:07+02:00 da ALFREDO BAGGIO
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