Allora l’immortalità non esiste…

Se è morto Charlie Watts, ritmica degli Stones e della nostra ribellione…
MARIO SANTI
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Loro Sono parte della mia vita.

Intanto perché c’ero a concerti dei Rolling Stones che hanno accompagnato passi anche importanti della vita e mia (e non solo mia).

A Roma il 29 settembre 1969: concerto e poi treno per il primo giorno di scuola della V ginnasio.

A Torino, quell’11 luglio del 1982, al concerto anticipato alle 15 per farci vedere alle 21 la finale dei mondiali di calcio di Spagna tra Italia e Germania, quando un Mick Jagger in trance da Simpathy for the devil predisse la vittoria azzurra per 3 a 1…

C’ero a Milano il 10 giugno del 2003 quando festeggiai il mio compleanno con mio cognato Leonardo invadendo alla ricerca di un parcheggio una corsia urbana in contromano; per fortuna bloccati dalla polizia prima di incontrare altre auto con l’unica conseguenza di un mese di sospensione della patente. Andammo al concerto e ci pensammo dopo…

C’ero ancora a Milano l’11 luglio 2006, secondo mondiale di calcio vinto dall’Italia con gli Stones. Questa volta il giorno prima, il che dette la possibilità a Marco Materazzi di venire a festeggiare sul palco.

C’ero infine a uno degli eventi più spettacolari cui abbia assistito in via mia – il grande concerto del Circo Massimo nella Roma del 22 giugno 2014.

E poi perché, senza essere un rockettaro serio, posso dire di aver avuto SOLO con i Rolling Stones una frequentazione lunga e costante, mai banale, sempre eccitante. Una passione…

Epidermica, percettiva, fisica prima che musicale (in questo senso solo la taranta è qualcosa di paragonabile).

Quello che mi prendeva e mi prende è sentire in questa musica tutta la forza e l’energia del mondo.

Una colonna sonora che mi ha portato (e ha portato una generazione) sulle vie della ribelliione.

E si riapra pure la polemica, ma ribadisco il concetto che per chi aveva vent’anni negli anni Settanta del secolo scorso, i Beatles erano mammolette riformiste e gli Stones il sound della rivoluzione. 

Non eravamo soddisfatti. Abbiamo lottato per cambiare: I can’t get no) Satisfaction è stato il nostro mantra e il nostro simbolo.

Riascoltatela ora. E vi accorgerete che lì lui, Charlie, c’è.

In Satisfaction (ma non solo li – si ascolti Paint i black – si ha un esempio di come i grandi pezzi del gruppo sono sostenuti in modo essenziale .- cioè stanno in piedi – grazie all’incalzare della ritmica e del sapiente trascinamento della batteria. 

Cioè gli Stones sono durati sessant’anni (e “chiudono” con la morte di Charlie) come eccezionale gruppo capace di (ri)generarsi sempre. 

Un miracolo reso possibile soprattutto da due fattori: la sregolata genialità di Jagger – Richard, che ha contribuito a renderli irripetibili e la ritmica collante di Charlie Watts , che li ha resi possibili . 

Non per caso dal 1963 al 2021 è stato con la sua batteria, con il duo Jagger Richard, il terzo dei componenti fissi della band. Attorno ai quali si sono succeduti basso e chitarre (dalla morte del grande Brian Jones a Mick Taylor e Bill Wyman, fino a Ron Wood – con la costante presenza collaborante del piano di Ian Stewart).

Al Circo Massimo nel 2014 credevo di vederli per l’ultima volta.

Invece hanno continuato e stavano preparando ancora un nuovo tour.

A sancire la loro immortalità.

Invece hai sfatato un altro mito, Charlie, rocker e jazzista capace di incarnare eleganza e scatenatezza.  

Hai dimostrato che anche i grandi possono morire.

Charlie è morto. Viva Charlie Watts.

I Rolling Stones sono finiti, viva i Rolling Stone.

Sta a noi portare il loro ricordo mantenendo viva una capacità di ribellione…

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Allora l’immortalità non esiste… ultima modifica: 2021-08-26T15:12:48+02:00 da MARIO SANTI
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