A doge donato non si va per il sottile…

… basta che serva per una foto con Luca Zaia.
FRANCO MIRACCO
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Luca Zaia si è ben addestrato nell’arte del ventriloquo al solo, estroso scopo di interpretare e far comparsa in ruoli più prestigiosi di quello di presidente della Regione del Veneto, forse ritenuto dallo stesso insufficiente, ma che da anni ricopre a Palazzo Balbi. Gran infettivologo e medico a tutto campo nei mesi durissimi dell’epidemia; ineguagliabile anticipatore – a volte si direbbe un tantino scoperto – delle scelte del presidente Draghi, che credo si diverta non poco con queste sue imitazioni esibite in salsa zaiesca; e sul finir dell’agosto, quasi ingonfalonato in un simil vessillo della post Serenissima, ecco il presidente regionale, soddisfatto e redimente in nome e per conto del popolo veneto, mentre ufficializza “il ritorno a casa” di un busto dogale. Ed è qui che Zaia si lascia andare nelle vesti del redimente, ossia del riscattante, in un eccesso celebrativo che lo scorso 24 agosto gli fa dire: “È una giornata storica, viene donato al Veneto un maltolto”.

Il busto in marmo del doge Giovanni II Corner, 1647-1722

Quando qualcuno nella laguna dell’arte accenna a un maltolto, è chiaro: si riferisce alle razzie napoleoniche. Ma chi si è occupato sulla scena del mercato dell’arte del busto dogale non lo dice affatto. Dice piuttosto quel che si dice nel far correre l’asta:

l’alta qualità esecutiva è la cifra di questo ritratto marmoreo, un capolavoro della scultura veneziana degli inizi del XVIII secolo (…). Scultura che quasi certamente proveniva da Palazzo di San Polo.

Dettaglio del volto del doge Giovanni II Corner 

Nel passare oltre quell’incerto Palazzo di San Polo, c’è ancora qualche altro inciampo nella scheda della vendita all’asta di un busto in marmo ritenuto essere quello del doge Giovanni II Corner. In quella scheda, firmata da Levorato Dino, di sicuro compaiono due errori. Il primo attribuisce il nome di Ludovico Nanin all’ultimo doge che, come si sa, di cognome faceva Manin, un peccatuccio da nulla. Non così quello che, sbadatamente, assegna a Giandomenico Tiepolo il “celeberrimo ritratto” del doge Corner, che gli storici dell’arte sanno essere invece opera giovanile di Giambattista Tiepolo. In ogni caso questo ritratto del doge Corner, più che “immaginato” in marmo, non sembra appartenere al XVIII secolo, dato che la scultura si sviluppa col sottolineare le caratteristiche “reali” di una fisiognomica idealizzante, più che prossima al monumentino in memoria caro all’Ottocento, e che ritroveremo nei busti risorgimentali sul Gianicolo o in quelli del Panteon Veneto.

I busti dei dogi Nicolò Marcello e Alvise Contarini dello scultore ottocentesco Luigi Zandomeneghi

Ciò nonostante nel nostro Ottocento accademicamente si facevano buone cose, tra l’altro molto simili al dono, in odore venetista, fatto dagli albergatori veneziani e da altri al presidente Zaia. Rivelatore e non sottovalutabile il dettaglio del peduccio decorato con lo stemma Corner, assolutamente uguale ai due peducci a sostegno dei dogi Marcello e Contarini, opere dello scultore ottocentesco Luigi Zandomeneghi e conservate alla Querini Stampalia. Dunque, verosimilmente potrebbe essere opera dell’Ottocento il doge donato alla Regione per via di quel realismo pre-fotografico che lo avvicina all’Andrea Dandolo scolpito nel 1861 da Lorenzo Larese Moretti o al doge Renier dello scultore Marco Pasato (1858-1859).

Insomma, a datare queste sculture (soprattutto quella del doge donata alla Regione) è una evidente scrupolosità veristica, tipica di autori cronachisti di un XIX secolo artisticamente più che attardato. Messa da parte la datazione agli inizi del Settecento e tanto più l’attribuzione alla bottega dei Bonazza della scultura “tornata a casa”, la pratica del donare opere d’arte per davvero significative è impulso culturale e sociale che va sostenuto e apprezzato. Se ne vale la pena, ben s’intende. Così come ne valse la pena eccome, molti anni addietro, l’acquisto da parte del Comune di Venezia di due capolavori del Canaletto più eccelso, oppure il felicissimo recupero nel 1986 dell’album dei disegni di Palma il Giovane, e, ancora, l’arrivo in Palazzo Balbi di un grande affresco del Veronese.

Immagine di copertina: Il presidente Luca Zaia sta per svelare il busto in marmo del Doge comprato all’asta. Immagine in basso: L’opera consegnata al presidente della Regione da Marco Michielli, Vittorio Bonacini, dell’Associazione Veneziana Albergatori, e dal professor Antonio Scipioni, del Comitato per il recupero del busto.

A doge donato non si va per il sottile… ultima modifica: 2021-08-28T13:22:47+02:00 da FRANCO MIRACCO

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