“All’infuori del tempo”. Le Orme, star internazionali, gloria veneziana

2021: torna ai primi posti tra gli album più venduti in Italia “Collage” delle Orme, grazie all’edizione rimasterizzata che festeggia i cinquant’anni dalla prima pubblicazione.
GIOVANNI SAMPAOLO
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È certo un record il successo della riedizione di Collage per il cinquantenario, ma non si spiega semplicemente con l’occasione celebrativa. Perché questo disco del lontano 1971, il primo LP italiano interamente progressive, ha tuttora un impatto dirompente.

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Registrato in sole due settimane, Collage trasmette in modo bruciante e poetico tutta la carica di tre ragazzi veneziani che l’anno precedente erano andati alle fonti del nuovo rock più sperimentale. Col loro furgone finestrato Fiat 238 si erano avventurati fino all’epocale festival dell’Isola di Wight, dove avevano visto esibirsi Jimi Hendrix, gli Who, i Doors e avevano assistito all’esordio di Emerson, Lake & Palmer, scorgendo il profilarsi di un mondo nuovo. Con Collage, Le Orme partono alla conquista di nuovi territori di creatività con un entusiasmo ancora oggi contagioso.

Collage (1971): Tony Pagliuca, Michi Dei Rossi, Aldo Tagliapietra

Si apre allora quel breve e prodigioso giro d’anni in cui in Italia sono censiti non meno di cinquecento gruppi di rock progressivo. Ma su tutti svetteranno – anche per notorietà internazionale – la Premiata Forneria Marconi, il Banco di Mutuo Soccorso e appunto Le Orme. Il pubblico giovane, protagonista della rivoluzione culturale dei primi anni Settanta, vuole questa musica innovativa e difficile, in gran parte strumentale, ambiziosa e imprevedibile, la compra, affolla i concerti e i festival che spuntano in tutta la penisola. Le case discografiche spalancano le porte al nuovo.

In questo panorama movimentatissimo e labirintico, fra una tale miriade di complessi musicali la supremazia delle Orme si deve a un equilibrio – raramente raggiunto dagli altri gruppi – fra l’impeto sperimentale da un lato e, dall’altro lato, la grazia compositiva della forma-canzone, dell’idea musicale compiuta. Lo si vede molto bene nel successivo album Uomo di pezza (1972), collana di perle di estrema raffinatezza che si avvale, come già Collage, di un sapiente produttore come Gian Piero Reverberi. Le funamboliche tastiere di Tony Pagliuca, ora trascinanti, ora lunari e arditamente visionarie, le calde chitarre acustiche e le linee contrappuntistiche del basso di Aldo Tagliapietra con la sua voce limpida, a volte resa più graffiante dal Leslie, il drumming estroso e preciso di Michi Dei Rossi costituiscono la piattaforma di un sound aperto a infinite alchimie.

Aldo Tagliapietra al basso

Va notato che i testi delle Orme osano spesso toccare temi scioccanti o tabù, come la morte di una ragazza per overdose (Morte di un fiore), la condizione di una pazza rinchiusa in manicomio (Figure di cartone), l’aborto clandestino (La fabbricante d’angeli, ben sette anni prima del relativo referendum), una traumatica perdita della verginità nella famosa Gioco di bimba, in cui molti hanno voluto vedere la storia di uno stupro. Ma la cifratura poetica conferisce a queste materie sconvolgenti una rarefazione a tratti fiabesca.

E il fiabesco-surreale si fa quasi trascendente con Felona e Sorona, del 1973. Le Orme osano il concept, l’album è infatti un’unica suite che drammatizza l’eterna lotta tra il Bene e il Male proiettandola nello spazio cosmico. Nell’ampio disegno si susseguono momenti di tensione e stupefatta attesa (Sospesi nell’incredibile è il titolo del primo segmento), tante fasi trapassano l’una nell’altra, l’abbagliante luminosità e la lenta, cupa oscurità si alternano e si intrecciano in una rincorsa di idee musicali inesauribili fino all’ultimo brano dal titolo metafisico di Ritorno al nulla.

Michi Dei Rossi alla batteria

Unanimemente considerato il capolavoro delle Orme, il disco ebbe presto un’edizione in inglese pubblicata dalla Charisma, l’etichetta dei Genesis, a seguito di un trionfale tour britannico che portò il gruppo nei templi del rock come il Marquee di Londra, il club dove avevano suonato i primi Rolling Stones, Jimi Hendrix, i Pink Floyd, i Jethro Tull e tanti altri.

A questo punto la fama delle Orme è allo zenith, e lo può dimostrare – per fare un esempio – il successo di un loro album come In concerto (1974), il primo disco dal vivo che sia stato prodotto nell’universo del rock italiano, un altro primato. Il primo lato è interamente occupato da un brano strumentale inedito in due parti, con solo una breve strofa cantata. Nonostante la qualità fonograficamente molto insoddisfacente della registrazione (i tre musicisti ne avevano autorizzato la distribuzione solo se il prezzo di vendita fosse stato ribassato, cosa che non fu), anche questo live arriva primo nella classifica degli LP.

Tony Pagliuca alle tastiere

Eppure, invece di adagiarsi su una popolarità che ha conquistato il grandissimo pubblico, il gruppo va ancora oltre e crea quello che è forse, per l’ascoltatore, il più impegnativo dei suoi dischi, recuperando l’immediatezza di Collage, ma coniugandola con la complessità compositiva maturata nel frattempo: si tratta di Contrappunti (1974), album ‘live in studio’, musica al quadrato, con un titolo programmatico che parla di polifonia: è rock colto, che elargisce fughe per moog, Notturni, micidiali tempi dispari, allucinati viaggi in India, ma senza perdere mai di vista la stella polare delle Orme, quella ‘cantabilità’ di un’idea musicale che prende il cuore. 

Le Orme al Marquee di Londra nel 1973.

A metà degli anni Settanta, però, i tre sono fra i primi ad avvertire che il vento sta cambiando. La grande utopia rock va morendo. E come per uno spirito di contraddizione vanno a Los Angeles per realizzare un album, Smogmagica (1975), in netta controtendenza col vento delle mode: introducono infatti nel gruppo un grande chitarrista rock-blues come Tolo Marton, che in seguito sarà addirittura vincitore del premio Hendrix a Seattle. Smogmagica non nasconde il tormento dei primi segni di crisi, ma proprio Marton lascia un forte segno, per esempio in uno dei brani più belli della musica popolare italiana come Amico di ieri. E Immensa distesa è un’altra canzone che vale l’album, il quale, solo in prevendita, vende ben centomila copie.

Le Orme con Keith Emerson

Della produzione delle Orme negli anni che seguono, sempre più riorientata – si potrebbe dire – verso un genere che coniuga la forma-canzone con gli arrangiamenti strumentali di altissimo livello, si deve menzionare perlomeno l’LP Verità nascoste (1976), ma soprattutto la coraggiosa svolta acustica e cameristica alla fine degli anni Settanta. Proprio mentre la massa del pubblico si volge alla disco music e la frangia underground aderisce alla rivolta del punk, Le Orme si dedicano agli studi musicali nel senso più classico. Tagliapietra, già diplomato in teoria e solfeggio, impara a suonare il violoncello, Michi Dei Rossi studia percussioni, marimba, vibrafono e glockenspiel col Maestro Eddy De Fanti del teatro La Fenice, il tastierista Tony Pagliuca, lasciati da parte i suoi synth, studia pianoforte con Aldo Casati a Venezia..

Le Orme coi Genesis (a sinistra: Michi dei Rossi; in basso da sinistra: Tony Pagliuca e Aldo Tagliapietra; al centro Peter Gabriel)

Addirittura Germano Serafin, il nuovo chitarrista (trevigiano come il suo predecessore Marton), impara a suonare il violino a livelli tali da essere assunto nell’Orchestra comunale di Treviso, prima della sua prematura scomparsa nel 1992. Da tutto ciò nascono le suggestive e modernissime tessiture sonore, assai più ritmico-armoniche e timbriche che melodiche, dell’LP Florian (1979). È una cifra stilistica che si ritroverà anche in produzioni successive, dalla Piccola rapsodia dell’ape (1980) a Venerdì (1982). E pochi sanno, a proposito, che già nel 1980 Le Orme si esibirono dal vivo come quartetto classico (piano, viola, violino e percussioni) eseguendo tra l’altro una versione da brivido di Felona e Sorona.

Ma questi album vendono sempre meno. Comincia una storia di contratti discografici non rinnovati, la fine della collaborazione con Reverberi, tour interrotti. Le Orme, anche come live band, hanno perso i teatri gremiti, vendono il loro grande impianto di amplificazione e suonano nelle feste patronali in giro per l’Italia. Inevitabile che, guardando al di là di quella sorta di ‘musica sacra’ che è il rock di ricerca, si debba fare i conti ora con la musica profana delle sonorità new wave di moda e dei motivi orecchiabili pop. Il gruppo veneziano sa fare anche questo, lo ha sempre saputo fare molto bene e con grande classe. Ma i compromessi coi gusti correnti, in particolare le partecipazioni a Sanremo, e il sostanziale disaccordo sulla linea musicale da seguire portano ai primi dissidi, alla defezione di Tony Pagliuca e poi anche a un primo scioglimento del gruppo.

Facciamo un grosso balzo in avanti: dalla metà degli anni Novanta nel mondo della musica a livello internazionale avviene un diffuso ritorno di interesse per il progressive coi suoi hammond, coi synth analogici, i virtuosismi e le grandi ambizioni compositive. In questa cosiddetta ondata neoprogressive Le Orme sono prive del carismatico Tony Pagliuca, ma c’è Michele Bon, che già nell’album Orme del 1990 ha supportato Pagliuca come tastierista e programmatore. Con musiche di Tagliapietra, Dei Rossi, Bon e Sartori, le Orme tornano alla poetica del rock progressivo.

Nasce così Il fiume (1996), un nuovo concept che raccoglie buoni riscontri, e dunque da qui il progetto si viene estendendo a una vera trilogia con Elementi (2001) e L’infinito (2004). In questi anni il gruppo dà molti concerti in Usa, Spagna, Brasile, Canada, Messico, Argentina e altrove. Dopo la Trilogia, però, Aldo Tagliapietra sceglie la carriera solista.

Che cosa fanno dunque Le Orme oggi? Il glorioso nome della band prosegue la sua storia con Michi Dei Rossi, 72 anni soltanto anagrafici, ragazzo rock senza età, incontestabilmente a tutt’oggi uno dei migliori batteristi italiani e non solo, nonché capacissimo organizzatore. A partire dal concept intitolato La via della Seta (2011), nel quale Venezia è la porta di uno scambio tra Oriente e Occidente e che ha ridestato l’interesse per il gruppo. Molto intensa è la loro attività live in cui il batterista, con Michele Bon alle tastiere, nel corso del tempo si accompagna ad altri musicisti sempre eccellenti: per fare un nome, Jimmy Spitaleri alla voce nel 2010-2012.

Michi Dei Rossi oggi

È interessante che la storia di un gruppo che sin dagli inizi ha conosciuto un grande turnover (già trent’anni fa erano passati nella band non meno di una decina di musicisti) si rinnovi oggi, per così dire, con Orme di terza generazione: gli ultimi acquisti della formazione sono giovani musicisti che nascono fans del gruppo e poi si trovano a farne parte: Federico Tich Gava, versatile tastierista di estrazione elettronica sperimentale che con le Orme suona principalmente il piano, e Luca Sparagna, voce, basso, chitarra e presenza scenica perfetti per dare nuovo smalto a questa avventura musicale.

Aldo Tagliapietra oggi

Aldo Tagliapietra, che tra l’altro da lunghi anni suona anche il sitar e studia la musica indiana (si ascolti per esempio la seconda versione di India delle Orme, quella del 1997), come autore solista ha pubblicato album importanti, di cui va menzionato almeno il bellissimo Nella pietra e nel vento (2012). Numerose anche le sue partecipazioni a dischi di altri artisti famosi, e per i più fortunati c’è sempre la possibilità di assistere a un concerto della Aldo Tagliapietra Band.

Quasi interamente dedito al pianoforte è Tony Pagliuca (salvo nelle collaborazioni, in cui è particolarmente richiesto al minimoog). Pagliuca scrive ultimamente soprattutto musica per orchestra e una forma di musica sacra attualissima, inoltre c’è grande attesa per la sua riscrittura orchestrale della suite Felona e Sorona delle Orme nei linguaggi della musica sinfonica moderna.

2021: La rivista “Prog Italia” celebra i 50 anni di Collage.

Vecchi e nuovi fan sognano, probabilmente invano, che i tre si ritrovino insieme su un palco: Aldo, Tony e Michi hanno fatto molta strada dalla Marghera degli anni Sessanta dove si trovavano per le prove, capitanati dal geniale Nino Smeraldi, fondatore del gruppo (“fu per le Orme un po’ quello che Syd Barrett è stato per i Pink Floyd”, ha scritto di lui Tagliapietra). Fecero la scelta controcorrente di suonare soltanto pezzi propri, in tempi in cui i complessi italiani proponevano solo cover di successi stranieri o comunque canzoni scritte da altri.

Fu così che venne fuori quel disco di culto che è Ad Gloriam (1969), gemma della psichedelia italiana intitolata così perché le giovanissime Orme sapevano che quel loro primo LP era troppo avanti, destinato a non vendere e fatto solo ‘per la gloria’ (mentre oggi una buona prima stampa dell’album è quotata sul mercato intorno ai 2000 Euro).

Nel 2001 il brano eponimo di Ad Gloriam è stato ripreso nella colonna sonora del film di Soderbegh Ocean’s Eleven / Fate il vostro gioco (con George Clooney, Brad Pitt e Julia Roberts), col titolo 69 Police. Ma va detto che delle Orme, fuori dei confini nazionali, sono uscite negli ultimi decenni bootleg giapponesi, edizioni sudamericane, lo splendido Live in Pennsylvania (2008, con DVD) e tanto altro. Quando il gruppo, qualche anno fa, si esibiva spesso all’estero, trovava un pubblico che da sempre lo considerava alla stregua degli Yes, dei Genesis e di Emerson, Lake & Palmer.

Oggi sono una leggenda, e anche motivo di orgoglio in particolare per i giovani musicisti del Nordest che praticano tutt’altri generi. Loro però hanno sempre conservato l’umiltà di artigiani veneziani. Aldo Tagliapietra per esempio è il fiero figlio di un soffiatore di vetro di Murano. La musica delle Orme è una forma molto lavorata, perfetta e conchiusa in se stessa, una musica senza tempo. Per citare Felona e Sorona: “La fine è il cerchio,/ Il cerchio è la vita/ E si distrugge per poi costruire/ Si aspetta sempre il nostro giorno/ Non cambia niente all’infuori del tempo”.

Ringrazio sentitamente Tony Pagliuca, Michi Dei Rossi, Tolo Marton, Luca Sparagna e Federico Tich Gava per la consulenza. Le valutazioni e opinioni su cinquant’anni di storia del gruppo contenute nell’articolo sono, com’è ovvio, soltanto mie.

Tony Pagliuca con l’autore.

Immagine di copertina: Le Orme negli anni Settanta

“All’infuori del tempo”. Le Orme, star internazionali, gloria veneziana ultima modifica: 2021-08-28T13:54:49+02:00 da GIOVANNI SAMPAOLO

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4 commenti

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margherita 29 Agosto 2021 a 11:30

grazie di aver ricordato che chi inventò LE ORME è stato Nino Smeraldi

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Antonio Pagliuca 2 Settembre 2021 a 23:07

Scrivere le fasi più importanti di una lunga e gloriosa storia musicale in modo cosi amorevole e sintetico non è facile. Soprattutto se si tratta di un gruppo che ha più di cinquanta anni di vita. Riuscire in questa impresa poteva farlo solo un grande scrittore e appassionato della musica progressive e delle Orme. Un caloroso applauso all’illustre professore Giovanni Sampaolo ed un dovuto ringraziamento all’editore di questa importante testata culturale.

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virgilio 3 Settembre 2021 a 19:09

un articolo preciso e piacevole da leggere.

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Dianella Azzena 4 Settembre 2021 a 13:20

Un articolo bellissimo che si fa leggere come un breve romanzo. L’autore rappresenta perfettamente le personalità dei protaganisti. Loro non vogliono ” ritrovarsi ” ma ci riesce lo scrittore.

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