Cristiano Ronaldo e la sfida per l’Europa

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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L’abbiamo applaudito e accolto tutti con entusiasmo, specie noi juventini, convinti che ci avrebbe condotto sul tetto d’Europa e del mondo. L’abbiamo idolatrato, dedicandogli gelati e acquistandone la maglietta a ritmi vorticosi. Gli abbiamo voluto bene, ricambiando con gli interessi il bel gesto che aveva compiuto nell’aprile del 2018, quando aveva ringraziato con affetto il pubblico dello Stadium che lo applaudiva a scena aperte dopo il gol da fantascienza che aveva segnato in rovesciata alla Juve con indosso ancora la maglia del Real Madrid. Adesso Cristiano Ronaldo se ne va, alla sua maniera, senza proclami e senza lacrime, con la meticolosità robotica che caratterizza il personaggio, dopo aver pianificato ogni mossa e aver scelto una destinazione, Manchester sponda United, in grado di garantirgli uno stipendio faraonico e una serie di traguardi da raggiungere per accrescere la sua già sterminata bacheca, consentendogli magari di superare qualche altro record personale.

È il calcio di oggi, bellezza: non ci piace, ma è il figlio legittimo della globalizzazione dei mercati, in cui tutto si compra, tutto si vende, non c’è spazio per i sentimenti e gli esseri umani vengono valutati in base alla loro funzionalità. Quando non servono più, si accantonano: è la logica dello scarto che da tempo denuncia papa Francesco ma nel mondo del calcio costituisce una regola aurea.

Ebbene, tre anni dopo, anche alla luce di queste considerazioni, possiamo dire che Cristiano Ronaldo sia stato un acquisto sostanzialmente sbagliato, frutto della volontà di potenza della famiglia Agnelli, desiderosa di mostrare agli altri, specie in Italia, di potersi permettere il colpo sensazionale ma senza accompagnarlo con un’adeguata strategia di crescita e sviluppo della squadra. E così, negli ultimi tre anni la Juve è regredita, passando dalle grandi campagne europee del primo Allegri, compresa la rimonta epica solo sfiorata a Madrid, ai flop contro Ajax, Lione e Porto degli anni successivi.

È proseguito un certo dominio nei confini nazionali, questo sì, anche se l’anno scorso lo scudetto è andato all’Inter, ma il resto d’Europa non si è certo lasciato impressionare dalla maestà egocentrica del portoghese, contrapponendo a una Signora troppo sicura di sé e dei propri mezzi la forza del collettivo, al punto che a eliminare la Juve sono state tre compagini di discreta caratura ma nettamente inferiori per budget, esperienza internazionale e qualità tecnica complessiva.

Eppure hanno giocato da squadra, contro una formazione che, invece, si è affidata pressoché unicamente alla fame di gloria del suo uomo simbolo, non adeguatamente supportato da una rosa che nel tempo è invecchiata e si è impoverita. Insomma, la dirigenza bianconera si è illusa che bastasse il talento di un singolo fuoriclasse per vincere tutto, dimentica dell’antica lezione secondo cui a calcio si vince e si perde in undici e non sempre prevalgono coloro che sono favoriti sulla carta. Sì, CR7 è stato un peccato di hybris e la Juve lo ha pagato a caro prezzo.

Ora i bianconeri sono chiamati a ripartire senza di lui e non è per nulla detto che le cose siano destinate ad andar peggio, anzi. Con un Dybala al centro del progetto, un Chiesa in forma smagliante, un Morata desideroso di dare il massimo e qualche altro innesto mirato, infatti, la squadra di Allegri ha l’opportunità di tornare a vincere e anche a esibire un calcio godibile, sia pur magari non spettacolare. Il girone la aiuta, considerando che dovrà vedersela nel Gruppo H con i campioni in carica del Chelsea, con lo Zenit San Pietroburgo e con gli svedesi del Malmö e che, Chelsea a parte, le altre sfide sono più che abbordabili. Meno agevole sarà il cammino delle altre italiane, a cominciare dall’Inter di Inzaghi che, rinfrancata dall’acquisto di Correa, dovrà vedersela con il Real Madrid di Ancelotti, l’ostico Shakhtar Donetsk di De Zerbi e lo Sheriff Tiraspol.

Eccetto questi ultimi, per il resto è lo stesso girone dell’anno scorso, che fu fatale alla squadra di Conte. Il passaggio del turno, considerando anche le maggiori capacità gestionali di Inzaghino, non dovrebbe essere in discussione, ma di sicuro per i nerazzurri non sarà una passeggiata. Non sarà facile nemmeno per l’Atalanta, che dovrà vedersela con il Manchester United, ulteriormente rafforzato dal ritorno di Ronaldo, con il Villareal, fresco vincitore dell’Europa League, e con gli svizzeri dello Young Boys. Il passaggio del turno non è impossibile ma nemmeno scontato. Il Milan, dal canto suo, dovrà affrontare un girone molto suggestivo ma anche estremamente complesso, dovendosela vedere con Atletico Madrid, Liverpool e Porto, ossia con avversarie che evocano nei cuori rossoneri alcuni dolcissimi ricordi ma anche notevoli beffe, come il dramma patito dai ragazzi di Ancelotti nella finale di Istanbul nel 2005 contro i Reds. Nel Gruppo A, gli sceicchi di PSG e Manchester City dovrebbero aver vita facile contro i tedeschi del Lipsia e i belgi del Bruges, ma non devono commettere l’errore di sentirsi già in Paradiso perché specie il Lipsia, prima di eventualmente arrendersi, venderà molto cara la pelle.

Se il Gruppo C suscita scarse emozioni, con i turchi del Beşiktaş nel ruolo di possibile agnello sacrificale al cospetto di Ajax, Borussia Dortmund e Sporting Lisbona, il Gruppo E vede contrapposte Bayern Monaco e Barcellona, con il Benfica a recitare la parte della guastafeste e la Dinamo Kiev che appare destinata a una mesta eliminazione. Nel Gruppo G, infine, Lille, Siviglia, Salisburgo e Wolfsburg si affronteranno in una corsa più equilibrata e interessante che mai. Diciamo che PSG, City e Chelsea partono favorite, ma le grandi storiche, dal Real alla Juve, senza dimenticare Bayern, Barcellona e forse una delle due milanesi, in questo calcio post-Covid, potrebbero avere ancora molto da dire. Per quanto concerne l’Europa League, il Napoli dovrà affrontare, nel Gruppo C, Legia Varsavia, Leicester e Spartak Mosca, mentre la Lazio, nel Gruppo E, dovrà fare i conti con Galatasaray, Lokomotiv Mosca e Olympique Marsiglia. La Roma, infine, nella neonata Conference League, è stata inserita nel Gruppo C con Zorya Luhansk, CSKA Sofia d Bodø/Glimt. La sfida per conquistare i tre gradini del podio d’Europa è appena cominciata. 

Cristiano Ronaldo e la sfida per l’Europa ultima modifica: 2021-08-29T11:12:00+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI

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