Farsa greca nella tragedia afghana

Nel mezzo alla catastrofe dell’Aghanistan solo il governo di Atene è riuscito a rendersi ridicolo giocando a dadi con la vita dei poveri collbaoratori locali che hanno avuto la sfortuna di lavorare per anni per i greci in missione nel loro paese.
DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Nel mezzo alla catastrofe dell’Aghanistan solo il governo greco è riuscito a rendersi ridicolo giocando a dadi con la vita dei poveri afghani che hanno avuto la sfortuna di collaborare per anni con i greci in missione nel loro paese.

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La Grecia ha preso parte alla disastrosa campagna della NATO nel paese centrasiatico. Ha avuto però l’accortezza di non inviare truppe combattenti ma solo ospedali da campo. In seguito al trionfale ingresso dei taliban a Kabul, circa 25 cittadini del paese centrasiatico hanno chiesto alle autorità greche di essere sgomberati per evitare le inevitabili vendette dei combattenti islamici. Per permettere la loro partenza dal paese il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias ha condotto un’intensa trattativa con i nuovi signori del paese. All’inizio della settimana tale trattativa ha raggiunto il risultato: i collaboratori afghani e le le loro famiglie erano liberi di lasciare il paese insieme con i pochi militari greci.

Solo sulla carta però. Perché alla fine si è dimostrato che oltre i taliban c’è anche da affrontare l’incapacità e la viltà della diplomazia greca. Il ministro ha dato incarico all’ambasciatore a Islamabad, accreditato anche a Kabul, di recarsi all’aeroporto della capitale afghana per prendere il primo scaglione da estradare, due interpreti con le loro famiglie, i quali attendevano pazientemente in mezzo al caos da 24 ore. L’ambasciatore avrebbe dovuto altresì mettersi in contatto con un secondo scaglione, costituito da due ufficiali diplomati nell’accademia militare di Atene e un regista, con le loro famiglie, in modo che raggiungano in tempo l’area dell’aeroporto. Tutto questo alcuni giorni prima che ci fosse l’attentato dell’ISIS.

L’ambasciatore si è recato a Kabul con i loro titoli di viaggio in mano. Dopo l’atterraggio però gli hanno spiegato che avrebbe dovuto uscire dal perimetro, prendere le famiglie afghane, consegnare loro i titoli di viaggio e accompagnarle dentro l’aeroporto per l’imbarco. Cosa che hanno fatto tutti i diplomatici stranieri. Ma l’ambasciatore greco non è come gli altri. La sua vita è più preziosa e quindi non ha voluto uscire, evocando motivi di sicurezza. Ha preferito rimanere ad aspettare non si sa cosa dentro l’aeroporto per ben sei ore finché non ha optato per il ritorno a Islamabad. 

Nel frattempo una ONG si era interessata del caso degli afghani abbandonati alla loro sorte ed era riuscita a portarli dentro l’aeroporto. Ma non c’era più l’ambasciatore a prendersi carico di loro e consegnare i documenti di viaggio e così gli americani li hanno cacciati fuori dall’aeroporto.

La partenza del contingente greco in Afghanistan, 17 febbraio 2002

Quando il ministro è venuto a conoscenza di quanto avvenuto, ha subito ordinato a un diplomatico della direzione crisi del ministero di prendere, accompagnato da alcuni militari, il Gulfstream governativo e di volare immediatamente verso Islamabad, in modo da portare l’ambasciatore di nuovo a Kabul e imbarcare finalmente i fuggiaschi. Mentre il Gulfstream volava, il giornalista greco Stavros Lygeros ha rivelato i fatti nel suo sito informativo SLpress.gr. Fulminea la reazione del coraggioso diplomatico che ha telefonato a un quotidiano filogovernativo di Atene per dettare un pezzo in cui si lodava “la forza d’animo del nostro ambasciatore che sfida i talebani pur di salvare gli amici della Grecia”.

Ma anche questa volta la fortuna non ha voluto favorire l’ardito diplomatico. L’aereo aveva fatto rifornimento all’aeroporto di Islamabad ed era in volo verso Kabul quando è giunta la notizia dell’attacco dell’ISIS all’aeroporto. Se il diplomatico greco era timoroso della situazione che c’era prima, le esplosioni non hanno certo incrementato la sua voglia di cercare di salvare vite umane. Quindi, anche se il traffico aereo all’aeroporto di Kabul non si era interrotto ma continuava regolarmente,  il Gulfstream greco è tornato immediatamente nella capitale pachistana ed è rimasto a lungo parcheggiato, finché  all’ora di pranzo di sabato ha ricevuto l’ordine di tornare ad Atene. A mani vuote.

Alla fine, il ministero degli Esteri greco si è visto costretto a distribuire ai giornalisti accreditati un non paper in cui conferma gi avvenimenti come li abbiamo narrati. Ci si aspettava che l’ambasciatore codardo fosse immediatamente sostituito e destinato a dirigere il delicato settore degli archivi. Il ministro invece ha giustificato il pieno la codardia mostrata dall’ambasciatore accreditato. Il non paper aggiunge alla fine l’informazione che la diplomazia greca ha richiesto e ottenuto il sostegno di paesi alleati, tra cui l’Italia, affinché si prendano cura degli ex collaboratori dei militari greci in Afghanistan. Da segnalare che si parla solo degli interpreti che ancora attendono invano la salvezza fuori dall’aeroporto, mentre i due ufficiali, il regista e le loro famiglie, sono dati già per caduti sul fronte della cialtroneria di un governo che ancora una volta ha dato conferma di essere capace solo di combinare guai e distruzioni.            

Farsa greca nella tragedia afghana ultima modifica: 2021-08-29T16:01:55+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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