Il cuculo nel nido di Merkel

A meno di quattro settimane dal voto in Germania, il socialdemocratico Olaf Scholz sorprende e va nettamente in testa nei sondaggi. Con una sola, semplice promessa: seguire le orme della cancelliera uscente.
MATTEO ANGELI
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Dopo la Mutti, “mamma” Angela Merkel, tocca ora a Vati, il “babbo” Olaf Scholz? Questo potrebbe diventare presto il nomignolo del sessantatreenne candidato dei socialdemocratici alla cancelleria. La Spd ha sciolto le riserve sul suo nome già nell’agosto 2020. Da allora, il numero due dell’attuale governo Merkel va ripetendo, stoicamente: “Voglio diventare cancelliere”. Ciononostante, per mesi il suo partito è rimasto inchiodato al 15 per cento nei sondaggi. Con un leggero balzo al 17 per cento, solo in luglio.  

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“Esiste una maggioranza alternativa alla Cdu. Quando i tedeschi si renderanno veramente conto che Merkel non si ripresenta, allora i sondaggi mi daranno ragione”. Tale il mantra del vice-cancelliere e ministro delle finanze. Per tutti questi mesi, solo lui sembrava ancora crederci. È rimasto uguale a se stesso. Poco carismatico, parla in modo calmo, senza mai alzare i toni. La parola chiave del suo programma? “Rispetto”. La misura principale? L’aumento del salario minimo dai 9,60 euro all’ora attuali a 12 euro. Lo slogan? “Scholz packt das an”, “Ci pensa Scholz”. L’obiettivo: puntare sulla sua lunga esperienza di uomo di governo, pragmatico. Con alle spalle però un partito molto più progressista di lui. 

Gli attuali leader della Spd, Saskia Esken e Norbert Walter-Borjans, e il loro vice, Kevin Kühnert, rappresentano infatti l’ala sinistra del partito. Si sono imposti nel 2019, proprio battendo Scholz, esponente dell’area moderata. Ciononostante, il già sindaco di Amburgo è riuscito a risollevarsi dalla cocente sconfitta e a essere indicato dai suoi ex-sfidanti come candidato cancelliere. “Serve qualcuno di esperto per il dopo-Merkel, amato dalla popolazione e non solo dalla base”. Questo il ragionamento fatto ormai più di un anno fa dai quadri del partito. Due attributi di cui i nuovi padroni della Spd non possono fregiarsi. Ecco perché la scelta è ricaduta sul “perdente” Scholz, da tempo sul podio dei politici più amati in Germania.

Un partito troppo sinistra è sembrato a lungo l’inguaribile tallone d’Achille di Scholz. Lui però ha saputo tenere i “compagni” compatti dietro di sé. Dopo la sua nomina, basta rivolte interne. E poco conta se l’aspirante cancelliere manca di brio. “Mi candido alla cancelleria, non a direttore di circo”, ribatte lui, con un’ironia che gli è propria, a chi lo rimprovera di non far trasparire abbastanza le emozioni. 

Quello che per alcuni è un limite, è diventato ora punto di forza. Mentre i suoi avversari si sono impantanati in una serie di scivoloni e passi falsi, lui ha continuato a non fare errori. Mantenendo la calma di chi ha esperienza da vendere. Di uno statista, dicono i suoi estimatori. 

La Cdu che in primavera volava sopra il 30 per cento nei sondaggi ha scelto l’avversario sbagliato. Ha fatto la guerra ai Verdi. Annalena Baerbock, la candidata ecologista è caduta, tra errori e tranelli. Lo stesso vale per il leader conservatore, Armin Laschet. Egli non ha saputo gestire l’alluvione che in luglio ha devastato il Land che presiede. E poi, troppe volte non è riuscito a esprimersi in maniera chiara, in uno zig-zag comunicativo che ne ha compromesso la legittimità agli occhi degli elettori.

È rimasto in piedi solo Scholz. Un candidato che non brilla di luce propria, ma per demerito altrui. Poco conta. A inizio agosto la svolta: i socialdemocratici hanno appaiato finalmente i Verdi al secondo posto. Settimana scorsa, poi, la Spd ha sorpassato per la prima volta la Cdu nei sondaggi. Oggi, a meno di quattro settimane dal voto per il rinnovo del Bundestag,  il partito di Scholz è addirittura in avanti di cinque punti. L’istituto INSA lo dà infatti in testa con il venticinque per cento

In questa campagna elettorale la Spd ha scelto di puntare forte sulla figura del suo candidato, presente sui tutti i manifesti, con lo slogan “Ci pensa Scholz”.

Un’ascesa che sembra inarrestabile. Delle cinque coalizioni di governo al momento possibili, quattro sono a guida socialdemocratica. Coalizione Kenya: Spd, Cdu, Verdi. Coalizione Germania: Spd, Cdu e i liberali della Fdp. Coalizione semaforo: Spd, Verdi e Fdp. Coalizione rosso, rosso, verde: Spd, Verdi e la sinistra-sinistra della Linke. 
La grande forza di Scholz sta nel non offrire punti d’attacco agli avversari. Come Angela Merkel. Proprio sulla somiglianza caratteriale con la cancelliera, il candidato socialdemocratico ha deciso di giocarsi lo sprint in questi ultimi metri di campagna elettorale. Scholz si vende come una continuazione di Merkel con altri mezzi. E un altro partito: quella Spd che sembrava dissanguata dopo tre grandi coalizioni in cui è stata “junior partner”, che già si vedeva e voleva all’opposizione nei prossimi quattro anni. Per rigenerarsi.

Scholz è il cuculo nel nido di Merkel. Gli viene spesso chiesto cosa abbia imparato in questi anni al fianco della cancelliera. Lui risponde: costante curiosità, meticolosità, nervi saldi, attesa e calma, perseveranza e capacità di negoziazione. Anche l’essere un po’ noioso, aggiungono i detrattori. Sta di fatto che Merkel mancherà alla gente e Scholz si presenta con la promessa che con lui lo stile di governo non cambierà.

Un vero smacco per Armin Laschet, candidato conservatore ed erede designato dal partito della cancelliera. Scelto proprio perché lui doveva rappresentare la continuità con il merkelismo. 

La tattica di Scholz sta diventato più evidente in questi ultimi giorni. Domenica nel primo dibattito televisivo tra i candidati, parlando di lotta al Covid, s’è espresso dicendo “il desiderio mio e della cancelliera è che…”. Dieci giorni fa, in un intervista muta per il Süddeutsche Zeitung gli è stato chiesto di rappresentare, senza parole, quanto gli mancherà Angela Merkel. Scholz ha risposto imitando la postura delle mani “a rombo”, per cui la cancelliera è nota.

Un’immagine fortissima, con cui s’è guadagnato la copertina ma anche le critiche di Markus Söder, una delle voci più autorevoli tra i conservatori. Söder ha rimproverato a Scholz “un tentativo disonesto d’imporsi come cacciatore d’eredità di Merkel”. “Non basta fare il rombo!”, ha aggiunto. Alla Willy-Brandt-Haus, quartier generale dei socialdemocratici a Berlino, si staranno gustando lo spettacolo divertiti. Da queste parti Söder è considerato, suo malgrado, uno dei migliori asset nella campagna elettorale. Con le sue continue uscite contro Laschet – che, non dimentichiamolo, dovrebbe essere un suo alleato – Söder ha messo in difficoltà il candidato della Cdu più di quanto non sono riusciti a fare Scholz e Baerbock insieme.

E la cancelliera in tutto questo? Perché Merkel non aiuta Laschet? La domanda suona a vuoto nei circoli conservatori. E insinua il dubbio: forse Scholz non è poi un erede così illegittimo. 

Il cuculo nel nido di Merkel ultima modifica: 2021-08-31T12:47:40+02:00 da MATTEO ANGELI

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