Paolo Ramundo

“La sua vicenda mondana sembrerebbe conclusa: è morto a sorpresa il 29 agosto. Conoscendolo bene – negli Uccelli siamo stati gemelli diversi – fatico a crederci. Se ci fosse qualche seguito non sarei sorpreso”.
MARTINO BRANCA
Condividi
PDF

Paolo Ramundo è celebrato per lo straordinario artificio di Cobragor, l’azienda cooperativa agricola (c’è anche l’Agriturismo) che coltiva dal 1977 decine di ettari di frutta e ortaggi squisiti a ridosso di via Trionfale, nel mezzo del Municipio XIV di Roma. L’impresa giustifica la sua esistenza agli occhi del mondo. Non solo perché ha sottratto un cospicuo pezzo di metropoli ai traffici fondiari ed edilizi trascorsi e attuali. Il fatto è che un quartiere della capitale ha un assetto e una funzione inusitati proprio a causa di quella presenza. 

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

Come tutte le cose autentiche Cobragor si presenta in forme discrete. Ma sotto il profilo urbanistico, che vuol dire geografico e sociale, è di gran lunga più importante delle cacate miliardarie lasciate cadere dalle archistar. Sicché è ragionevole porre questa domanda: che cosa vuole fare a proposito il candidato sindaco della sinistra? S’intende compreso il candidato presidente municipale.

Non sembra esagerato pretendere che la direzione dell’impresa – Francesca, la moglie di Paolo, e i figli Pietro e Francesco – possa disporre di una certezza del diritto di lunga prospettiva. Per non dire delle risorse. Non basta il solo lavoro per aumentare i servizi e magari avviare una trasformazione dei prodotti agricoli.

Cobragor giustifica ampiamente la vita di Paolo Ramundo ma non la esaurisce. Come tutte le cose non nasce dal nulla. La sua scaturigine non è meno originale della sua fisionomia. L’epoca è il 1968, il luogo la facoltà di architettura a Valle Giulia.

Nel seno dell’occupazione studentesca Paolo aveva fondato con alcuni amici il gruppo degli “Uccelli”, come dire l’espressione fantasiosa e creativa del Movimento. Stanno in quel contesto le cause lontane dell’impresa che anni dopo avrebbe onorato il quartiere Trionfale. Si tratta di avvisaglie, generate dall’idea di porre fine a una Facoltà giudicata inutile, anzi perditempo, e sostituendola con altro, non per caso con attività agricole. L’elenco dei segnali è numeroso. Comprende tra gli altri:

  • un tentativo di impiantare una vigna nell’orto giardino di pertinenza dell’edificio;
  • il trapianto di un fico, fatto volare a braccia sopra i tetti fino a farlo atterrare in un piccolo cortile interno, dove è diventato lussureggiante e prodigo di fichi sontuosi;
  • il pascolo di alcune pecore nell’istituto di Rilievo dei Monumenti, giustificato dalla moquette verde a pelo lungo, simile a un’erba;
  • uno sforzo per lavorare a orto le aiuole antistanti la facciata, quelle che danno su via Gramsci.

Di quest’ultimo va detto nel dettaglio perché è stato premonitore a evidenza.

Gli Uccelli. In primo piano Paolo Ramundo. Alle sue spalle due fumatori, Martino Branca e Gianfranco Moltedo. A destra Straccio [Paolo Liguori]

Il Gruppo cominciò a dissodare nel primo pomeriggio. I pochi studenti, ormai abituati alle stravaganze degli Uccelli non facevano domande. Nonostante la stagione la giornata era calda e afosa. Il lavoro procedeva lentamente. Anche i picconi stentavano sulla terra compatta. Passava il tempo ma la parte zappata non cresceva. Verso sera una gazzella di ronda in via Gramsci si fermò col motore acceso alla base dello scalone. Gli agenti parlavano via radio con la centrale. Ponevano quesiti, rispondevano a domande e ascoltavano ordini. Alle orecchie del Gruppo giungeva un solo lato del dialogo: 

I capelloni…

“Il prato sotto l’Università”… 

Sì…

No, coi picconi… 

Poca roba. Un’aiuola… 

Va bene. 

Intanto il picconamento era rallentato. La fatica e il diversivo invogliavano a fermarsi. Mentre la Giulia ripartiva si appoggiarono stanchi ai manici degli attrezzi per guardare l’orizzonte lontano, come fanno i contadini pionieri nei film americani sulla conquista dell’Ovest. Con il braccio teso e la mano aperta Paolo indicò la vastità del parco, al di là di Valle Giulia. Disse con parvenza solenne: 

Villa Borghese la mettiamo a grano. 

Risero tutti di gusto, ciascuno aggiungendo scherzi, complicazioni, paradossi. Paolo era compiaciuto del successo e della valenza liberatoria della battuta. Con ragione si ritenne spiritoso e puntuale. Non immaginava di avere prefigurato la sua vita.

La vicenda mondana di Paolo Ramundo sembrerebbe conclusa: è morto a sorpresa il 29 agosto. Conoscendolo bene – negli Uccelli siamo stati gemelli diversi – fatico a crederci. Se ci fosse qualche seguito non sarei sorpreso.

Gli Uccelli dipinti da Carlo Levi

Immagine di copertina: Una veduta dei campi dell’Azienda agricola cooperativa Cobragor

Paolo Ramundo ultima modifica: 2021-09-01T16:40:41+02:00 da MARTINO BRANCA

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento