Gino Strada. Un visionario

Lo era in senso positivo, era uno che sapeva trasformare le utopie in realtà. Ma era anche fortemente concreto. Il ricordo del fondatore di Emergency a due settimane dalla sua scomparsa.
MARA RUMIZ
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Sono passate poco più di due settimane da quando Gino se ne è andato e solo ora riesco a parlare e a scrivere di lui.

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Non stava bene, il suo cuore era fortemente compromesso, era causa di altre patologie e, soprattutto, gli rendeva faticoso fare qualsiasi cosa. Del resto, Gino non si è mai risparmiato nella sua vita e lui, che della cura degli altri aveva fatto la missione della sua vita, poco si era curato di sé stesso. Ma io che ho avuto il privilegio di stare a lungo con lui nei suoi ultimi giorni, l’ho visto felice, innamorato di Simonetta, che aveva sposato due mesi fa, pieno di idee e di progetti. Questo mi consola.

Chi era Gino? Direi che prima di tutto era un visionario, visionario in senso positivo, uno che sapeva trasformare le utopie in realtà. Ahimè, ne sono rimasti pochi di uomini così e ce ne vorrebbero di più, nella politica soprattutto ma anche nella cultura, nelle professioni. Se non fosse stato visionario non sarebbe riuscito a realizzare ospedali di eccellenza in mezzo alla guerra e alla povertà, non avrebbe dato come mandato agli architetti di fare “ospedali scandalosamente belli” – perché la bellezza è elemento fondamentale della cura. In tutti gli ospedali di Emergency i giardini sono bellissimi, con alberi (i mango del Salam Centre) e fiori (magnifici i roseti di Kabul), fra cui si aggirano i pazienti. Non avrebbe convinto (non c’è voluto molto!) Renzo Piano a progettare l’Ospedale Pediatrico di Entebbe, in Uganda, non si sarebbe speso così tanto per “l’abolizione” della guerra, il cui prezzo viene pagato dai civili, soprattutto donne e bambini e la guerra, cancellando il diritto di vivere, nega tutti gli altri diritti.

Gino diceva che, come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare.

Emergency a Kabul. L’annuncio della scomparsa di Gino Strada.

Gino, però, era anche fortemente concreto. Quando vide che in Italia c’erano tante troppe persone che non venivano assistite e che restavano fuori dalle porte di ambulatori e ospedali fece partire il Programma Italia, non per sostituirsi al Sistema pubblico ma, anzi, per accompagnare gli ultimi – migranti, poveri, senza fissa dimora – verso esso. E, laddove il Sistema sanitario pubblico non arrivava, come l’odontoiatria, c’era/c’è Emergency. Non è un caso che nel Poliambulatorio di Marghera una percentuale alta di utenti è costituita da cittadini veneziani a cui Emergency ha restituito il sorriso, la possibilità di parlare, di alimentarsi, di lavorare. Mi hanno molto colpito le parole del Presidente del Veneto, Luca Zaia, che in un’intervista al Gazzettino di qualche anno fa comunicava l’intenzione di comprendere nelle cure anche l’odontoiatria aggiungendo “lo ho imparato da Emergency”.

L’ultimo omaggio a Gino Strada.

Ecco, Gino con la sua radicalità, con la ruvidità del suo linguaggio, Gino che non risparmiava critiche a nessuno, proprio nessuno, aveva anche la capacità di interloquire con tutti, di mettersi al servizio per salvare vite e non solo negli ospedali, basti ricordare il ruolo di Emergency nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, rapito dai Talebani nel 2007.

Oggi Emergency è presente in otto paesi; dal 1994, anno di nascita di Emergency, ha curato più di undici milioni di persone; nelle strutture sanitarie di Emergency sono impiegati circa tremila lavoratori, cittadini dei paesi ospitanti; in Italia operano oltre 1.700 volontari, con una netta prevalenza di donne: 1.167 contro 550 uomini. 

Questi pochi numeri danno un’idea della straordinaria macchina che Gino Strada ha realizzato. Lui ora non c’è più ma Emergency è una struttura forte, fatta di uomini e donne competenti e appassionate/i, che saprà realizzare le idee e i progetti di Gino.

A me manca tanto anche l’amico, quello che amava stare a tavola con gli amici, che per gli amici cucinava la paella o faceva le tagliatelle. L’amico sempre accanto nei momenti di difficoltà, quello che mi aveva fatto partire per il Sudan e poi per la Sierra, l’Afghanistan. Lo penso e mi preparo uno spritz, che spritz il suo neppure era: solo campari con tanto ghiaccio.

Gino Strada e Mara Rumiz
Gino Strada. Un visionario ultima modifica: 2021-09-03T10:39:39+02:00 da MARA RUMIZ

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