Paolo Montero, un galeotto con un suo codice d’onore

ROBERTO BERTONI
Condividi
PDF

“Un galeotto mancato, ma con un suo codice d’onore”, disse di lui Carlo Ancelotti, che ebbe la fortuna di allenarlo nelle stagioni della maturità, quando Paolo Rónald Montero Iglesias possedeva ancora la devastante carica agonistica che lo aveva caratterizzato fin dagli esordi ma anche la freddezza necessaria per saper gestire al meglio le situazioni più delicate. Paolo Montero, il difensore più espulso nella storia della Serie A, un mastino apparentemente senza cuore e invece capace di prendere un aereo dal Sudamerica per venire a vegliare Pessotto nei giorni tragici del suo tentato suicidio, compie cinquant’anni e rendergli omaggio è quasi un dovere.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

È un dovere perché era un uomo tutto d’un pezzo, un giocatore aspro ma leale, uno che ha dichiarato senza remore:

Il calcio è cambiato radicalmente. Quando giocavo io la maggior parte dei difensori, se veniva saltata, poi puntava direttamente alle gambe. Un attaccante non aveva vita facile. Oggi guardo le partite e vedo che i difensori, quando vengono saltati, non fanno nulla. Quando giocavo io non importava se era un allenamento oppure una partita ufficiale. Noi difensori tracciavamo una riga a terra. Se la superavi, sapevi già a cosa andavi incontro.

Senza contare il rapporto viscerale che aveva con alcuni compagni, a cominciare da Zidane, che una volta difese dalla profonda maleducazione di una parte dei tifosi, inferociti dopo l’eliminazione della Juve dalla Champions League in seguito a una sconfitta contro il Panathinaikos, reagendo da par suo.

Racconta ancora Ancelotti:

Eravamo in aereoporto a Caselle, quattro di mattina. Dopo una figuraccia in Champions contro il Panathinaikos, ad attenderci c’erano dei ragazzi che non volevano esattamente renderci omaggio. Al passaggio di Zidane l’hanno spintonato ed è stata la loro condanna. Non a morte, ma quasi. Montero ha visto la scena da lontano, si è tolto gli occhiali con un’eleganza che pensavo non gli appartenesse e li ha messi in una custodia. Bel gesto, ma pessimo segnale, perché nel giro di pochi secondi si è messo a correre verso quei disgraziati e li ha riempiti di botte. Aiutato da Fonseca, un altro che non si faceva certo pregare. Paolo adorava Zizou, io adoravo anche Paolo, puro di cuore e di spirito.

Di Montero si potevano, anzi si dovevano, mettere in discussione determinati atteggiamenti. Talvolta sul campo era davvero indisponente, va detto. E si poteva anche contestare il fatto che spesso facesse di tutto per lasciare la squadra in dieci, esagerando negli interventi e peccando di un’eccessiva ruvidezza. Ciò che nessuno gli ha mai potuto contestare, tuttavia, è di essere, a modo suo, un uomo perbene, una persona vera, un amico sincero e un punto di riferimento: per i compagni e persino per gli avversari. Perché dietro quel caratteraccio burbero ai celava comunque un cuore d’oro, una gentilezza e una generosità d’animo fuori dal comune. E allora mille volte meglio un protagonista atipico come lui che tanti damerini contemporanei, impeccabili nella pettinatura e gentili in apparenza ma in realtà dotati di una ferocia spietata che solo l’abilità nell’esaltare l’apparenza a scapito di ciò che sono realmente consente loro di celare. Tanti auguri a Paolo Montero, uno che la prima volta mandò al diavolo persino l’Avvocato, autore di una delle sue celebri telefonate alle 6 di mattina. Non si fermava davanti a nulla: anche per questo continuiamo ad amarlo.

Paolo Montero, un galeotto con un suo codice d’onore ultima modifica: 2021-09-03T10:30:00+02:00 da ROBERTO BERTONI

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento