Un comunista eretico, un grandissimo artista

La scomparsa di Mikis Theodorakis, grande musicista, instancabile attivista politico.
DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Ho davanti a me la voluminosa pubblicazione delle schede della polizia politica su Mikis Theodorakis. Almeno quelle che si sono salvate negli archivi dopo tante operazioni di pulizia. La pubblicazione è opera di alcuni instancabili colleghi di Efimerida ton Syntakton, il giornale cooperativo dei giornalisti che allieta ogni mia giornata ad Atene. Tra i tanti ricercatori cito l’amico Nicolas Zirganos, un esempio di onestà e di devozione al giornalismo che va lodato in questi tempi bui per l’informazione.  

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La polizia comincia a interessarsi a tale Michail Theodorakis figlio di Georgios di anni 18,il giorno 25 marzo 1943. È la giornata in cui si festeggia la rivolta contro gli ottomani. I giovani studenti di Tripoli pensano bene di festeggarla scendendo per le strade con le bandiere nazionali in mano. Ovviamente, non era null’altro che  un’occasione per manifestare contro le forze dell’Asse che occupavano il paese.  

La solerte polizia greca è colta di sorpresa e non interviene contro i manifestanti. Subito dopo però consegna ai carabinieri l’elenco di alcuni nominativi. Le truppe italiane di occupazione arrestano subito Theodorakis e lo torturato. Dopo un po’ lo lasciano andare e lui scappa ad Atene, dove diventa comunista e si arruola all’Esercito di Liberazione ELAS.

L’ultima scheda della polizia risale al 1970, quando il radicale francese Servan Schrebeir aveva ottenuto la liberazione del famoso comunista ed era stato già trasferito a Parigi. I solerti poliziotti del regime militare segnalavano una trasmissione dell’emittente dei comunisti greci “la Voce della Verità” che trasmetteva clandestinamente dalla DDR. La trasmissione riportava i dubbi dei comunisti ortodossi del KKE sulla collocazione di Theodorakis dopo la scissione del partito di tre anni prima. 

Probabilmente l’esatta collocazione del musicista nell’universo sempre più complesso del comunismo greco non era un problema solo per i suoi compagni, ma anche per la feroce polizia dei colonnelli. Theodorakis girava da un angolo a un altro dell’Europa per dare concerti e organizzare manifestazioni contro il regime militare. Era un grosso problema per Atene, tenuto conto della sua fama per Zorba e Zeta e la sua popolarità a causa del Sirtaki. In teoria avrebbe dovuto essere seguito da un esercito di spie e informatori. Invece i gli astuti segugi del regime mettono in scheda articoli diffamatori contro di lui pubblicati – ma che sorpresa !- sul Secolo, Il Borghese, Il Tempo

Prima che il regime crollasse miseramente nel 1974, Theodorakis ha avuto il tempo, tra un concerto di solidarietà e una manifestazione di protesta, di comporre alcuni dei suoi capolavori, come Sette canzoni popolari per la patria amara, dove ha musicato i versi del grande poeta Giannis Ritsos, come aveva fatto prima con Pablo Neruda e i due nobelisti greci Elytis e Seferis: “Ho fatto in modo che tutta la Grecia cantasse i versi dei premi Nobel che neanche sapevano cosa erano”, avrebbe detto con giusto orgoglio più tardi. Nel frattempo, sotto il colonnelli, componeva le musiche per Zeta di Costa Gavras mentre continuava a sfornare canzoni di lotta, opere sinfoniche, composizioni di musica popolare, con il Bouzouki e altri strumenti tradizionali, mischiati a cembali e orchestre sinfoniche. I greci potranno sentire questi nuovi capolavori  solo verso la fine degli anni Settanta in affollatissimi e vivacissimi  concerti.

Ma l’attività di Theodorakis durante il regime militare ha anche altri aspetti. Subito dopo il golpe prende l’iniziativa e fonda il Fronte Patriottico, sul modello dell’EAM, il Fronte di Liberazione Nazionale durante la resistenza. All’inizio riesce a raggruppare nella clandestinità parecchi militanti della sinistra sfuggiti alla retata la notte stessa del golpe. Ma la sua leadership è durata poco. Nell’archivio della polizia politica leggiamo in data 22 agosto 1967 e in lingua maldestra e arcaizzante:

È stato arrestato da agenti della Sicurezza nazionale di Atene e gli sono stati sequestrati una tipografia pienamente funzionante e un prezioso archivio. Nel commissariato della soprandicata Sicurezza Nazionale gli è stato in seguito dato il permesso di entrare in contatto con giornalisti e corrispondenti greci e stranieri. Egli stesso ha liberamente dichiarato loro che è in perfetta salute ed è stato trattato dalla polizia in maniera impeccabile, in modo da porre fine alla campagna calunniosa di giornali e stazioni radio all’estero che sostenevano che egli era morto da tempo a causa delle torture. 

Evidente il terrore del regime militare di fronte all’eventualità di rendersi responsabile della morte di una personalità di fama internazionale. Nei rapporti che seguono sono minuziosamente riportate tutte le proteste e le manifestazioni all’estero per la salvezza dell’illustre detenuto. Lo stesso governo sovietico (“russo” secondo gli agenti dei colonnelli) aveva fatto un passo ufficiale verso Atene esprimendo la sua “preoccupazione” per la vita e la salute di Theodorakis. Non era il caso quindi riservare al pericoloso comunista il solito selvaggio trattamento dei detenuti politici.

Al suo posto si è preferito gettare benzina sul fuoco delle contraddizioni interne al Partito comunista, pubblicando sulla stampa vicina al regime quanto pescato nel “prezioso archivio” sequestrato del suo covo. Erano tutte lettere di dissenso che il musicista aveva mandato negli anni precedenti al suo stesso partito, quando era deputato dell’EDA, il partito della Sinistra Unita. Dopo pochi mesi tali dissensi saranno resi ufficiali con la scissione del Partito comunista, quando si stacca la fazione “innovativa” ed eurocomunista.

Questa scissione sarà un colpo durissimo al PAM, già fortemente indebolito dall’arresto del suo fondatore. La scissione sarà estesa anche nelle sue organizzazioni e alla fine sarà ridotto a essere null’altro che un’altra sigla per il Partito comunista dell’Interno, senza una propria identità politica.

Theodorakis seguiva dalla prigione, e dopo un po’ dal confino in un villaggio nelle montagne della Grecia centrale, questi sviluppi disastrosi della sua creatura. Con molta probabilità è da lì che nasce la sua amarezza per la sinistra ellenica ma anche la sua convinzione che solo lui fosse in grado di riportarla sulla retta via. Dopo il disastroso crollo del regime militare farà di tutto per riuscirci, ma invano. Morirà da comunista eretico ma grandissimo artista.                              

Un comunista eretico, un grandissimo artista ultima modifica: 2021-09-03T18:20:29+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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