Da Tokyo a Belgrado è fantaItalia

ROBERTO BERTONI
Condividi
PDF

C’è un sottile filo tricolore che lega il capolavoro del terzetto azzurro che ha conquistato l’intero podio della finale dei cento metri femminili alle Paralimpiadi di Tokyo e la magia generata dalla classe di Paola Egonu, Miriam Sylla e le altre campionesse italiane della pallavolo in quel di Belgrado. Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contrafatto, quest’ultima con una storia incredibile alle spalle, dimostrazione vivente di cosa sia stata davvero la guerra in Afghanistan e di quali ne siano state le conseguenze, hanno vinto sulla scia dei fenomeni che ci avevano fatto sognare un mese fa. E così, abbiamo davvero sbancato il medagliere, spingendoci oltre il nostri limiti, raggiungendo traguardi impensabili e coronando un’estate nella quale, da Berrettini in finale a Wimbledon alla vittoria dei ragazzi del Mancio agli Europei di calcio, ci siamo stropicciati continuamente gli occhi al cospetto di imprese nelle quali nessuno, oggettivamente, credeva solo tre mesi fa.

Quanto alle ragazze di Mazzanti, va detto che non costituiscono poi una grande sorpresa, dato che in questo caso eravamo tutti ben coscienti della loro forza, della loro grinta e del loro affiatamento, anche se alle Olimpiadi avevano deluso e la Serbia era sempre stata la nostra bestia nera. Fatto sta che nella finale di Belgrado, dopo il primo set vinto ai vantaggi, le fuoriclasse serbe si sono spente mentre le nostre hanno cominciato a giocare da par loro, con la Egonu e la Sylla sugli scudi e le altre a supportarle al meglio, fino all’ultimo set in cui semplicemente la Serbia non è esistita e il divario si è manifestato con un’evidenza quasi imbarazzante.

Tre anni dopo la sconfitta nella finale dei Mondiali e pochi giorni dopo la battuta d’arresto in quel di Tokyo, dunque, agli Europei, le campionesse che ammiriamo da tempo hanno ritrovato le motivazioni giuste e si sono imposte alla grande, a tratti dominando e in altre occasioni sapendo soffrire senza mai scomporsi. Se c’è una costante di questa nostra indimenticabile estate sportiva, va detto, è proprio la vittoria negli sport di squadra, la capacità di stringersi intorno a un obiettivo comune, la grandezza del gruppo che riesce a fondere le singole individualità e a prevalere insieme, senza che nessuno si senta più bravo degli altri e provi a fare tutto da solo, caratteristica degli egoisti che arrecano solo danni e non ottengono nulla.

Abbiamo vinto da Italia, ovunque, a dimostrazione che il nostro paese dopo la pandemia ha sì mille problemi ma è anche più coeso, almeno nella sua parte migliore, come se in campo o in pista gli atleti e le atlete lottassero anche per chi li guarda da casa e ha disperatamente bisogno di tornare a credere in se stesso. Quest’estate 2021 avrà per sempre i volti, i colori e le storie del nostro sport che si è preso la scena, andando ben al di là del calcio e facendoci riscoprire migliori di quanto credessimo di essere. L’importante ora è non disperdere questo patrimonio, non dare nulla per scontato e continuare ad allenarsi con umiltà e passione, perché Parigi è vicina e altri traguardi sono alla nostra portata, a cominciare dai Mondiali in Qatar dell’autunno 2022. Un giorno, senza retorica, quando figli e nipoti ci chiederanno di raccontare loro cosa siano stati questi tre mesi di epifania azzurra, potremo dire loro con orgoglio: noi c’eravamo. 

Da Tokyo a Belgrado è fantaItalia ultima modifica: 2021-09-05T18:34:54+02:00 da ROBERTO BERTONI

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento