Ricominciare a vivere… o continuare

ANTON EMILIO KROGH
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“Ricominciamo a vivere”: un mantra che negli ultimi mesi sembra abbondare sulla bocca della gente, con la stessa modalità del riso che abbonda sulla bocca degli stolti. E sull’onda lunga di questo mantra in cui tutti si cullano, s’assiste al totale allentamento di qualsiasi misura di sicurezza e prevenzione, all’abbassamento irresponsabile di ogni soglia di attenzione, nonostante dall’incomprensibile e ingarbugliata comunicazione di Stato vengano snocciolati dati schizofrenici di contagi e ricoveri.

C’è la campana che suona l’allarme perché i casi riguardano anche i vaccinati e c’è l’altra campana che ci rassicura tutti, almeno i vaccinati, dando per certo il rischio di contagio e malattia comunque grave solo per i no-vax. Il risultato è che ognuno finisce con l’ascoltare la musica che più gli si addice. 

Poi rientri dalle vacanze e scopri che il fratello quarantottenne di una tua conoscente è morto in una settimana, e che l’amico sessantenne della tua amica del cuore è ricoverato in terapia intensiva, certo non erano vaccinati, ma c’è anche il conoscente pure lui sessantenne, vaccinato con doppia dose e intubato. E allora ti chiedi quale delle due campane abbia stonato nel comunicarci qualcosa e sorge il dubbio che due siano troppe, e quindi sarà meglio non ascoltare né l’una né l’altra e “continuare a vivere” con moderata attenzione, giusto quella che ti fa indossare la mascherina entrando in un negozio o che t’induce a declinare gentilmente l’invito a un evento dove sai che ti farebbe compagnia qualche centinaio di persone alitandoti addosso, magari perché no, pure al chiuso. Basta poco, non per ricominciare ma banalmente per continuare a vivere, e non credo comporti grosse rinunce o sacrifici che comunque potrebbe valere la pena sostenere fino a quando ci sarà più chiarezza su tutto.

Sì, intendo proprio continuare a vivere, perché io non ho mai smesso di vivere da quel 9 marzo del 2020 quando il mondo è stato stravolto, neanche per un giorno. La vita è cambiata ma non è stata mai interrotta, non c’è quindi nessuna necessità di “ricominciare”. La vita ha continuato a scorrere e anzi con la grandissima conquista della libertà di scegliere, di dire di no a tutto quello che oggi se per molti rappresenta il ricominciare a vivere, per altri non è che l’acquisita consapevolezza di un cambiamento.

La parola “ricominciare” suona forzata perché nulla è più come prima, almeno a oggi ancora, pertanto credere che il tempo si sia fermato al giorno prima del lockdown e che da lì si debba ricominciare è solo la costruzione di un castello di sabbia. Se proprio abbiamo bisogno di caricarci con le parole, sarebbe più corretto ripetere a noi stessi e agli altri che “iniziamo una nuova vita”: inizio che, se per un verso non può passare per quegli stessi identici rituali che ci hanno accompagnato in tutta l’era pre-Covid, per l’altro non deve farci abbandonare quelle attenzioni che il buon senso e la ragione c’impongono. Perché suonano ancora troppo forte due campane e non riusciamo a distinguere quella che stona.

Immagine di copertina: un lavoro a uncinetto dell’artista Manuela Bussolaro, Enego (Vicenza)

Ricominciare a vivere… o continuare ultima modifica: 2021-09-05T19:13:13+02:00 da ANTON EMILIO KROGH

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