Le prossime elezioni russe. Parla Andrei Kolesnikov

Tra meno di dieci giorni saranno definiti gli equilibri di potere alla Duma di Stato.Per capire quale sarà il possibile esito del voto (17-19 settembre) e il ruolo dell’opposizione abbiamo parlato con il presidente del Russian Domestic Politics and Political Institutions Program presso il Carnegie Moscow Center.
ANNALISA BOTTANI
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Tra meno di dieci giorni saranno definiti gli equilibri di potere alla Duma di Stato. Gli elettori russi si recheranno alle urne dal 17 al 19 settembre per eleggere il parlamento. La decisione di indire le elezioni per un periodo di tre giorni, anziché uno solo (19 settembre), è stata presa dalla Central election commission a causa della pandemia.

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Per The Guardian questa misura renderà più difficile “ai poll monitors confrontare il numero di votanti totali con i voti rivendicati da Russia Unita”. A differenza di quanto avvenuto in passato, inoltre, il pubblico non sarà autorizzato a visualizzare i video delle telecamere dei seggi elettorali locali. Secondo Ella Pamfilova, presidente dell’Election commission russa, l’accesso è stato bloccato “per prevenire attacchi informatici”. Una decisione che non ha convinto giornalisti e oppositori politici, preoccupati per la crescente repressione e i brogli elettorali.

Per capire quale sarà il possibile esito di queste elezioni e il ruolo dell’opposizione – sistemica e non sistemica, abbiamo parlato con Andrei Kolesnikov, senior fellow e presidente del Russian Domestic Politics and Political Institutions Program presso il Carnegie Moscow Center.

Dr. Andrei Kolesnikov

Le elezioni alla Duma di Stato rappresentano una pietra miliare in vista delle elezioni presidenziali del 2024. Per reprimere il dissenso, le autorità hanno intensificato l’azione di repressione nei confronti degli oppositori politici, della società civile e dei media indipendenti, utilizzando anche le restrizioni Covid come strumento per denunciare molti attivisti. È in atto la completa epurazione dell’arena politica che vede l’imposizione di nuovi divieti, l’adozione di una legislazione repressiva (come, ad esempio, la “foreign agent law”), detenzioni e la criminalizzazione dell’organizzazione di Navalny, etichettata come estremista. A suo avviso, la transizione verso un modello di governance autoritaria potrebbe portare a un “nuovo 1937”?
No, la transizione non condurrà al “1937”, se per 1937 si intende il fenomeno degli arresti e della distruzione fisica di massa della popolazione. Tuttavia, la portata della persecuzione amministrativa e penale è senza precedenti per il periodo post-comunista. Etichettare, ad esempio, le persone come “foreign agent” è una pratica difficilmente immaginabile persino nell’ultima fase dell’Unione Sovietica. È un male che le autorità abbiano anche maturato la propensione ad adottare pratiche repressive e che non intendano più evitarle. La posizione sia dell’ala “civile” delle autorità sia delle strutture dei siloviki è la medesima: distruggere la società civile. La repressione è divenuta routine e una sorta di “nuova normalità”.

In linea con quanto previsto dalla Costituzione della Federazione Russa, 450 membri sono eletti alla Duma di Stato per un periodo di cinque anni. Secondo quanto riportato da Meduza, cinque anni fa (prima delle ultime elezioni), il sistema elettorale russo, a seguito di una completa revisione, è divenuto “ibrido”: 225 seggi sono basati su liste di partito e i restanti 225 sono assegnati a collegi uninominali. Come funziona questo sistema misto?
Questo sistema, teoricamente, potrebbe favorire l’ascesa di deputati indipendenti. Tuttavia, per essere almeno registrato è necessario che un candidato superi molti filtri. Le autorità hanno, inoltre, escluso anticipatamente i candidati più brillanti con pretesti inverosimili. Se per caso un candidato indipendente (ad esempio, appartenente al partito democratico Yabloko che, di sicuro, non entrerà a far parte della Duma) viene eletto, non sarà posto nelle condizioni di operare in maniera adeguata in parlamento.

Le autorità hanno escluso dalle elezioni molti candidati (Pavel Grudinin, Lev Shlosberg, oppositori politici coinvolti nelle attività di Navalny etc.) e per la prima volta in quasi tre decenni non saranno presenti gli osservatori dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Golos, un movimento locale indipendente di monitoraggio del voto, è stato dichiarato “foreign agent”. Considerato tale scenario, la composizione della “nuova” Duma tutelerà lo status quo? Vi è la possibilità che, in qualche modo, il meccanismo dello Smart Voting sia efficace?Lo status quo sarà sicuramente mantenuto. Lo Smart Voting perde la propria valenza di strumento tecnologico proprio perché i candidati indesiderati vengono esclusi prima. E lo Smart Voting non ha mai avuto un valore ideologico: ad esempio, è difficile immaginare che un elettore del partito Yabloko voti per un comunista solo per creare problemi a Russia Unita. Inoltre, il Partito Comunista, l’LDPR [N.d.r. Liberal democratic party of Russia] e A Just Russia sono tutti un mero strumento del Cremlino. Se si vota per i Comunisti, si vota per il Cremlino stesso. Tutti i partiti, o meglio i quasi-partiti, sono sottoposti a un controllo ferreo.

Parliamo di Russia Unita, l’attuale partito di maggioranza che detiene poco meno dei tre quarti dei seggi alla Duma. Tuttavia, di recente il partito è divenuto alquanto impopolare e solo il 27% dei russi lo voterebbe. Non dimentichiamo che alle elezioni del 2019 Russia Unita ha perso quasi un terzo dei seggi della Moscow City Duma, composta da 45 membri, mantenendo, tuttavia, la maggioranza. Con il nuovo slogan “We are Team Putin, We are United Russia”, il partito sta affrontando un processo di rebranding, cercando di utilizzare l’elevato indice di gradimento di Putin per “disintossicare” il brand. Ma qui si tratta di una questione di percezione e optics. Russia Unita ha una strategia chiara e un programma convincente per vincere i seggi, escludendo le misure populiste a breve termine (ad esempio, le elargizioni di denaro in contanti a favore di pensionati e militari)? Annunci di celebrità e di politici famosi a parte, quali candidati avranno davvero la possibilità di essere eletti?
L’indice di gradimento di Putin, attualmente, è del 61% (il dato più basso, pari al 59%, è stato registrato nella primavera del 2020) – e questo è, in gran parte, dovuto alla pandemia e alla stagnazione dei redditi reali dei cittadini. L’insoddisfazione si riflette anche su Russia Unita che, come lei giustamente ha sottolineato, è sempre più “legata” a Putin e la cui immagine è stata rafforzata dai ministri più noti, pronti a “proteggere” la madrepatria – Shoigu e Lavrov (tutti si sono dimenticati di Medvedev, il leader ufficiale del partito). Quindi, la situazione è grave. Tuttavia, il partito otterrà i voti, raggiungendo il primo posto perché gli strati sociali meno abbienti sanno bene che solo questo partito detiene le risorse finanziarie in quanto è parte del governo. Inoltre, le fasce sociali che dipendono dallo stato e dal suo budget e i gruppi di professionisti voteranno in massa e con fermezza per il potere. Il voto in Russia è il rito del voto proprio per il potere, non il voto, ma l’acclamazione, non il voto, ma l’approvazione.

Il ruolo dell’opposizione sistemica è controverso. In questi anni i partiti che rientrano in questo gruppo hanno sostenuto le decisioni del Cremlino, evitando un approccio conflittuale. A volte, invece, i membri della base hanno cercato di sfidare il governo, mentre i leader hanno deciso di mantenere un approccio conservatore, criticando Alexei Navalny e i suoi metodi, Smart Voting incluso. Ad esempio, secondo Nikolay Rybakov, leader del partito Yabloko, le idee di Navalny sono “disastrose e pericolose per la Russia”.
Qual è l’agenda reale dei principali partiti che potrebbero superare la soglia prevista (ad esempio, Yabloko, il Liberal democratic party of Russia – LDPR, the Communist party – CPRF, A Just Russia)? A suo avviso, i partiti competono solo per i voti, agendo secondo le regole del Cremlino, o cercano davvero di fare la differenza?
Vi sono i partiti dei leader, come l’LDPR, e vi sono i partiti ideologici, come Yabloko. Vi sono partiti ibridi, come il CPRF. Alcuni partiti aggiungono carisma a scapito dei nuovi leader – nel caso di A Just Russia, hanno inserito un giovane macho-nazionalista come Zakhar Prilepin. Vi sono anche partiti il cui unico valore è dato dal nome. Ad esempio, la parola “nuovo” nel nome del partito “New People” o “pensionati” nel Partito dei Pensionati. L’unica risorsa di Russia Unita sono i contributi sociali cui è associata, come Putin. Da tempo nessuno legge i programmi dei partiti, tutti leggono i messaggi. Oltre ai quattro partiti tradizionali, New People e il Partito dei Pensionati hanno una chance. È improbabile che Yabloko abbia una possibilità, è il partito degli “old” democrats. I New democrats sostengono Navalny, ma lui non partecipa legalmente alla politica.

Focalizziamo ora la nostra attenzione sull’opposizione non sistemica. In questa fase la “bella Russia del futuro” sembra un’utopia. Nella sua ultima analisi, ha sottolineato che, etichettando l’organizzazione di Navalny come estremista, il Cremlino “ha posto le basi non solo per neutralizzare l’opposizione, ma anche per perseguire coloro che la supportano o, addirittura, simpatizzano per essa”. Il percorso di migliaia di attivisti e oppositori, costantemente vessati dalla polizia, è davvero duro quando vi sono solo tre opzioni: collaborare con il regime, andare in prigione o emigrare. Secondo quanto riportato in una recente intervista al New York Times, Navalny crede fermamente che “il regime di Putin sia un incidente storico, non un’inevitabilità” e “prima o poi, questo errore verrà corretto e la Russia passerà a un percorso democratico ed europeo di sviluppo. Semplicemente perché è quello che vogliono le persone”. Tuttavia, se i falchi dei servizi di sicurezza continuano a “gestire” l’opposizione reale, il movimento sarà in grado di ripensare le proprie strategie e tattiche?
L’opposizione non sistemica è disorientata e smobilitata. Non vi sono nuove tecnologie e le autorità sono convinte che solo la repressione brutale sia la tattica giusta, una tattica che sta diventando una strategia. Navalny è stato sconfitto, così si spiega il calo del suo indice di gradimento e della fiducia nei suoi confronti: le masse hanno bisogno di esempi di successo, non di fallimento. Molti sono intimoriti e non vedono motivi per protestare perché non vi è un risultato. Prestiamo troppa attenzione a Navalny (in parte, giustamente), ma non sappiamo davvero quali siano i processi in corso nella società. Nessuno aveva previsto le proteste del 2020 a Khabarovsk e, intanto, dietro le quinte non vi erano Navalny o immaginari “cospiratori americani”. Le proteste e i movimenti civili arriveranno dove e quando non li attendiamo.

Molti russi sono costretti a fare i conti, quotidianamente, con il declino del tenore di vita, il calo dei redditi, pensioni basse, prezzi più alti e una terza ondata brutale di COVID-19. Secondo i sondaggi del Levada Center, “il 39% dei russi a malapena ha cibo a sufficienza”. Inoltre, le autorità tendono a trascurare le questioni interne, concentrandosi, invece, sullo status internazionale della Federazione Russa. Queste criticità potrebbero influenzare i risultati delle elezioni o prevarrà l’apatia politica della maggioranza silenziosa?
Ovviamente, prevarrà l’apatia. La povertà non costituisce un incentivo a protestare – in quanto i poveri, dipendendo dallo stato, si aspettano soldi proprio dal governo. La dipendenza dallo Stato è una caratteristica fondamentale del sistema costruito da Putin. E l’indifferenza degli elettori è alla base di questo sistema. Tuttavia, un equilibrio così precario non è sostenibile nel lungo periodo. Il progressivo degrado del sentiment dell’opinione pubblica e della sfera sociale sta minando il regime.

Secondo Navalny, “l’opposizione esiste in Russia non perché Aleksei Navalny o qualcun altro la dirige da un quartier generale, ma perché circa il 30 per cento del Paese – per lo più i ceti istruiti e urbani – non ha una rappresentanza politica”. Questo vulnus istituzionale potrebbe influenzare non solo il sistema nel suo complesso, ma, soprattutto, gli elettori russi, frustrati e in cerca di un cambiamento. Secondo lei, qual è il percorso del Paese nel medio e lungo periodo?
Degrado lento, adattamento dell’intera popolazione alla situazione attuale ed emigrazione dei soggetti più attivi – non solo emigrazione esterna, ma anche interna verso la sfera privata, il tentativo delle autorità di adattarsi alle nuove sfide, inclusi i cambiamenti nel bilancio energetico. Forse vi saranno alcuni cambiamenti al vertice verso una maggiore tecnocratizzazione della governance, ma non la democratizzazione. La domanda è se si registrerà una grave frustrazione pubblica nelle elezioni presidenziali del 2024. Per questa domanda non ho una risposta.

Le prossime elezioni russe. Parla Andrei Kolesnikov ultima modifica: 2021-09-07T16:19:18+02:00 da ANNALISA BOTTANI

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