Il fattore Stadium che ha cambiato la Juve

ROBERTO BERTONI
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Dieci anni fa la Juventus era una squadra in crisi. Società prestigiosissima, per carità, con una grande storia alle spalle e una proprietà economicamente solida, in grado di compiere gli investimenti necessari per rilanciarla, tutto giusto, ma anche l’incubo della retrocessione forzata in Serie B non ancora definitivamente allontanato e due annate chiuse al settimo posto che avevano messo in stato d’agitazione un ambiente abituato a ben altri piazzamenti. Eppure, dalle macerie di un mezzo disastro sportivo la società bianconera seppe risollevarsi alla grande, inaugurando l’8 settembre, a tre giorni dall’inizio del campionato, il suo nuovo stadio, all’epoca chiamato Juventus Stadium e oggi purtroppo ribattezzato Allianz Stadium, piegandosi alle perverse logiche del business e dei grandi investitori da cui dipendono le sorti dei club. Ebbene, da quel giorno la Juve cambiò.

Cominciò a vincere: nove scudetti di fila, cinque coppe Italia e cinque supercoppe italiane, conquistando alcuni record che sarà difficile per altri superare. Senza contare le due finali di Champions League perse con Allegri in panchina: due sconfitte dolorose ma che comunque rendono l’idea di una crescita costante e di una compagine in grado di imporsi anche in Europa. Dieci anni dopo l’amichevole col Notts County (società dalla quale nel 1903 la Juve, che prima vestiva di rosa, ereditò i colori bianconeri a causa di una fornitura sbagliata, trasformando quei colori in leggenda), ci troviamo a fare i conti con un altro momento delicato nella ultrasecolare storia del club.

L’ultimo scudetto è andato all’Inter, Cristiano Ronaldo è tornato al Manchester United, la campagna acquisti in entrata non è stata esaltante, il ritorno di Allegri, per il momento, non ha prodotto gli effetti sperati e i tifosi mugugnano. Se a ciò aggiungiamo le polemiche relative alla Superlega e i vari cambiamenti all’interno della società, possiamo dire che più di una nube si addensa sopra il cielo di Madama.

Fatto sta che quest’anno la Juve potrà contare su un fattore che la scorsa stagione le è venuto a mancare: il pubblico dello Stadium. Per anni le mura amiche hanno costituito una fortezza invalicabile. Ora bisognerà vedere se una rosa oggettivamente meno competitiva rispetto agli anni scorsi, con molti giovani e un certo tasso di inesperienza, riuscirà a ricevere dal pubblico la spinta decisiva per sbaragliare avversari che, sulla carta, sembrano leggermente più attrezzati.

Comunque sia, i bianconeri, costruendo uno stadio di proprietà, con annesso centro sportivo, oltre a rivitalizzare e valorizzare il quartiere della Continassa, hanno aperto la strada a un’innovazione decisiva per il futuro del calcio italiano, seguendo il modello inglese e coniugando incassi notevoli e risultati sportivi significativi.

A inaugurare lo stadio, dieci anni fa, venne chiamato anche Giampiero Boniperti, da poco scomparso. Ormai il Ventunesimo secolo è diventato maggiorenne e sta compiendo il proprio percorso nella storia. La Juve vi è entrata vincendo, ha attraversato un periodo difficile, poi è tornata a vincere, anzi a stravincere, e adesso è chiamata a rilanciarsi. Con il sostegno della sua gente non c’è dubbio che l’impresa, data anche la solidità complessiva del contesto, si rivelerà molto più agevole.

Immagine di copertina e successiva: Allianz Stadium

Il fattore Stadium che ha cambiato la Juve ultima modifica: 2021-09-09T13:08:27+02:00 da ROBERTO BERTONI

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