Tennis. Il futuro è già qui

I Millennials cominciano a cedere il passo alla cosiddetta Generazione Z, interamente figlia del Duemila, con il suo spirito social la sua dirompente capacità comunicativa, i suoi riti che nulla hanno a che spartire con le cerimonie del passato e le sue caratteristiche sbarazzine e irriverenti che in questi anni Venti ci condurranno definitivamente nel contesto di un nuovo secolo tutto da vivere.
ROBERTO BERTONI
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La diciottenne Emma Raducanu [nella foto di copertina], emblema della nuova Inghilterra globale e multietnica, al netto della Brexit, e il venticinquenne russo Daniil Sergeevič Medvedev, capace di negare la gioia del Grande Slam a un mito consacrato come Novak Djoković, sono le note più liete e significative degli U.S. Open 2021. Una nuova generazione di tennisti comincia a farsi strada, con gli italiani Sinner, Berrettini e Musetti destinati a essere, a loro volta, protagonisti nei prossimi anni e tanti talenti stranieri che daranno loro filo da torcere, in un’epifania tennistica che, da appassionati, non possiamo che salutare con entusiasmo. La vecchia guardia dei Federer e dei Nadal vede ormai seriamente insidiato il proprio primato, dopo tre lustri di egemonia pressoché incontrastata. I Millennials cominciano, insomma, a cedere il passo alla cosiddetta Generazione Z, interamente figlia del Duemila, con il suo spirito social  la sua dirompente capacità comunicativa, i suoi riti che nulla hanno a che spartire con le cerimonie del passato e le sue caratteristiche sbarazzine e irriverenti che in questi anni Venti ci condurranno definitivamente nel contesto di un nuovo secolo tutto da vivere.

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È cambiato il tennis e il modo di giocarlo, sono cambiate le aspettative del pubblico e persino il modo di seguire gli incontri. Nella nuova realtà, tecnologica e iperconnessa, fanno faville i giocatori spettacolari, in grado di conquistare le platee con un colpo a effetto che determina la differenza fra un buon giocatore e un fuoriclasse. Non è un male: i tempi mutano e la società progressivamente si adatta, si plasma e si incammina lungo binari diversi rispetto al passato. Emma Raducanu, per dire, è il simbolo del multiculturalismo dell’Inghilterra post-thatcheriana, con le sue origini sino-rumene che rendono l’idea di una nazione ancora terra di opportunità e prospettive, con l’auspicio che la follia divisiva e autolesionista dell’abbandono dell’Unione Europea non metta in discussione anche le caratteristiche migliori di un paese oggettivamente in guerra con se stesso. Medvedev, invece, è un figlio della nuova Russia putiniana, pessima sotto il profilo dei diritti umani e del rispetto degli oppositori politici ma comunque protesa verso il domani, orgogliosa di se stessa e in grado di valorizzarsi, come non avveniva più da tempo e, meno che mai, nei depressivi anni Novanta.

Sono figli del loro tempo e del loro mondo, quello che viviamo anche noi, e ne incarnano la parte più bella, aperta alle sfide che ci attendono, senza chiusure, barriere né grettezze di sorta. Lasciamo, pertanto, che questi ragazzi siano innanzitutto atleti, non li carichiamo di eccessive responsabilità e ammiriamoli per la loro gentilezza d’animo, per la loro abilità nell’imporsi nell’agenda mediatica e, se vogliamo, anche politica e per il loro essere la testimonianza vivente di una rivoluzione culturale in atto che nessun populismo potrà, per fortuna, arginare. Quanto al tennis, ci attendono anni meravigliosi. E il fatto che l’antipatico e anti-sportivo Nole sia uscito sconfitto è un’ottima notizia e un buon viatico per il futuro.

Tennis. Il futuro è già qui ultima modifica: 2021-09-13T18:11:00+02:00 da ROBERTO BERTONI

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