Prendersi cura della posidonia è prendersi cura del mare

Presente nel Mediterraneo, forma una barriera sottomarina a una profondità varia da uno a 35 metri, ed è al tempo stesso barriera antierosione per le nostre coste e habitat perfetto per piccoli animali marini e molluschi. Un progetto italo-tunisino per la sua tutela.
BARBARA MARENGO
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“Questa barca si prende cura del mare”: il mare è quello splendido di Favignana, delle siciliane isole Egadi e delle coste tunisine, ed è il progetto MED.Dé.Co.U.Plages a muovere i primi passi con un programma di cooperazione. Méthodologies d’Economie Durable pour les Déchets Cotiers UItilisables des Plages (Metodologia di economia sostenibile per i rifiuti costieri utilizzabili delle spiagge) è un progetto cofinanziato dall’Unione Europea che prevede per un periodo di trenta mesi, a partire dal 2020, azioni specifiche nelle isole Egadi in Italia e nei territori di Mahadia e Kerkennah in Tunisia per tutela ambientale e mappatura dell’inquinamento da plastiche, oltre all’individuazione dei depositi di posidonia sulle spiagge.

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La posidonia è una pianta, non un’alga, che prende il suo nome dal dio greco del mare, il volubile Poseidone: è presente nel Mediterraneo – anche se in minor estensione che in passato – e forma una barriera sottomarina a una profondità varia da uno a 35 metri, ed è al tempo stesso barriera antierosione per le nostre coste e habitat perfetto per piccoli animali marini e molluschi. La posidonia come tutte le piante fiorisce (in autunno e in primavera, e i frutti sono piccole “olive” galleggianti) e lascia fluttuare le lunghe foglie che, una volta “cadute”, arrivano a riva formando banchi di protezione delle spiagge, un prezioso strumento per trattenere la sabbia depositandosi al bordo delle dune per permettere di formare una catena di nuove formazioni sabbiose. Quante di queste foglie radunate in veri e propri banchi morbidi troviamo in ogni stagione sulle spiagge del Mediterraneo, viste come rifiuti maleodoranti e ingombranti, mentre rappresentano una delle tante ricchezze che ci offre il mare. Un mare unito da millenni di storia, sistema ambientale complesso oggi minacciato da troppi scafi e ancoraggi, pesca esasperata e inquinamento soprattutto da plastiche. 

Quella barca che si prende cura del mare, si spera a ogni latitudine del Mediterraneo, fa parte del programma che ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente), AMP Isole Egadi (Associazione Marina Protetta), INSTM (Institut National des Sciences et Technologies del la Mer) e Faculté des Sciences Mathématiques, Physiques et Naturelles de Tunis hanno messo a punto per attuare strategie comuni.

Modelli innovativi come l’uso di droni marini per individuare i banchi della preziosa pianta di posidonia lungo le coste, prevenzione, riduzione e riutilizzo di rifiuti plastici che infestano le acque del Mediterraneo, incentivi e coinvolgimento di imprese locali e degli stessi pescatori per il riuso di materiale “pescato” dalle “barche che si prendono cura del mare”, gestione sostenibile dei depositi di posidonia sulle spiagge affinché non siano distrutti: sono alcuni degli obiettivi del progetto, il primo a livello di bacino per il quale collaborano due paesi diversi, Italia e Tunisia. 

La protezione delle coste e dell’ambiente fragile delle isole non è più rinviabile di fronte alle emergenze dovute all’inquinamento del mare e all’erosione delle coste: molteplici sono i fattori che contribuiscono al disastro, non ultimo il disequilibrio climatico. Educazione ambientale, sensibilizzazione verso il problema plastiche in mare (grave danno per la fauna e di conseguenza per la pesca con negative ricadute economiche e occupazionali), coinvolgimento di turisti e pescatori verso emergenze fin troppo note, ma mai del tutto recepite, sono stati argomento della tre giorni di lavori presso lo Stabilimento Florio delle tonnare di Favignana e Formica, con tavole rotonde alle quali hanno partecipato esponenti del mondo scientifico italiani e tunisini, incontri con le imprese e i pescatori, mostre fotografiche, attività educative, laboratori e visite al centro di recupero delle tartarughe marine delle Egadi.

Importante la dimostrazione delle attività di monitoraggio dell’ambiente costiero con il coinvolgimento dei cittadini assistiti dal personale ISPRA: sulle spiagge di Praia e di Cala Azzurra sono stati installati i primi due siti in Italia per il controllo dell’ambiente costiero da parte dei turisti che con lo smartphone, tramite il programma CoastSnap, permette di acquisire o condividere foto su iniziativa recente di Citizen Science, un gruppo che trasforma i cittadini in scienziati e che conta migliaia di utenti che controllano di persona il cambiamento delle nostre coste.

La Posidonia Oceanica a Favignana occupa 7700 ettari di fondali marini: è il banco più esteso e meglio conservato nel Mediterraneo. Polmone di questo mare comune, visivamente oltre che ecologicamente presente sulle rive Nord e Sud, la foresta in fondo al mare è stata monitorata lungo 33 chilometri di costa a Favignana e 15 a Levanzo grazie a un veicolo automatico multicamera, mentre i droni hanno permesso di individuare le tre banquettes, ovvero formazioni sulle spiagge che solo a Favignana occupano quasi cinquecento metri di costa.

Spiaggia ecologica e turismo consapevole. Protezione dell’ambiente quanto mai urgente. Collaborazione tra paesi rivieraschi quanto mai necessaria.

Prendersi cura della posidonia è prendersi cura del mare ultima modifica: 2021-09-21T21:21:29+02:00 da BARBARA MARENGO

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