Ronaldo. Il fenomeno, “quello vero”

Del fuoriclasse brasiliano, che compie 45 anni, ricordiamo l’estro, l’imprevedibilità, la gioia di vivere, il sorriso aperto, la funambolica grandezza, la ventata di novità che portò nel nostro calcio sul finire degli anni Novanta,
ROBERTO BERTONI
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Ronaldo Luís Naáario de Lima, meglio conosciuto come Ronaldo*, compie quarantacinque anni: auguroni! Ronaldo il fenomeno, “quello vero”, senza nulla togliere a Cristiano, e lo pensano anche i tifosi del Real Madrid che hanno avuto l’onore di vedere tra le proprie fila entrambi i fuoriclasse.

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Il brasiliano, infatti, era qualcosa di pazzesco. Un portento sovrannaturale che, nonostante gli infortuni, è riuscito comunque a conquistare due palloni d’oro, a vincere un Mondiale quasi da solo, a condurre l’Inter di Simoni al trionfo di Parigi in Coppa UEFA e a un passo dallo scudetto, a innervare l’attacco già spaziale dei “galacticos” in maglia bianca, a segnare pressoché da fermo con il Milan, quando ormai il fisico non lo assisteva più, e a restare sempre una spina nel fianco per i difensori.

Non a caso, da Maldini a Thuram, da Costacurta a Cannavaro, i più arcigni difensori del nostro calcio lo ricordano come un incubo che toglieva loro il sonno, specie nei primi tempi, quando questo furetto imprendibile era capace di tutto e li ubriacava con finte, controfinte e dribbling impressionanti che lo rendevano immarcabile. Il tempo, gli acciacchi, alcuni eccessi e il progressivo degrado del mondo del calcio lo hanno indotto a compiere errori dei quali pensiamo che, alla lunga, si sia pentito; fatto sta che siamo comunque al cospetto di una divinità che la sorte non ha assistito in alcun modo ma nonostante questo è riuscita a imporsi in ogni palcoscenico mondiale.

Di Ronaldo ricordiamo l’estro, l’imprevedibilità, la gioia di vivere, il sorriso aperto, la funambolica grandezza, la ventata di novità che portò nel nostro calcio sul finire degli anni Novanta, le sfide epiche col Milan e con la Juve, il delirio dei tifosi nerazzurri, il mesto addio ai tempi di Cúper, le giocate a Madrid e il suo non arrendersi, neanche per un giorno, al destino che gli aveva inflitto, nel 2000, un infortunio devastante all’Olimpico, costringendolo a rimanere per oltre cinquecento giorni lontano dal campo. Ci sembra incredibile che oggi non giochi più.

È abbastanza ingrassato ma sorride ancora, capace com’è di distillare meraviglia anche fuori dal campo, con una gentilezza d’animo e un gusto dell’esistenza tipicamente carioca che è raro trovare al giorno d’oggi. Quarantacinque anni e una vita che sembra siano state tre, come talvolta capita ai miti che hanno segnato un’epoca.

A Ronaldo, ai suoi guizzi e alla sua irriverenza senza eguali sono legati i ricordi più belli della nostra infanzia, quando possedere la sua maglia era il sogno di ogni bambino,  faceva furore la sua testa rasata e la passione nei suoi confronti andava ben oltre l’interismo. Quando tornò in Italia, sull’altra sponda di Milano, era già in declino, destava quasi tristezza ma, soprattutto, noi eravamo ormai troppo grandi per illuderci ancora, per sognare di star giocando a San Siro quando, in realtà, ci trovavamo sul campetto dell’oratorio.

La magia si era spenta, l’infanzia era alle spalle, l’età adulta cominciava a chiamarci e non avevamo più tempo per l’incanto. Lo abbiamo riscoperto alle soglie dei trent’anni, quando di quella poesia abbiamo avvertito nuovamente il bisogno. E il maghetto brasiliano si è materializzato, ancora una volta, ai nostri occhi, sotto forma di filmati d’epoca o di interviste sempre gustose e meritevoli d’attenzione. Perché il calcio, si sa, lo si può amare davvero solo se si resta eternamente un po’ bambini, come lui che ha ancora quel sorriso e quella follia che ci stregarono quando ancora credevamo in qualcosa.


P.S. Un pensiero affettuoso alla famiglia di Romano Fogli, perno del centrocampo del Bologna di Fulvio Bernardini che nello spareggio scudetto del ’64 sconfisse 2 a 0 l’Inter di Herrera. Aveva ottantatre anni e con lui se n’è andato un altro testimone di quella favola targata Fulvio Bernardini che nel calcio di oggi sarebbe impensabile e, invece, andrebbe fatta studiare nelle scuole. Un commosso addio.

Il minuto di silenzio in ricordo di Romano Fogli al Dall’Ara di Bologna (foto Schicchi, dal Resto del Carlino)

*Ronaldo iniziò la carriera scegliendo il diminutivo Ronaldinho, nomignolo con cui è conosciuto tutt’oggi in Brasile. Nessuna confusione però con il Ronaldinho che negli anni 2000 ha fatto la storia con le maglie di Barcellona e Milan: questi infatti è conosciuto come Ronaldinho Gaucho per via delle sue origini legate allo stato del Rio Grande do Sul. 

Ronaldo. Il fenomeno, “quello vero” ultima modifica: 2021-09-22T12:52:00+02:00 da ROBERTO BERTONI

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