Un tragico ping pong nell’Egeo

Da una parte un governo autoritario che vuole tenersi stretti gli elettori di estrema destra. Dall’altra un governo islamista autoritario che sogna i fasti imperiali del passato. In mezzo gruppi di povera gente che cercano in Europa una via di fuga da guerre, miserie e prepotenze. Sbattuti da una sponda all’altra, su barconi strapieni, lasciandoci molto spesso la pelle.
DIMITRI DELIOLANES
Condividi
PDF

[ATENE]

È una partita a ping pong. Da una parte un governo autoritario che vuole tenersi stretti gli elettori di estrema destra. Dall’altra un governo islamista autoritario che sogna i fasti imperiali del passato. In mezzo gruppi di povera gente che cercano in Europa una via di fuga da guerre, miserie e prepotenze. Sbattuti da una sponda all’altra dell’Egeo, su barconi strapieni, lasciandoci molto spesso la pelle.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

È la situazione che si è creata con la nuova politica anti-migratoria adottata dal governo della destra greca. Dall’altra parte dell’Egeo però anche l’ingegnoso Erdoğan non si fa scappare l’occasione di strumentalizzare questi poveri rifugiati in Turchia per minacciare e ricattare non solo la nemica Grecia ma tutta l’Europa.

“Non permetteremo che si ripeta la situazione del 2015” ha annunciato il premier greco Kyriakos Mitsotakis e da allora lo ripetono all’unisono i suoi improvvisati ministri. Tra i più improvvisati c’è Notis Mitarakis, economista, ministro dell’Immigrazione, personaggio politicamente inesistente. Ex sottosegretario ed ex datore di lavoro modello, che ha incassato nel 2017 una condanna per aver tenuto per quattro anni nel suo ufficio un’impiegata madre di minore single senza pagarle contributi, per poi licenziarla senza la buonuscita prevista dalla legge. Un episodio sintomatico che ben illustra la natura dell’uomo. 

Appena vinto le elezioni del 2019, il nuovo premier Kyriakos Mitsotakis aveva avuto la brillante idea di abolire, al grido “Non permetteremo che si ripeta la situazione del 2015”, il ministero dell’Immigrazione fondato dagli odiati predecessori di Syriza. Dopo alcuni mesi ha finalmente capito che aveva fatto l’ennesimo errore e, sempre assicurando i greci che “Non permetteremo che si ripeta la situazione del 2015”, aveva rifondato il ministero, piazzandovi l’unico amico che era rimasto senza incarico.

Ma il potente messaggio “Non permetteremo che si ripeta la situazione del 2015” era arrivato anche dall’altra parte dell’Egeo. Erdogan sapeva bene che il fatidico 2015, grazie al costante sostegno di Berlino, gli aveva portato il riconoscimento europeo del titolo di “grande controllore dei flussi migratori”, accompagnato da un bel gruzzolo di miliardi. Per quale motivo quindi l’aspirante sultano non dovrebbe tenere conto delle proclamate intenzioni dei greci di tentare di bloccare i flussi? Al contrario, Mitsotakis ha offerto in regalo al sultano un motivo in più per rendere questi flussi uno strumento ulteriore di destabilizzazione e di ricatto degli europei, con i greci, avversari tradizionali, al posto d’onore.

I risultati si sono visti nella primavera dell’anno scorso, quando Ankara ha progettato e guidato lo spostamento massiccio di alcune migliaia di profughi al confine terrestre con la Grecia, in Tracia, lungo il fiume Evros. Uno dei confini più militarizzati d’Europa, con un intero corpo d’armata dell’esercito greco schierato per respingere qualsiasi tentativo di invasione turca.

Il risultato è stato raccapricciante, con scene sconvolgenti impresse nella memoria europea. Migliaia di disperati spinti a varcare il fiume e violare il confine, respinti in malo modo da altre migliaia di poliziotti, militari e perfino residenti locali. Uno scontro, con lanci di lacrimogeni oltre il fiume e camionette militari turche che cercavano di abbattere la recinzione da anni innalzata dove la frontiera non è tracciata da fiume. Dopo circa un mese, gli scontri cessarono e le migliaia di migranti rientrarono nei pullman della polizia turca e tornarono delusi nei loro campi. 

Già prima di questa crisi, la politica sull’immigrazione del governo della destra greca si basava su un dogma enunciato qualche tempo fa da Thanos Plevris, un estremista di destra, figlio di Kostas Plevris, il capo del Movimento 4 Agosto e l’uomo dei colonnelli in Italia all’epoca dello stragismo e dei tentativi di golpe. In un incontro pubblico, Plevris figlio sviluppò la teoria che bisognava a ogni costo contenere l’ingresso di migranti nel territorio nazionale erigendo muraglie e con altri mezzi, come affondare barconi in mare. Nel caso in cui qualcuno riuscisse a penetrare, allora bisognava “rendergli la vita un inferno” in modo da convincerlo che era meglio rimanere a casa sua.

Il peso di Plevris figlio nel partito di governo si è constatato poche settimane fa, grazie alla sua nomina a ministro della salute (in epoca di pandemia). I suoi suggerimenti avevano quindi definito fin dall’inizio la politica migratoria di Mitsotakis: campi recintati, uscite controllate, vietato l’ingresso a tutti, soprattutto ai giornalisti. Fondazione di una nuovo corpo di polizia, la Guardia Nazionale, preposta specificatamente alla sorveglianza dei confini, come se la polizia più numerosa e uno degli eserciti più forti d’Europa non bastassero. Un atto questo dovuto non solo al vecchio amore della destra verso i manganelli ma anche alla sempre incombente necessità di sistemare qualche giovane elettore. Inoltre, negare ai richiedenti asilo il diritto di usufruire della sanità pubblica, in molti casi perfino dell’istruzione per i giovani in età scolastica, rendere estremamente complessa la procedura per la naturalizzazione, rendere de facto impossibile l’applicazione dello ius soli sancito dal governo di Tsipras e via “salvineggiando”.

I respingimenti nell’Egeo sono ormai una regola. Abbiamo avuto anche delle tragedie, ma nessuno conosce bene i particolari, visto che i testimoni sono pochissimi. I barconi che partono dalle coste anatoliche spesso vengono scortati dalla Guardia costiera turca fino a quando entrano nelle acque greche. Là succede il contrario: i barconi vengono intecettati dalla Guardia costiera greca e accompagnati con le buone o con le catttve nelle acque turche.

È vero che il traffico oramai punta più verso le coste pugliese e calabre, ma se i tentativi di sbarco nelle isole greche sono fortemente diminuiti, non sono del tutto spariti. Anche perché Ankara ha tutto l’interesse a tenere in allarme le isole dirimpettaie. Nei casi in cui i poveracci siano riusciti a sbarcare sul suolo greco, la procedura di legge è l’immediato confinamento in una struttura chiusa. Ma ci sono centinaia di denunce di gente picchiata, depredata e rimandata indietro con la Guardia costiera che li accompagna fino alle acque territoriali turche. Dove le autorità turche li accolgono calorosamente, chiamando i giornalisti stranieri per dare pubblicità al comportamento selvaggio e perfido dei loro colleghi greci.

Le denunce sui respingimenti, sulla cui illegalità oramai perfino Salvini è informato, coinvolgono anche Frontex, accusata da numerose ONG di complicità. Ben presto Frontex dovrà rendere conto delle sue azioni alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Si spera che anche Mitsotakis sia presto chiamato a farlo.

Un tragico ping pong nell’Egeo ultima modifica: 2021-09-23T16:05:02+02:00 da DIMITRI DELIOLANES
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento