La rincorsa di Armin

Il candidato della CDU ha condotto una brutta compagna ed è stato vittima del fuoco amico. Tuttavia, potrebbe ancora diventare cancelliere.
MATTEO ANGELI
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Angela Merkel è stata così a lungo cancelliera anche perché ha saputo mettere fuori gioco chi aspirava al suo posto. C’è chi è stato promosso, come Ursula von der Leyen, diventata presidente della Commissione europea. C’è chi si è auto-esiliato per tornare vent’anni più tardi, come Friedrich Merz. E c’è chi non ha retto alla pressione, come Annegret Kramp-Karrenbauer, la Delfina che ha passato la mano. 

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È rimasto Armin Laschet, sessantenne governatore della Renania settentrionale-Vestalia. Più simpatico della cancelliera, certo. Ma anche più avvezzo alle gaffe. E senza quell’istinto da killer che ha consentito a Merkel di sopravvivere sedici anni al potere. 

Nato nel 1961 ad Aquisgrana, Laschet è figlio di un minatore e di una casalinga. Primo di quattro fratelli, come la madre Marcella è molto attivo fin da giovane nella parrocchia della chiesa di Sankt Michael. Canta nel coro e qui conosce la moglie Susanne. 

La religione forgia anche il suo impegno sulla scena pubblica. Laschet è infatti un democristiano di altri tempi, che dice di fare politica “per responsabilità cristiana”. Diversamente da tanti suoi colleghi, quando parla di fede non divide. La “grande C” della CDU – l’Unione Cristiano Democratica – è per lui collante tra le tendenze cristiano-sociali, liberali e conservatrici del suo partito.

Per gli eredi di Adenauer e Kohl è un ritorno alla tradizione. Come Adenauer e Kohl, Laschet è infatti renano e cattolico praticante, nonché padre di famiglia (ha tre figli). Una tradizione questa, rotta da Merkel, donna della Germania est, protestante e senza figli. 

Il congresso della CDU del 16 gennaio 2021 nomina Laschet presidente del partito. In quest’occasione, lui mostra la targhetta identificativa del padre minatore, simbolo della fiducia

A plasmare l’infanzia di Laschet è anche la posizione geografica della sua città natale. Aquisgrana si trova al confine con Belgio e Paesi Bassi. Per il giovane Armin, andare dall’altra parte della frontiera è un’evidenza. Ciò definisce fin da subito il suo spiccato europeismo. Inoltre, contrariamente ad Angela Merkel e al suo principale rivale, Olaf Scholz, Laschet parla fluentemente in francese. Un’altra ovvietà, per un candidato che non fa segreto di voler rilanciare l’asse franco-tedesco.

Laschet studia legge a Monaco e a Bonn e, finita l’università, comincia a lavorare come giornalista radiofonico per due emittenti bavaresi, Radio Charivari e la Bayerischen Rundfunk

La politica però diventa presto la sua professione. Diversamente dai genitori, fedeli elettori democristiani ma mai impegnati attivamente nel partito, lui s’iscrive alla CDU quando ha diciott’anni. Durante gli studi, lavora con Hans Stercken, deputato di Aquisgrana e voce importante tra i democristiani in politica estera. Collabora poi con Philipp Jenninger, allora presidente del Bundestag, e Rita Süssmuth, che nel 1988 succede a Jenninger alla guida del parlamento federale tedesco. Nel 1989 Laschet diventa il più giovane membro del consiglio comunale di Aquisgrana, carica che occupa ininterrottamente fino al 2004.

Nel 1994, con poco più di trent’anni, è eletto deputato al Bundestag. Con il 46,2 per cento delle preferenze rappresenta gli elettori della sua Aquisgrana. A Bonn si fa notare in quanto membro della cosiddetta “Pizza Connection”, una rete di discussione informale che riunisce giovani deputati della CDU e dei Verdi. Questi sono soliti ritrovarsi nel ristorante italiano “Sassella”. 

I manifesti elettorali di Laschet per le elezioni del 1994

Alle elezioni del 1998, però, la socialdemocratica Ulla Schmidt lo batte e gli toglie il mandato diretto ad Aquisgrana. Questa è una delle due sconfitte che rischiano di segnare la carriera politica di Laschet. L’altra è nel 2010, quando cerca di diventare leader del partito in Renania Settentrionale-Vestfalia ed è sconfitto da Norbert Röttgen. 

Laschet non demorde. Nel 1999 è eletto al Parlamento europeo, dove fa un mandato. Nel 2005 torna a casa, in Renania Settentrionale-Vestfalia, e diventa ministro della famiglia, delle donne e dell’integrazione, nel governo del democristiano Jürgen Rüttgers. In quanto ministro, Laschet loda i benefici dell’immigrazione, definisce la Germania una “società multiculturale”. Sostiene che la diversità etnica e religiosa del paese dovrebbe essere vista come “un’opportunità” e non “una minaccia”. Decisamente troppo per i suoi colleghi di partito, che lo soprannominano “Türken-Armin”, “Armin il turco”. Ciononostante, Laschet difende questa postura con costanza e appoggia la decisione di Merkel di aprire ai rifugiati siriani nel 2015. Contrariamente ad altri esponenti democristiani. 

Il candidato della CDU non è però così liberale come vorrebbe far credere. Ad esempio, si oppone a lungo ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel 2017, quando viene introdotto il “matrimonio per tutti”, i deputati della CDU sono lasciati liberi di votare secondo coscienza. Merkel vota “no” ma l’emendamento della SPD passa comunque. In quel momento, Laschet sostiene pubblicamente la decisione della cancelliera. Oggi invece pare aver cambiato idea: dice che se nel 2017 avesse seduto in Parlamento avrebbe votato “sì”. Peccato che in un’intervista di allora allo Spiegel dica il contrario.

Nel 2012, dopo che Röttgen subisce una sconfitta sonora alle elezioni per la guida del Land, Laschet gli succede alla testa del partito. Cinque anni più tardi, egli vince a sorpresa le elezioni statali e diventa governatore della Renania Settentrionale-Vestfalia. È a capo di una coalizione che unisce cristiano democratici e liberali. Batte un’avversaria molto popolare, l’allora prima ministra Hannelore Kraft, socialdemocratica, in carica dal 2010. Soprattutto, vince in un Land che negli ultimi settantacinque anni è stato governato per cinquant’anni dalla sinistra.

Come governatore dello stato tedesco più popoloso – con 18 milioni di abitanti – Laschet entra di diritto fra i papabili alla successione di Angela Merkel. E quando nel 2020 Annegret Kramp-Karrenbauer, l’erede designata della cancelliera, getta la spugna, lui si fa trovare pronto. È una sfida tra l’ala merkeliana, moderata, di cui Laschet si vuole interprete, e quella conservatrice, che ha il suo paladino in Friedrich Merz. Quest’ultimo è una delle prime vittime illustri dell’ascesa di Merkel nella CDU, a inizio anni Duemila. Merz perde di nuovo, come nel 2018, quando Kramp-Karrenbauer s’era imposta alla testa del partito. 

Nel gennaio 2021 Laschet è quindi il nuovo presidente della CDU e, di fatto, il candidato in pectore alla cancelleria. Al congresso che lo vede vincitore fa un ottimo discorso, da federatore. Mostra la targhetta identificativa in metallo del padre minatore, il quale una volta gli disse che “quando sei sottoterra, la provenienza o la religione delle persone non contano. Quello che importa è potersi fidare di loro”. 

La tregua però dura poco. Markus Söder, potente governatore della Baviera e leader della CSU, sorellina bavarese della CDU, vuole diventare candidato cancelliere della Union – cioè di CDU e CSU. I sondaggi sono dalla sua parte. Ma le regole interne alla Union parlano chiaro. Il partito più grande, la CDU, ha un potere di veto sulla scelta del candidato comune alla cancelleria. A aprile, dopo un braccio di ferro durato più di una settimana, l’ufficio politico della CDU mette fine alla disputa. Il candidato alla cancelleria sarà Armin Laschet. 

Lo scontro con Söder però azzoppa irrimediabilmente la corsa di Laschet. Il partito è diviso. L’ala conservatrice – quella che vuole una rottura rispetto all’era Merkel – continua a vedere nel governatore bavarese il proprio leader. Quel che è peggio, Söder non sa perdere e si rivela una costante spina nel fianco per Laschet. 

Söder (a sinistra) brinda con Merkel e Laschet in occasione di un evento di chiusura della campagna a Monaco. Laschet ha promesso che se vincerà, lavorerà a stretto contatto con Söder

Per quest’ultimo le cose cominciano a mettersi davvero male dopo le pesanti inondazioni che in luglio colpiscono varie parti del paese. Come governatore di uno dei Land più colpiti, deve gestire la crisi. Come candidato cancelliere dovrebbe fare campagna. Troppo anche per lui, noto stacanovista. Per di più, si lascia scappare un errore che i tedeschi non gli perdonano. Mentre il presidente federale, Frank-Walter Steinmeier, parla in uno dei luoghi simbolo delle alluvioni, Laschet ride sullo sfondo con alcune persone. Non si sa perché. E poco conta. La sua credibilità in quanto uomo di stato è terribilmente, irrimediabilmente compromessa.

Il candidato della CDU non sembra mai essere entrato davvero in campagna. Come suo solito, cerca di non polarizzare, ma così facendo appare tremendamente vago e poco chiaro. Söder lo accusa di voler “addormentare il dibattito” e non perde occasione per contraddire la sua linea. Sulle tasse, sull’ambiente e sulla pandemia, il governatore bavarese vuole avere sempre l’ultima parola. Il suo calcolo è semplice: se Laschet vince, addio alle speranze di diventare un giorno cancelliere. Se invece perde, Söder potrebbe divenire il nuovo leader di una Union totalmente da rinnovare. 

È un azzardo. Söder rischia di cadere insieme a Laschet. I due precipitano infatti nei sondaggi. La CDU è ai minimi, appena sopra il 20 per cento a livello nazionale. In Baviera, pure la CSU se la passa male. I sondaggi la danno al 29 per cento, ben al di sotto del 38,8 del 2017.

Martedì Merkel ha partecipato a un comizio di Laschet a Stralsund, in Meclemburgo Pomerania Anteriore

Di fronte a questo scenario catastrofico, l’Union ritrova una certa unità. Anche la cancelliera uscente – che aveva deciso di restare fuori dalle dinamiche elettorali – si fa vedere ai comizi e sceglie di partecipare alla “Rote-Socken-Kampagne”, la “campagna dei calzini rossi”. È un termine che si usa per indicare la strategia con cui la CDU attacca la SPD, sostenendo che questa farà un’alleanza con la sinistra della Die Linke. A soli trent’anni dalla caduta del muro, molti tedeschi sono in effetti ancora terrorizzati dall’idea che i diretti discendenti della SED comunista finiscano al potere. E potrebbero essere pronti a turarsi il naso e votare Laschet.

Stando ai sondaggi, questa tattica sembra funzionare, perlomeno in parte. La CDU contiene l’emorragia di consensi. Tra uno e quattro punti percentuali la separano dalla SPD. Anche se dovessero arrivare secondi, i cristiano democratici potrebbero quindi avere i numeri per cercare di formare una coalizione alternativa alla SPD. Molti nella CDU ci contano. Del resto, in passato la SPD fece la stessa cosa. Nel 1976 e nel 1980, il socialdemocratico Helmut Schmidt arrivò secondo, ma governò comunque, grazie all’aiuto dei liberali. A opporsi è il solito Söder, che esclude la possibilità di andare al governo in caso di sconfitta. 

L’Handelsblatt scrive che domenica sera il governatore bavarese potrebbe essere a Berlino, invece che a Monaco. Per partecipare al tradizionale Elefantenrunde, programma tv in cui i candidati reagiscono a caldo ai risultati elettorali. La paura tra i dirigenti cristiano democratici è che Söder cerchi di dare il colpo finale alle ambizioni di Laschet, ma anche di lanciare un’opa sul loro partito. 

La rincorsa di Armin ultima modifica: 2021-09-25T12:10:45+02:00 da MATTEO ANGELI

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