“San Giuseppe”: 7 anni di cantiere, tra Umanità e Mondo

Le opere di riqualificazione di Villa Angaran Morosini Favero detta “San Giuseppe”, un complesso monumentale originario del XVI secolo, oggi luogo d’inclusione sociale e sviluppo di cittadinanza, destinato ai più poveri e deboli della società.
TOMMASO ZORZI
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[BASSANO DEL GRAPPA]

Aprire un cantiere senza sapere esattamente quando e come finirà è una consuetudine che spesso accade a progettisti e architetti. Farlo consapevolmente, con la volontà di tenere aperte modifiche importanti e progettualità multiple è sicuramente più insolito, ma può diventare una sfida tra complessità e bellezza, che ben descrive i sette anni di riqualificazione del complesso di Villa Angaran San Giuseppe a Bassano del Grappa. 

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Villa Angaran Morosini Favero detta “San Giuseppe” è un complesso monumentale originario del XVI secolo, commissionato da quel Giacomo Angaran del Sole destinatario dei primi due Libri dell’Architetttura di Andrea Palladio. Acquisita dai Padri Gesuiti nel 1921 e diventata fiorente Casa per Esercizi Spirituali dal 1924, la Villa è stata affidata in comodato gratuito nel 2015 a un consorzio di imprese sociali, Rete Pictor, per farne un luogo di inclusione sociale e sviluppo di cittadinanza, destinato ai più poveri e deboli della società.

In questi sette anni la Villa si è animata di sana inquietudine e spontanea bellezza, accogliendo storie di fragilità ed esperienze di riscatto. Tra il 2017 e il 2018 si sono avviate due strutture socio-sanitarie: un centro diurno per persone con disabilità (“Le Carubine”) e una comunità diurna per adolescenti (“Ramaloch”). Parallelamente hanno preso vita tre imprese sociali (ristorazione, ricezione turistica, agricoltura) che hanno permesso decine di inserimenti lavorativi di persone in differenti situazioni di vulnerabilità: donne vittime di violenze, persone straniere in richiesta di asilo, adolescenti “neet”, adulti in difficile disoccupazione o uomini e donne segnalate dalla psichiatria o dai servizi contro le dipendenze

La riqualificazione della Villa: riferimenti tangibili e fragilità accoglienti

Mescolata alle tante storie di inclusione, bellezza e cittadinanza che questo “nuovo” complesso sta germinando, c’è anche un’evoluzione architettonica non indifferente, che ha previsto una riqualificazione edilizia e paesaggistica per un investimento complessivo di oltre due milioni di euro. 

Approfondire questa componente ci aiuta a capire quanto ogni trasformazione della Villa sia stata meditata e assimilata e quanto una funzione che tendenzialmente è considerata “tecnica” (l’architettura) può in realtà co-generare, in un rapporto tra pari, significato e comunità. Questa intuizione era presente fin dal principio quando, con una scelta audace ma lungimirante, i nuovi gestori hanno deciso di coinvolgere un ingegnere (Tommaso Zorzi, dal gennaio 2015) e un’architetta (Virginia Antoranz, dall’estate 2016) nei confusi ma lucenti pensieri legati al futuro polo sociale. I due progettisti hanno quindi vissuto la Villa con quotidianità, lavorando direttamente in loco e collaborando con le tante attività di inclusione sociale che andavano via via sviluppandosi nel complesso monumentale.

Si andava così a sviluppare un approccio all’architettura non soltanto basato sulla buona tecnica del costruire, bensì affrontando la progettazione nell’ampiezza del suo campo d’indagine: l’architettura come un dialogo tangibile tra l’umanità e il mondo. Un dialogo che ha a che fare con il comportamento naturale della specie uomo, che come per i formicai o gli alveari, interagisce con l’ambiente circostante. Con l’enorme differenza, ci ricorda il prof. Salvatore Settis nel saggio Architettura e Democrazia, che l’etologia nella specie uomo abbraccia l’etica: l’uomo non può non porsi la domanda del cosa sto facendo? e come lo sto facendo. Questo dialogo tra uomo e mondo, che presenta certamente degli aspetti materici, contiene soprattutto un’inquietudine teorica, così come la definisce l’architetto spagnolo Rafael Moneo: l’approccio al progetto non può limitarsi a seguire una teoria sistemica ma è una disquisizione teorica che stimola la riflessione critica, che abbraccia un approccio complesso. Una complessità che suggerisce un avvicinamento interdisciplinare al progetto, che coinvolge necessariamente i diritti umani, il benessere diffuso, l’impatto del territorio. 

Ed è un’architettura, quella in Villa Angaran San Giuseppe, che parte dalla conservazione di un bene culturale vuoto e dimenticato, che prevede pertanto la disciplina del restauro, che ancora una volta non è soltanto protezione della materia o cura della forma, ma come enunciava già negli anni Cinquanta l’architetto Roberto Pane

La tutela dei siti e dei monumenti non si enunzia più come un compromesso con il passato, ma come un nuovo programma per il futuro, atto a costruire una nuova qualità della vita che va riconosciuta come condizione indispensabile per il manifestarsi di un’arte che non voglia ridursi ai puri formalismi, ma aspiri ad una piena partecipazione sociale, a vantaggio degli uomini.

Uomini e donne che sono primariamente gli ultimi, i più deboli e i più fragili, che in Villa Angaran San Giuseppe possono, vivere, generare e custodire bellezza; con un’ottica tanto chiara già nelle parole di Leo Longanesi di settant’anni fa: 

La miseria è ancora l’unica forza vitale del Paese e quel poco o molto che ancora regge è soltanto frutto della povertà. Bellezze dei luoghi, patrimoni artistici, antiche parlate, cucina paesana, virtù civiche e specialità artigiane sono custodite soltanto dalla miseria. Perché il povero è di antica tradizione e vive in una miseria che ha antiche radici in secolari luoghi.

Progettisti di complessità e coltivatori di bellezza. Assieme a tante persone, e equipe interdisciplinari (filosofi, psicologi, forestali, economisti, matematici, sociologi, botanici, ma anche studenti, volontari, persone con disabilità, bambini, operatori sociosanitari…) il nuovo complesso ha lentamente preso forma all’insegna di due principi trasversali -la non esclusività degli spazi e la contaminazione tra le differenti attività- e nella varietà dei differenti livelli di dettaglio.

Quattro differenti destinazioni per un luogo dai mille usi

Pur nella sua unicità progettuale, e nella grande varietà di eventi e attività che accoglie, il cantiere ha previsto quattro differenti aree di intervento: le strutture socio-sanitarie, le attività imprenditive, la gestione amministrativa e l’aspetto ecologico-paesaggistico.

Le strutture socio-sanitarie all’interno di Villa Angaran San Giuseppe sono tre: il centro diurno per persone con disabilità grave “Le Carubine”, la comunità diurna per adolescenti “Ramaloch” e l’appartamento per persone con disabilità lieve “Dalle Radici Alle Ali” (da qui in avanti DRAA). Le tre strutture, molto differenti per utenza, necessità, numero di ospiti, hanno sviluppato i propri ambienti secondo le logiche della bellezza complessa (se percepisco bellezza creo bellezza) e della contaminazione degli spazi (nessuno spazio è esclusivo e ogni spazio si confronta con gli ambienti circostanti). Rispetto al primo tema, la bellezza, si sono individuate per le strutture socio-sanitarie le aree di maggior pregio della Villa: “Le Carubine” si estende per oltre trecento metri quadrati al piano terra, tra l’antico atrio seicentesco e il salone vetrato novecentesco, la sala di maggior ampiezza e luminosità dell’intero monumento. A “Ramaloch” sono destinati gli ambienti attorno alla stanza del camino al piano primo; un tempo sala di vita dei fattori, poi soggiorno della comunità dei gesuiti, la stanza è caratterizzata da un antico e monumentale camino in marmo e legno. La comunità si completa poi con una cucina indipendente, un ufficio, una lavanderia e una piccola mansarda luminosa per studio, relax o lettura. DRAA si sviluppa invece al piano secondo, in corrispondenza del loggiato cinquecentesco: l’area di maggior magnificenza di tutta la Villa. L’ampio spazio giorno, ricavato ripristinando l’ambiente di forma quadrata tanto caro a Palladio che già Giacomo Angaran aveva commissionato per la sua stanza, è caratterizzato da un pavimento alla veneziana (ripristinato), una capriata lignea con splendide travi in abete da 7m di luce e passo 35 cm e una pittura murale del XIX secolo, oggi restaurata.

Attività imprenditive

Per imprenditività si intende il lavorare con spirito e competenze imprenditoriali anche in imprese non proprie, quindi senza la finalità di arricchimento personale, ma con lo scopo di sviluppare lavoro, produzione, benessere e bellezza. Villa Angaran San Giuseppe è gestita come impresa sociale: l’apertura quotidiana al pubblico e la fornitura di servizi commerciali è il principale canale di sostentamento del progetto. La stessa attenzione avuta per le strutture socio-sanitarie è stata riposta anche negli spazi, meno significativi dal punto storico, destinati ai servizi commerciali.

La ristorazione ha previsto una progettazione approfondita, poiché il servizio avviene con due modalità differenti nei mesi invernali e nei mesi estivi, e perché la grande cucina esistente da 40 mq (completamente riammodernata sia per strumenti che per impianti) è localizzata in posizione marginale rispetto alle sale di servizio. Si è pertanto individuata una nuova area di cottura e somministrazione interna, nella barchessa ottocentesca, ricavata demolendo alcune tramezze in cartongesso e apportando luce e accoglienza al vecchio atrio gesuita. Si è inoltre ricavato un piccolo locale tecnico completamente elettrico, destinato alla rigenerazione e ultimazione delle pietanze preparate durante la mattinata nella cucina principale. Si è inoltre provveduto alla realizzazione di un grande bancone ligneo a forma di L, che potesse accogliere sia gli avventori giunti da nord che da sud: la nuova “BARchessa” ha infatti, nei mesi invernali, un’importante funzione di ricevimento e smistamento degli ospiti, fungendo da caffetteria, trattoria, bar e front office. Presso il locale è stata inoltre individuata un’area vendita con l’esposizione dei prodotti artigianali realizzati presso la Villa.

La ricezione turistica prevede l’accoglienza di cinquanta ospiti, in trenta camere da letto singole o doppie (già esistenti). La progettazione ha richiesto di individuare uno spazio reception dedicato, un’area giorno per le colazioni e il relax (che potesse essere indipendente dal bar-trattoria, soprattutto nei mesi invernali) e di ammodernare le camere da letto. Si sono quindi svolte sia al piano terra che al piano primo demolizioni di tramezze novecentesche, per riportare i grandi spazi quadrati di sapore cinquecentesco. L’unione dei due ambienti ha richiesto anche la sostituzione di una vecchia scala in legno e acciaio con una piattaforma elevatrice, che permettesse il raggiungimento del piano primo ai clienti, senza dover accedere all’esistente ascensore sito all’interno del centro diurno per disabilità (e destinato alle persone de “Le Carubine”). 

Il piano primo ha inoltre previsto la trasformazione di tre luoghi per la preghiera e la meditazione, in altrettante aule e sale riunioni e conferenze, destinate a imprese o enti esterni che volessero un ambiente per convegni, workshop o eventi artistici e culturali. 

Anche gli spazi esterni hanno richiesto un ripensamento importante soprattutto per l’avvio e il funzionamento dell’impresa agricola, che segue la produzione di ortaggi, olive e la cura di un ettaro di vigneto.

Gestione aziendale

L’intera struttura Villa Angaran San Giuseppe prevede al suo interno circa sessanta lavoratori inquadrati in quattro differenti enti (le tre cooperative e il consorzio). La gestione amministrativa è decisamente impegnativa, pertanto si è voluto dedicare uno spazio del complesso a uffici. L’area individuata è stata la vecchia biblioteca dei gesuiti, sita al piano primo del corpo rettangolare novecentesco perpendicolare alla struttura principale della Villa. I lavori hanno previsto il restauro completo del tetto, l’isolamento interno delle pareti, la sabbiatura dell’affascinante capriata lignea e la realizzazione di un grande open space diviso in una zona “statica”, con sedici postazioni, per chi lavora quotidianamente in ufficio (amministrazione, rendicontazione, contabilità, ufficio personale, progettazione, segreteria…), e una zona “dinamica” (con sei ulteriori postazioni) per i tanti colleghi che operano nel territorio o nei progetti educativi, e necessitano di piccoli spazi per lavori saltuari o equipe. L’ufficio termina a sud con una scala in cemento armato di gusto contemporaneo, unica volumetria aggiunta al manufatto, necessaria per ragioni di sicurezza ma che è stata occasione per la realizzazione di un nuovo ambiente filtro tra l’esterno e l’ufficio, utile sia per decomprimere, sia per “contemplare” l’intero monumento. Dal “mirador” (così chiamato) c’è infatti la possibilità di vedere attraverso quattro grandi vetrate, sia il corpo principale della Villa, con le sue differenti strutture, sia il giardino circostante. All’interno della villa, inoltre, sono situati due ulteriori uffici per la gestione degli ambienti: uno al piano terra denominato “play”, dedicato alla parte imprenditiva (ristorazione, ricezione, eventi, impresa agricola) e uno al piano primo, l’ufficio di coordinamento “niña”, per la gestione trasversale della vita quotidiana della Villa.

Ecologia e paesaggio

Uno dei valori trasversali che ha permeato il progetto di riqualificazione di Villa Angaran San Giuseppe, è stato l’impatto ambientale che il funzionamento di una struttura così complessa avrebbe avuto sull’ecosistema circostante. Fin dal primo anno si è studiato un progetto di efficientamento energetico, che portasse a ridurre gli sprechi e a termoregolare (sia d’estate che di inverno) ogni singola stanza della struttura, tenendo conto delle differenti esigenze degli abitanti, utenti e clienti. Dopo quattro anni di progettazione e studio si è avviato il cantiere impiantistico trasversale, che avrebbe portato negli spazi principali della struttura la possibilità di climatizzare gli ambienti con una tecnologia a medie temperature, attraverso un anello ad acqua temperata che fungesse da serbatoio di scambio per i singoli ambienti. Fornendo ogni ambiente di una piccola pompa di calore acqua-aria, questa avrebbe scaldato o raffrescato l’ambiente, scambiando calore con l’anello temperato, mantenuto a temperatura costante da due grandi pompe di calore esterne, di tipo aria-acqua. Il sistema è stato sperimentato per l’inverno 2020, ultimato durante l’estate 2021 ed è in stato di ultimazione e collaudo definitivo. 

Il parco esterno, che si estende per oltre quattro ettari ed è completamente vincolato quanto la struttura, ha inoltre subito un importante riqualificazione. Dal punto di vista agricolo, si è realizzata una nuova fascia orti di circa cento, si è ri-piantumato l’interno vigneto e si è destinata un’area per le erbe aromatiche gestita dal centro “Le Carubine”. Dal punto di vista paesaggistico sono stati restaurati il giardino storico, l’area verde di fronte all’Orangerie (con un settore destinato in particolare all’infanzia) e un sentiero lungo fiume che si snoda per tutta la proprietà, e alla cui realizzazione hanno collaborato anche gli Alpini. 

L’importanza dei compagni di viaggio

Come ben sapeva Giacomo Angaran il successo di un’opera non deriva dal genio progettuale, o dalla committenza illuminata. Ma da un fondamentale mix tra questi due aspetti, a cui si aggiungono, con eguale importanza, la competenza e professionalità delle ditte coinvolte e la comprensione e appoggio della comunità circostante. 

I 7 anni di cantiere di Villa Angaran San Giuseppe hanno permesso di creare forti collaborazioni tra differenti compagni di viaggio, che accomunati da una visione etica profonda e da una professionalità lungimirante, hanno accompagnato attivamente questa realizzazione. In primo luogo i cittadini, il quartiere, gli abitanti bassanesi che hanno supportato sia finanziariamente e sia emotivamente questo importante processo; l’amministrazione comunale, capace di vedere e vivere le potenzialità del processo e di assorbire e collettivizzare le problematiche che imprescindibilmente generava. Poi tutti i progettisti che hanno collaborato con Tommaso e Virginia (in tutto una quindicina, per le specifiche competenze); le scuole e le università che hanno collaborato a diversi livelli nella progettazione e nella narrazione della “nuova” Villa; le venti ditte coinvolte nel cantiere, con cui si è costruita una grande collaborazione e un accordo di forte fiducia; i gesuiti e il consorzio Rete Pictor, attivatori e tessitori di inclusione sociale colta, non banale né rigida ma che possa portare davvero un benessere diffuso a tutto il territorio.

“San Giuseppe”: 7 anni di cantiere, tra Umanità e Mondo ultima modifica: 2021-09-27T20:54:32+02:00 da TOMMASO ZORZI

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