Socialdemocrazia cercasi. O forse no

Dopo la risicata affermazione dell’Spd di Olaf Scholz sulla Cdu della quasi ex cancelliera Angela Merkel, siamo al ritorno dei socialdemocratici al potere nei paesi europei?
MARCO MICHIELI
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Nel 1998, quando l’Spd riuscì dopo sedici anni a scalzare Helmut Kohl dalla cancelleria, nove dei quindici governi europei erano guidati da partiti socialdemocratici e socialisti. Altri tre paesi – e tra questi l’Italia – vedevano la partecipazione di partiti legati al Pse all’interno di coalizioni di governo più ampie. Oggi la situazione è invece cambiata radicalmente. I capi di governo del Pse sono sei su ventisette. E fanno parte di coalizioni ma non esprimono il primo ministro in cinque paesi su ventisette. 

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Anche le modalità su cui si appoggiano i governi con partiti socialdemocratici e socialisti sono diverse. Degli attuali sei primi ministri del Pse – due donne e quattro uomini – due governano da soli (Malta e Portogallo); uno con la sinistra radicale (Spagna); due con verdi, sinistra e centristi (Danimarca, con un governo monocolore socialdemocratico, e Finlandia); uno con i verdi, ma col sostegno di sinistra radicale e centristi (il governo di minoranza della Svezia).

Nei paesi dove i socialisti partecipano al governo pur non guidandolo ci sono la Germania, l’Italia, il Lussemburgo e la Repubblica Ceca. Ma in forme molto differenti. In attesa infatti di sapere se Scholz sarà cancelliere e con quale maggioranza, l’Spd ha fatto parte della grande coalizione con la Cdu di Angela Merkel; in Italia la maggioranza che sostiene Mario Draghi è molto ampia e al suo interno c’è anche il Pd di Enrico Letta. In Lussemburgo c’è una coalizione guidata dai liberali, che mette assieme socialdemocratici e verdi. In Repubblica Ceca il governo è frutto di un accordo tra i socialdemocratici e un partito populista di centrodestra, che esprime il primo ministro.

Se prendiamo i dati di Pascal Delwit sulle medie dei voti ottenuti in un decennio dai partiti socialdemocratici e socialisti la difficile situazione della socialdemocrazia europea appare più evidente.

Sono proprio i paesi tradizionalmente considerati la “culla” della socialdemocrazia ad assistere a una maggiore diminuzione del voto nei decenni. Un “declino” che è messo in risalto anche dalla percentuale di voti espressa dai partiti socialdemocratici nell’insieme dei partiti della sinistra europea.

Se guardiamo poi ai singoli paesi, la situazione è desolante. Uno dei partiti storici del Pse, il Parti Socialiste di Mitterrand, a livello nazionale ha subito un collasso. Se guardiamo fuori Ue, ormai, come è il caso del Regno Unito, il Labour party non vince un’elezione dal 2007. 

La stessa Spd che oggi festeggia, esce da un ciclo elettorale non florido. Con il 25,7 per cento dei voti i socialdemocratici guadagnano cinque punti rispetto alla storica debacle del 2017, quando ottenne la percentuale più bassa di voti dalla Prima Guerra Mondiale. Nel 1998, Gerard Schröder aveva ottenuto più di ventun milioni di voti, record assoluto per l’Spd. Oggi Scholz conta su un elettorato di poco più di dodici milioni di elettori. E solo ottocento mila in più rispetto al disastro del 2017.

Sarà però interessante osservare come si risolverà la formazione della coalizione che guiderà la Germania. Dovesse Scholz riuscire a formare un’alleanza con liberali e verdi, forse questo potrebbe presto rappresentare un “modello” per alcuni paesi europei. Nel Nord dell’Europa questo già accade, facilitato anche – ma non solo – dai sistemi elettorali. Nel Sud è più difficile, vista l’assenza macroscopica dei verdi e dei liberali. Nei paesi dell’Europa centrale e orientale, siamo lungi da coalizioni di questo genere. In Francia il sistema presidenziale non aiuta, ma ad esempio alle scorse legislative accordi tra il partito di Macron e socialisti “compatibili” con Macron hanno portato molti socialisti, altrimenti esclusi, in parlamento: e potrebbe ripetersi il prossimo anno.

E poi c’è il Regno Unito. Che pur fuori dall’Europa discute di dinamiche politiche simili. Già nel 2017 alcuni esponenti del Labour chiesero la formazione di un accordo con Liberal-democratici, come cercò di fare Blair nel 1997-1998, e con i Verdi. La chiamano “Progressive Alliance”.

È forse è quello il futuro prossimo di molti paesi europei?

Socialdemocrazia cercasi. O forse no ultima modifica: 2021-09-27T19:51:55+02:00 da MARCO MICHIELI

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