Il poker di Olaf

Verdi e liberali non escludono un’alleanza con la CDU. Ma il leader socialdemocratico è l’unico ad avere in mano le carte per diventare cancelliere.
MATTEO ANGELI
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[BERLINO]

“Olaf Scholz diventerà facilmente cancelliere”. Non ha dubbi un esponente di lungo corso della SPD al Bundestag, membro dell’ala conservatrice, riunita nel cosiddetto Seeheimer Kreis. Anche negli ambienti della CDU, molti ne sono convinti. O perlomeno, rassegnati a un governo a guida socialdemocratica. L’analisi è unanime. Gli ultimi metri della campagna non sono stati un testa a testa, come Armin Laschet e, in misura minore, Markus Söder hanno tentato di far credere. Il vantaggio di 1,6 punti percentuali sulla CDU garantisce, inequivocabilmente, il primo posto alla SPD.

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Il povero Armin Laschet è in buona parte colpevole della disfatta dei cristiano democratici. Da un lato, è vittima di una transizione totalmente mal calibrata. Egli ha ereditato il potere alla fine dell’era Merkel. Il che è stato già di per sé un pessimo inizio per puntare allo scranno più alto. Si è ritrovato a dover difendere e al contempo prendere le distanze dalla sua cancelliera. Ci sono state poi le molteplici sfide interne. Tra l’ala moderata – da lui rappresentata – e quella conservatrice – che ha avuto in Friedrich Merz il suo campione. Tra la sua CDU e la CSU, che ha provato senza successo a imporre il proprio candidato, il governatore bavarese Markus Söder.

Tutto ciò ha danneggiato gravemente le prospettive elettorali dei conservatori. In tal senso, il confronto tra Laschet e Söder è stato particolarmente doloroso. Ha prevalso la logica di partito invece che quella elettorale. Dal punto di vista dei voti, ai più era in effetti chiaro che un candidato Söder avrebbe aumentato le chance di vittoria della Union (CDU e CSU). Laschet avrebbe dovuto avere il coraggio e l’onestà intellettuale di farsi da parte. Così non è stato, perché i quadri della CDU hanno rifiutato di farsi imporre un candidato dalla “sorellina” bavarese. Un peccato d’orgoglio, del quale sono particolarmente responsabili il presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble, e il governatore dell’Assia, Volker Bouffier. 

Sta di fatto che ora la Germania si ritrova con quattro partiti medio-grandi che, in molteplici combinazioni, potrebbero formare la prossima coalizione di governo. I numeri parlano chiaro. Senza una nuova grande coalizione tra CDU e SPD, che entrambi gli interessati scartano, sarà necessaria un’alleanza a tre. Questo obbligherà un soggetto politico a uscire dal proprio campo. Da un lato c’è infatti il fronte borghese, costituito da CDU e i liberali della FDP. Dall’altro, quello connotato più a sinistra, che raccoglie Verdi e SPD.

Il capo dei liberali, Christian Lindner, governa insieme a Laschet a livello locale in Renania Settentrionale-Vestfalia. È lui a tenere accese le flebili speranze del leader CDU di guidare il prossimo governo. La sua però è soprattutto tattica. La FDP deve il risultato a doppia cifra in buona parte alle debolezze della Union, logorata da troppi anni di grande coalizione. 

In sedici anni di governo Merkel, i cristiano democratici ne hanno passati ben dodici con i socialdemocratici in quanto junior partner. In questo periodo, la FDP si è affermata sia per la sua vicinanza alle forze produttive, sia per il suo impegno sul piano dei diritti civili. Con un mix di conservatorismo economico e progressismo sul piano dei valori, i liberali hanno fatto breccia tra gli elettori più giovani. Al punto da risultare il primo partito tra coloro che votavano per la prima volta, ottenendo ben il 23 per cento dei consensi. Gli anni passati all’opposizione e il carisma di Lindner hanno dato una spinta decisiva alla rinascita della FDP. 

Il vero obiettivo di Lindner è sorpassare l’Union nel 2025. Per centrarlo, non deve mancare però l’appuntamento con il governo. Non può permettersi di dire “no”, come nel 2017, quando fece saltare i negoziati per una coalizione “Giamaica”, tra CDU, Verdi e FDP. Per questo, stavolta dovrà probabilmente accontentarsi di un “semaforo”, il nome tradizionalmente dato all’alleanza tra SPD, Verdi e FDP.

Poco conta se il partner ideale di Lindner sarebbe Laschet e non Scholz. Il vero kingmaker non sono i liberali, bensì i Verdi, che possono contare su molti più parlamentari. Anch’essi non hanno ancora chiuso la porta alla CDU. Ma, anche in questo caso, si tratta di un bluff, per ottenere dalla SPD quanto più possibile. Gli ecologisti sanno bene che in ogni caso Laschet non potrà mai dare loro tanto quanto offrirà probabilmente Scholz. Il leader socialdemocratico ha in mano tutte le carte per chiudere la partita. 

Il poker di Olaf ultima modifica: 2021-09-29T21:08:17+02:00 da MATTEO ANGELI

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