Vaia. Un libro racconta il disastro

A tre anni dalla tempesta che sconvolse la montagna e causò la “strage degli alberi”, Angelo Miotto e Manuel Cicchetti propongono un viaggio dentro al disastro: testi e fotografie che “chiamano l’uomo a considerare la propria parte di responsabilità”.
ALBERTO FERRIGOLO
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Ci siamo. Il prossimo 3 novembre, tra un mese circa, saranno tre anni dalla “strage degli alberi”, quella che ha colpito la foresta di Paneveggio, in Trentino, completamente distrutta, e che ha segnato il de profundis della “foresta di legno dei violini Stradivari”, pregiati abeti rossi nella Val Saisera, in località Valbruna Malborghetto, zona di Tarvisio, Udine, estremo baluardo difensivo degli Asburgo. Una strage di circa 14 milioni di alberi, sradicati e messi ko da un’ondata di maltempo mai vista, caduti come birilli uno appresso all’altro. Un’anticipo, drammatico e accelerato, della follia del clima che impazza di questi tempi – quest’anno è stata, invece, l’estate delle trombe d’aria, dei chicchi di grandine grandi come palle da tennis o da baseball, degli acquazzoni come “bombe d’acqua”, che in pochi minuti allagano tutto e producono frane, smottamenti di terra senza precedenti.

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Un libro, Vaia, viaggio consapevole dentro il disastro, scritto da Angelo Miotto con fotografie di Manuel Cicchetti, per le edizioni Tmc, in italiano, inglese e spagnolo, documenta questo disastro, eccezionale per le proporzioni ma assolutamente in linea con il crescente trend del cambiamento climatico. Piogge furiose con raffiche di vento di scirocco tra i 100 e gli oltre 200 km all’ora. Ma, di contro all’acqua, è stato anche l’anno degli incendi che hanno incenerito ettari su ettari (a migliaia) di bosco per via – paradosso dei paradossi – della crescente siccità.
Eppure, quelle distese di pini spezzati e divelti al suolo sono un’immagine terrificante, ma lo sono persino molto più di tutti gli incendi che lasciano solo fumo e cenere, compresi gli incendi letterari contenuti in un romanzo estremo e commovente come La Strada, bello ma terribile, dello scrittore Cormac McCarthy.

Il recupero e lo smaltimento degli alberi caduti è estremamente difficoltoso sia per la quantità dei fusti che per il loro dislocamento sui pendi.
La piccola chiesa di Andraz dei primi del 1600 sembra aver fermato la devastazione

La tempesta Vaia è stato un evento meteorologico estremo. Di una forza devastatrice quasi sovrannaturale. Impossibile da immaginare, preventivare, arginare. Quasi più di una tromba d’aria, anche se sempre improvviso.

Gli alberi a terra provocano commozione, con le loro chiome reclinate, distese, sovrapposte una sull’altra come esseri inermi, abbattuti per sempre. E questo lavoro fotografico sulle montagne di Manuel Cicchetti, che è poi anche un lavoro sulla natura in sé, come si legge nella prefazione al volume,

non vuole essere solo un grido di denuncia; ci parla sì dell’enorme responsabilità morale di cui l’uomo deve farsi carico, ma non rinuncia a celebrare una certa idea di bellezza.

Il vento disegna forme che annunciano la tempesta 
Il nastro d’asfalto è reso visibile dalla non presenza degli alberi

“Tronchi innaturalmente distesi” sono il risultato del fatto che “in meno di trecento anni siamo riusciti a mettere in grande difficoltà il pianeta con un’accelerazione costante negli ultimi cento”, riflette l’autore, e

l’impressionante corsa al possesso sembra non fermarsi. È alimentata dalle marche che sfruttano il moltiplicarsi di canali di comunicazione, nati per raggiungere e convincere ogni possibile consumatore e massimizzare i profitti. Questa corsa è sostenuta, inoltre, dalla ridotta e spesso ‘predestinata’ durata dei prodotti e dal costante progresso dei beni/servizi che rende obsolescente anche quello che non lo è. L’effimero benessere che ne è derivato ha permesso l’aumento del mercato potenziale. Il genere umano è cresciuto numericamente del 150 per cento negli ultimi cinquant’anni passando dai tre miliardi del 1960 a oltre 7,5 miliardi di oggi. Portandosi dietro innanzitutto una grandissima diseguaglianza sanitaria, sociale ed economica tra le differenti regioni del mondo.
Oggi, per fortuna, la povertà estrema si è dimezzata nel globo, mentre negli ultimi trent’anni è cresciuta la classe media. Una Middle Class che ha generato il 65 per cento dei consumi globali in beni e sevizi, mentre la classe ricca ha generato il venti per cento degli stessi.

Dati su cui riflettere.

Agiamo pervicacemente contro noi stessi, come ci ricordano di frequente Greta Thunberg e i suoi ragazzi di Fridays for Future. E continuiamo a farci del male. Riusciamo a contemplare la natura e a distruggerla nello stesso tempo. “Siamo innaturali” osserva Angelo Miotto “e far strage di storie secolari pare quasi non riguardarci, ci stupisce l’immagine, ma non andiamo alle radici, non sappiamo leggere”. Però urge “cambiare il nostro stile di vita” non foss’altro perché “c’è un albero nell’infanzia di tutti noi”.

Il libro, oltre a contenere 64 pagine di immagini fotografiche che documentano il disastro di Vaia nella foresta di Paneveggio, presenta altrettante schede in cui gli alberi “parlano”, si descrivono e raccontano se stessi, ciascuno con le proprie caratteristiche. Riflettono e lanciano il proprio monito:

Mi chiamo Fioretto, perché gli ultimi metri della mia cima sono esili e ondeggiano al vento come se fossi un tiratore di scherma che combatte contro il vento. Quando si placa il soffio riposo, pronto per la prossima sfida. Quei fendenti leggeri ora non sono più, la mia lama è stata spezzata e nessuno potrà più forgiarla di nuovo. Non era lo stesso vento che giocava con me quel giorno, ma un turbine iroso, ho pensato, mentre cedevo di schianto.

Chiamano l’uomo a considerare la propria parte di responsabilità.

La precisione e l’ordine sono essenziali per il recupero del legname, una ricchezza che non va assolutamente persa

Manuel Cicchetti, 1969, inizia a fotografare da ragazzo per passione, durante l’università, per lavoro. Nei primi anni ’90 opera in ambito musicale realizzando copertine per la BMG, EMI e CNI. Lavora anche come fotografo di scena per importanti teatri (Arena di Verona, Regio di Torino), compagnie teatrali, orchestre e festival.

Angelo Miotto, 1969, è un cronista, ama utilizzare diversi linguaggi, a partire da trent’anni di esperienze radiofoniche, di documentari audio e video e web- documentari. Scrive saggi, drammaturgie per teatro e opera. Per quindici anni a Radio Popolare Network, ha collaborato con Radio24 e Radio Svizzera Italiana, è stato caporedattore di Peacereporter.net / E-Il Mensile, ha fondato come direttore il magazine digitale Q Code Mag e la sua rivista cartacea Q CODE.

Vaia. Un libro racconta il disastro ultima modifica: 2021-09-29T18:45:27+02:00 da ALBERTO FERRIGOLO

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