Luoghi comuni e luoghi pubblici

A proposito della statua di Sapri. Si è perso di vista l’oggetto della questione: si tratta di un monumento pubblico che occupa uno spazio comune e che pertanto imprime un segno forte nel contesto urbano. Dalle critiche che si sono addensate, si comprende che non c'è stato alcun processo partecipato.
TIZIANA PLEBANI
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No. Stavolta non concordo con Michele Serra e la sua amaca di martedì scorso, che solitamente invece leggo sempre con piacere. Pur concordando – e dichiarandone la legittimità – con le critiche alla scultura di Emanuele Stifano che rappresenta la spigolatrice di Sapri narrata dalla poesia di Mercantini, le considera un fenomeno della cancel culture, frutto della cosiddetta “epoca della suscettibilità”.

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Perché non sono d’accordo? Perché si è perso di vista l’oggetto della questione: si tratta di un monumento pubblico che occupa uno spazio comune e che pertanto imprime un segno forte nel contesto urbano.

Chiediamoci: quante statue al giorno d’oggi vengono posizionate? Possiamo contarle sulle dita. E proprio per questo l’arte pubblica deve essere rigorosamente “partecipata” perché, come le scelte toponomastiche, riguarda la storia di un luogo, la celebrazione di un evento, mai distaccata da “come” si vuole narrare, perché la forma di quel monumento lascerà un segno potente nel contesto. 

E ora, a differenza che nel passato, il contesto è abitato da molteplici attori che possono o meno sentirsi rappresentati da quella forma. Un monumento, detto in altre parole, entra nel dialogo tra la cittadinanza, le sue diverse componenti, le istituzioni e gli organi di governo della città.

Dalle critiche che si sono addensate, si comprende che questo processo partecipato non sia avvenuto. Viene inoltre da pensare che la commissione che ha seguito l’iter dell’opera fosse composta solo da uomini, specularmente all’immagine di quei rappresentanti politici e istituzionali immortalati all’inaugurazione del monumento, che paiono un circolo di guardoni.

La Partigiana veneta” (1954-55), scultura di Leoncillo Leonardi esposta a Ca’ Pesaro, Venezia
Si tratta della prima versione realizzata dall’artista per il monumento alle donne partigiane, indetto dall’Istituto per la Storia della Resistenza delle Tre Venezie e da collocarsi ai Giardini della Biennale.
L’originale, inaugurato nel 1957, fu distrutto da un attentato nel 1961: rimase in piedi solo il basamento progettato da Carlo Scarpa, ancora oggi visibile con una targa riproducente l’opera di Leoncillo come ricordo.

Non sono una critica d’arte ma ho avuto modo di riflettere a partire dalla vicenda di una scultura e delle sue dislocazioni nello spazio pubblico. È ovviamente arduo giudicare con il metro della bellezza, e non lo farò. Ma invito a ragionare sul linguaggio che un’opera pubblica deve scegliere, dialogando con l’arte contemporanea, creando un’immagine innovativa, osando e rilanciando dunque la posta che l’arte sempre ha il dovere di affrontare. Penso alla straordinaria statua dedicata alla Partigiana di Leoncillo Leonardi e, venendo ai giorni nostri, a quella che Milano ha voluto offrire a Cristina Belgioioso, un’opera fortemente antiretorica, dinamica e priva di allusioni sessuali. 

L’opera di Stifano dal punto di vista artistico è banale, stereotipata, non riesce a comunicare un messaggio adeguato ai nostri tempi, alla negoziazione dei significati e dei simboli che è in corso tra i sessi, ripropone vecchi schemi e forme non all’altezza dei tempi. Vogliamo forse mettere le mutande alle statue? No, non si tratta di questo. Ritengo il quadro di Gustave Courbet L’origine del mondo un’opera dalla potenza straordinaria e per nulla oscena. 

Ciò che le donne hanno colto è piuttosto la piattezza della rappresentazione, al di là delle natiche pronunciate e della veste che scopre allusivamente le spalle.

È dunque sul linguaggio dell’arte che è giusto incentrare la battaglia perché non ci meritiamo nell’epoca della negoziazione, e non tanto della suscettibilità, un monumento davvero ordinario.

Luoghi comuni e luoghi pubblici ultima modifica: 2021-09-30T17:18:36+02:00 da TIZIANA PLEBANI
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2 commenti

andrea merola 30 Settembre 2021 a 18:02

forse era più adeguato dedicare quella statua a moana pozzi; francamente non so cosa gli è preso alla commissione giudicanda, ammesso ci sia stata, ma non riesco a capire a quale archetipo immaginario di spigolatrice si sia ispirato lo scultore, forse ha semplicemente sfogliato qualche rivista porno per realizzare il lato b.

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Tiziana Plebani 3 Ottobre 2021 a 10:29

Lo scultore si è difeso dicendo che non voleva misurarsi con i grandi artisti. Un’affermazione sbalorditiva. Chi fa arte si misura sempre con la tradizione artistica migliore. Voleva misurarsi con i mediocri? Ahimè….

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