La corsa di Antonio Bassolino

Reportage di un weekend a Napoli per seguire la fase finale della sua campagna elettorale.
ADRIANA VIGNERI
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[NAPOLI]

Ultimo weekend di campagna elettorale a Napoli. Con pochi segni visibili, a parte le facce di candidati sulle staccionate lungo il porto. Napoli è piena di gente che passeggia e si gode le belle giornate. Il problema delle prossime elezioni è l’astensionismo.

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Centrodestra e centrosinistra si fronteggiano. Da un lato Catello Maresca, magistrato italiano. Prima di candidarsi a sindaco di Napoli con il sostegno del centrodestra era nella Direzione distrettuale Antimafia, sostituto procuratore presso la Procura generale, nella stessa Napoli in cui si candida a sindaco. Inutilmente si è tentato di vietare ai magistrati di candidarsi nelle circoscrizioni elettorali in cui hanno svolto le funzioni negli anni immediatamente precedenti. Ora è sufficiente l’aspettativa. Ma la regola di buon gusto rimane. Dall’altro lato Gaetano Manfredi, ingegnere, ex rettore della Federico II, ex ministro dell’Università nel governo Conte II, sostenuto da tredici liste, a testimonianza della frantumazione della sinistra, una sinistra arricchita dal centro degli Azzurri per Napoli. In compenso Maresca ha perduto per strada (errori) quattro liste, segnatamente quella che avrebbe rappresentato la Lega. In breve, pare che Maresca peschi anche nel centrosinistra e che Manfredi sia votato anche da una parte di Fi.

Antonio Bassolino nel quartiere di Soccavo

I tassisti preconizzano la vittoria di Manfredi, sul cui nome si è fatto l’accordo Pd-M5S. Sono 160.000 famiglie a Napoli ad aver avuto accesso al reddito di cittadinanza, 460.000 persone. In effetti Conte era lì anche sabato 25, ci è sempre andato non appena ha potuto. In mezzo, ma non politicamente, “il presidente”, come lo chiamano a Napoli, oppure “il sindaco“: Antonio Bassolino. Un personaggio che è stato parlamentare, ministro, presidente di Regione, e soprattutto, per il ricordo che ha lasciato, sindaco di Napoli. E per chi a questo dà importanza, dirigente politico ai più alti livelli, in un partito in cui se non avevi letto l’ultimo libro importante neppure ti rivolgevano la parola.

Questo signore, che ha ricoperto tutti i possibili incarichi per un politico, concorre ora per ritornare a fare il sindaco della sua città, certo una città importantissima e straordinaria. Una sfida difficilissima, a cui pochi credevano, che può anche concludersi con un posto da consigliere comunale. Ma la sua rimonta è stata inaspettata, fino si dice a una percentuale a due cifre, il 15 per cento. Non è da tutti.

Antonio Bassolino con i commercianti di San Giovanni a Teduccio

Per capire, occorre ricordare le vicende successive al periodo in cui Bassolino fu presidente della Regione Campania, in cui subì 19 processi, tutti legati alla sua attività amministrativa, in cui, come è noto, rinunciò ad avvalersi della prescrizione per raggiungere un’assoluzione piena: nessuna ombra. Le assoluzioni puntualmente arrivarono. Arrivarono senza che né durante né dopo il partito di cui era stato uno dei fondatori e uno dei dirigenti più qualificati esprimesse fiducia e apprezzamento. Come non fosse “uno di loro”. Diciannove processi, e neppure una parola.

Ora Antonio Bassolino, che non ha abbandonato il Pd per qualche partitino collaterale, perché il partito è una cosa e le persone sono un’altra, non è però “uno dei loro”.

Sono salito, e sono anche sceso, da solo, senza chi avrebbe dovuto essere con me.

Antonio Bassolino non può rinunciare a tutto ciò che ha da dire e da dare, alla sua capacità di risollevare la città di Napoli e l’area metropolitana, che ormai da anni non sono amministrate. Per loro. Per il Pd.

Il terzo incomodo dunque, ma il più conosciuto, il più sperimentato, il più appassionato. 

Napoli nel frattempo è cambiata, si dice. Ora è al vertice della nuova economia della narrazione e della comunicazione: mille set televisivi e cinematografici, nuove fabbriche multimediali. Un mercato professionale avanzato. Ma quanto pesa questo in termini di voti? Certo è che Bassolino si rivolge primariamente alle masse del ceto popolare, quelle che per rinnovare la carta d’identità debbono attendere tredici mesi (testimonianza resa in una delle tante sedi allestite per la campagna, in cui Bassolino incontra le persone), che non hanno l’autobus per la scuola dei figli, che inciampano nei marciapiedi dissestati e nelle buche delle strade. E promette di riparare la città scassata, di ricucire le ferite delle persone, di rilanciare l’economia e il futuro della città, anzi delle città di cui è fatta Napoli, vedi il Vomero, che è una città nella città. Riparare. Ricucire. Rilanciare. 

Una campagna elettorale vecchio stile, con incontri per strada e nei municipi, il cosiddetto porta a porta? Questa è la principale critica che gli viene rivolta. Come se avesse lo sguardo rivolto al passato, ai fasti della prima elezione a sindaco. Di chi non capirebbe che, appunto, Napoli è cambiata. È vero, c’è molto lo spirito di comunità, è la sua caratteristica, e credo sia la migliore base possibile di ogni campagna elettorale. Il contatto umano, la conoscenza personale anche se di sfuggita, specie per un sindaco. Ma non c’è soltanto questo. A Bassolino non sfugge che il mare, e quindi il porto, è il collegamento di Napoli con il mondo, che la digitalizzazione, a cominciare dall’amministrazione comunale, è la chiave per la riqualificazione urbana, e che ancora più importante è la riforestazione urbana. Non gli sfugge che nuove aziende possono insediarsi a Napoli, se ci sono le condizioni. Non è un fanatico del pubblico vecchio stile. A suo tempo privatizzò la società di gestione dell’aeroporto e oggi progetta di coinvolgere i privati in attività di interesse locale e insieme sovranazionale. Le sue schede programmatiche (sedici) stupiscono per il dettaglio della descrizione dei problemi e dei relativi progetti. Mostra una conoscenza approfondita della situazione delle varie città napoletane e insieme presenta un programma preciso e dettagliato su da farsi.

Un libro autobiografico, una riflessione che ricostruisce la trama di una storia individuale e collettiva, dagli anni Settanta del secolo scorso ai giorni nostri.

Dalle sue schede programmatiche risulta che nell’ICity Rank 2020 sulla digitalizzazione del paese, Napoli risulta al 37° posto ed e addirittura all’11° posto su 14 Città Metropolitane presenti in Italia. La scheda programmatica sulla digitalizzazione è particolarmente dettagliata, sugli investimenti nella banda larga con i fondi del PNRR e sulla digitalizzazione della macchina comunale, a livello centrale e nei municipi, a partire dal piano di collocazione delle dorsali in fibra ottica. Interessante, fra le tante proposte, la previsione delle nuove aziende uniche dei servizi pubblici locali per tutta la città metropolitana (92 comuni), per i trasporti su gomma e ferro, per il servizio idrico integrato, per il ciclo dei rifiuti e anche per i servizi di manutenzione e facility management. E a proposito delle nuove professioni, si vedano le proposte per Napoli capitale, con il piano regolatore metropolitano della cultura. Non solo welfare.

Antonio Bassolino e Adriana Vigneri

Insomma, si confonde a mio avviso il metodo con i contenuti. Il metodo è il contatto umano, i contenuti seguono l’innovazione. Ma non al prezzo di trascurare un città scassata, si parte sempre dalle fondamenta. Giorno per giorno la città deve essere vivibile per poter crescere. E le prospettive di crescita sono chiaramente delineate.

Capacità e successo non vanno sempre di pari passo. Bassolino è soltanto un candidato civico tra due schieramenti. Le previsioni dicono che Manfredi arriverà primo al primo turno (in effetti, i boss della Destra non si sono visti in città a sostegno di Maresca). A quanto pare il candidato Bassolino può danneggiarlo in termini assoluti – nell’entità dei voti ricevuti – ma non relativi, è praticamente certo di essere in testa. Tutto sta nei voti del centrodestra, il sogno del candidato Bassolino è arrivare al ballottaggio. Allora sì che avrebbe la soddisfazione di quel confronto diretto cui l’ex rettore si è fin qui sottratto. 

La corsa di Antonio Bassolino ultima modifica: 2021-10-01T11:18:43+02:00 da ADRIANA VIGNERI

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