Ibracadabra e il sogno dell’Italia

Zlatan Ibrahimović è tornato a Milano quando i rossoneri erano in condizioni pietose e li ha risollevati, fino a trascinarli nuovamente in Champions League e a renderli competitivi per lo scudetto dopo un decennio di latitanza. Se lo sport italiano è tornato ai vertici mondiali, lo dobbiamo anche a fenomeni come lui.
ROBERTO BERTONI
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Se è un sogno, per favore, non svegliateci. Non svegliateci più da questa sensazione d’estasi in cui siamo immersi da inizio luglio, quando i ragazzi di Mancini sono saliti sul tetto d’Europa, dando il là a una serie di trionfi che ha investito tutte le discipline, regalandoci Olimpiadi e Paralimpiadi da favola, vittorie negli Europei di pallavolo maschili e femminili e adesso persino il trionfo di Sonny Colbrelli alla Parigi-Roubaix. Se è un sogno, ribadisco, lasciatecelo vivere fino in fondo, anche perché di sicuro un giorno lo racconteremo ai nipoti e vogliamo che nessun momento sia funestato dal prepotente richiamo alla realtà di un anno, oggettivamente, irripetibile.

Il tutto mentre uno dei più grandi campioni che abbiano mai calcato la scena della nostra Serie A compie quarant’anni. Ci riferiamo, ovviamente, a Zlatan Ibrahimović, il cui ego è ormai diventato proverbiale, la cui antipatia è nota a tutti ma la cui grandezza sul campo,  e non solo, è anch’essa oggetto di studio. Ibra fa quaranta mentre il suo paese d’adozione sta vivendo un’epifania dello sport di cui è impossibile che il nostro, competitivo com’è, non si senta parte. Diciamo che nell’epica degli svedesi che hanno reso unica la maglia rossonera, Ibra occupa un posto d’onore.

Campione dal sapore antico, lottatore per antonomasia, incapace di concepire la sconfitta, sempre pronto a battersi per vincere anche un torneo di freccette, è tornato a Milano quando i rossoneri erano in condizioni pietose e li ha risollevati, fino a trascinarli nuovamente in Champions League e a renderli competitivi per lo scudetto dopo un decennio di latitanza.

Zlatan Ibrahimović tra Soualiho Meite e Franck Yannick Kessié

Se lo sport italiano è tornato ai vertici mondiali, lo dobbiamo anche a fenomeni come lui. Il che sfata ogni mito nazionalista e sovranista, dato che l’Italia del 2021 è straordinaria non perché si è chiusa nei sacri confini patri, inneggiando alla purezza della razza, ma per il motivo esattamente opposto, riuscendo a integrare culture e tradizioni diverse e a farsi attraversare dal vento di novità e cambiamento che ha investito il mondo dopo la pandemia. Ibrahimović, con la sua storia di confine, è un bel simbolo della tenacia necessaria per raggiungere i massimi traguardi. E i compagni gli sono andati dietro. E così è avvenuto in molte altre discipline: basti pensare al ruolo che ha avuto Martina Caironi nel prendere per mano le compagne nei cento metri paralimpici.

Basti pensare alle prodezze di Tamberi e Jacobs, fonte d’ispirazione per tutti gli altri. E prima di loro era stata la volta di Federica Pellegrini, instancabile e inaffondabile. Ecco, l’Italia sportiva del 2021 è un continuo passaggio di testimone, in cui ciascuno abbraccia l’altro e poi si festeggia insieme. A breve comincerà la Nations Lewgue, che aveva luogo proprio in Italia, fra Milano e Torino, e sarà un atlro banco di prova per testare il nostro stato di grazia.

La concentrazione planetaria, con ogni evidenza, deve aver deciso che quest’anno di ripresa collettiva dovesse essere il nostro, che dovesse andarci tutto bene, che dovessimo essere proprio noi a indicare la rotta verso il futuro. Passerà, e allora ricorderemo con nostalgia questi mesi trascorsi a snocciolare record, ad applaudire fuoriclasse e a commuoverci al cospetto della loro abilità senza pari. Ibra, nel frattempo, avrà smesso di giocare, ma di sicuro non avrà rinunciato alla sua fantastica superbia, alla sua capacità di attirare l’attenzione su di sé e alla sua grinta da capopopolo naturale. Siamo felici, anche perché un personaggio così ce l’abbiamo solo noi ed è un privilegio che gli altri senza dubbio ci invidiano.

P.S. Addio a Bernard Tapie, figura quanto mai controversa. Rese grande il Marsiglia nei primi anni Novanta, ma diciamo che i suoi metodi ci sono sempre parsi alquanto eccessivi. A modo suo un protagonista, non certo un esempio da seguire.

Zlatan Ibrahimović non smette di far parlare di se: lo svedese ha infatti pubblicato di recente sui suoi profili social un video con le prime immagini del suo film, Io sono Zlatan

Ibracadabra e il sogno dell’Italia ultima modifica: 2021-10-04T11:12:00+02:00 da ROBERTO BERTONI

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